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Lo spettro dell’inflazione sui mercati . Ecco come investire nel 2017

Dopo un 2016 insolitamente calmo, i mercati potrebbero tornare volatili. Fate attenzione alle obbligazioni ad alto rendimento. L’analisi di Frankiln Templeton

Il 2016 è stato un anno politicamente teso e imprevedibile, che ha visto i mercati inizialmente precipitare per il timore che potessero esservi ulteriori ritocchi all’insù dei tassi americani (in realtà ne è arrivato solo uno, dello 0,25%, a dicembre, esattamente 12 mesi dopo il primo dai tempi della crisi del 2008) e che l’economia cinese e dei mercati emergenti potesse frenare bruscamente, pesando ulteriormente sulla già risicata crescita europea, poi però i listini hanno recuperato, mentre anche i mercati obbligazionari hanno retto meglio del previsto.

Quello che i maggiori gestori si chiedono, ora, è se sotto la calma apparente stia covando una nuova tempesta o meno. Secondo gli esperti di Franklin Templeton, ad esempio, i mercati sono “calmi, troppo calmi”, nonostante le incertezze economiche rimangano evidenti in molti ambiti, dalla crescita globale a valutazioni di mercato arrivate ormai su livelli “impegnativi” con indicazioni sovente contraddittorie. Tutto questo porta gli uomini del gestore newyorkese  a prevedere un cambiamento nel corso del prossimo anno.

Ma quali sono le sfide che attendono gli investitori nel 2017? L’inflazione non è stata una rilevante preoccupazione negli ultimi anni, ma nell’anno a venire potrebbe ritornare in cima alle preoccupazioni degli investitori. La Federal Reserve muoverà i tassi di interesse moderatamente più in alto negli Stati Uniti e i mercati potrebbero integrare un profilo più ripido di quanto attualmente previsto, se le prospettive inflazionistiche fossero meno chiare. 

“Questo è particolarmente vero dal momento che non sappiamo quali elementi della retorica della campagna del presidente eletto Donald Trump vedremo implementati – sottolineano i gestori – figuriamoci come le economie o i mercati reagiranno ad essi”. Si potrebbe poi prevedere che il dollaro si apprezzi sulla scorta dell’inasprimento monetario, specie se dovesse essere accompagnato da una crescita ragionevolmente robusta. Tuttavia, il mercato del lavoro statunitense è già rigido: la disoccupazione è scesa sotto il 5% e si è verificata la crescita degli stipendi. 

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Questo potrebbe presto esercitare ulteriori pressioni sugli utili societari, portando a un’esplosione inflazionistica controproducente. Inoltre, un dollaro ancora più forte di quanto già non sia potrebbe presto esportare non solo l’inflazione ad altre parti del mondo, ma anche un periodo di accresciuta incertezza e volatilità di mercato. Questo potrebbe portare la Bce e la Bank of Japan a non raggiungere i loro target inflazionistici, o a dover cambiare bruscamente la loro politica monetaria. 

L’Europa stessa potrebbe continuare a causare una elevata incertezza a livello politico, con paesi che rappresentano circa il 90% del prodotto interno lordo dell’Eurozona che terranno elezioni nel 2017 (in particolare Germania e Francia, ndr). In un tale contesto le curve di rendimento nei mercati obbligazionari sviluppati potrebbero tendere a irripidirsi e, almeno per un po’ di tempo, si potrebbe assistere ad un’inversione del flusso di fondi che ha sostenuto gli asset dei mercati emergenti nel corso del 2016. 

Tuttavia, uno degli asset ritenuti più sopravvalutati in assoluto dagli esperti di Franklin Templeton sono le obbligazioni societarie ad elevato rendimento: “Qualunque inversione dei flussi di ‘ricerca del rendimento’ che hanno spinto le valutazioni a livelli” che gli esperti ritengono eccessivi, “condurrebbe probabilmente a una brusca correzione nei prezzi e a una ricerca di porti percepiti più sicuri”.  

I gestori non hanno invece una visione particolarmente negativa delle azioni, sebbene ritengano “che il loro potenziale di performance non sia molto convincente”. In ogni caso, se confrontato con il rendimento attualmente modesto sulle obbligazioni governative di molti mercati sviluppati, “il rendimento da dividendo dalle azioni ci sembra più interessante”. 

Investire comporta sempre dei rischi (come hanno imparato a capire azionisti e obbligazionisti di varie banche italiane negli ultimi 12 mesi, ndr); tuttavia seguendo un approccio razionale nella costruzione del portafoglio e adottando una filosofia che cerca di “vincere non perdendo”, i gestori americani si avvicinano al 2017 “ottimisti circa le nostre prospettive di generazione di potenziale di performance incrementale, qualunque tempesta possa frapporsi lungo il percorso”.  

Luca Spoldi