Carlo De Benedetti, per carità, con l’Unità non c’entra nulla. Massimo Pessina neppure (anzi, a sentire chi lo conosce è uno che non gradisce troppo giornali e giornalisti). Dietro la strana coppia Daniela Santanchè-Paola Ferrari c’è una compagine ristretta che in questi giorni non ha fatto altro che studiare numeri e possibili sinergie.
Già perché è tutta una questione di business, più che di orientamento politico. Lo sanno bene Gianni Di Giore, ex direttore generale di Libero prima e del Giornale poi, e Canio Mazzaro, azionista di Bioera e di Visibilia, nonché ex compagno nella vita (e attuale in affari) della pitonessa del Pdl.

Quello che torna nei conti dei magnifici quattro riguarda la raccolta pubblicitaria, che ovviamente sarebbe gestita dalla Visibilia: i lettori dell’Unita sono infatti complementari a quelli del Giornale e la gestione congiunta dei due genererebbe interessanti sinergie.
Quello che non torna per ora è l’organizzazione, per la quale sarebbe necessario un consistente dimagrimento. I tagli potrebbero però essere resi più agevoli dalla mancanza di alternative (Alitalia docet): il quotidiano rosso ha i giorni contati.
Il problema più impellente di Santanchè e soci sembra ora quello di trovare un quinto che renda digeribile il boccone alla redazione, qualcuno che non sia così smaccatamente distante dalla linea politica del giornale fondato da Antonio Gramsci. Problema che spiega perché le voci abbiano provato a tirare in ballo il patron di Repubblica, suocero della Ferrari, e il costruttore milanese.
