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Economia
Con le pinne, fucile e... computer: manager sempre connessi anche in ferie

L’83% dei manager anche in vacanza riceve e guarda le mail di lavoro. L’85% è sempre raggiungibile in caso di necessità e il 16% si premura di chiamare l’azienda per avere il polso della situazione. Insomma, il dirigente in vacanza – come emerge dall’indagine fatta a fine luglio da AstraRicerche per Manageritalia su un campione di 940 manager – ci va con il corpo, ma non del tutto con la mente e con le sue varie propaggini digitali. Tant’è che solo il 3,6% dice che sarà completamente disconnesso (telefono e internet) e raggiungibile solo in caso di reale e grave necessità.

E questa “dipendenza” da smartphone e tablet e dal lavoro è del tutto paritaria se si esclude che tra i pochi disconnessi totali le donne (5%) sono percentualmente  quasi il doppio degli uomini (3%) e non c’è neppure un under 40. La maggioranza (83,1%) è invece meno connessa a internet del solito, ma c’è anche uno sparuto numero di maggiormente connessi (2,1%), che probabilmente approfittano della pausa estiva per stare in rete, soprattutto per piacere, più del solito.

Tornando alle vacanze, l’87% dei dirigenti intervistati dice che le farà, il 4,9% è ancora incerto, mentre l’8,3% non le farà proprio. Vacanze che per il 40% saranno di 15-20 giorni, per la maggioranza tra gli 8 e i 20 giorni, e avranno come meta principale l’Italia (74,7%, era il 69,4% nel 2010).

Altro dato interessante è quello relativo a come impiegheranno il tempo in vacanza. Per tutti (99,4%) è, come naturale e canonico, vacanza vera: un momento per stare con famiglia, partner e parenti e con gli amici (94,4%). E poi soprattutto per riposare la mente (molto + abbastanza 92,8%), fare quello che non si riesce a fare a livello extra-lavorativo durante l’anno (81,9%), riposare il corpo (71,5%) e cercare emozioni oltre la routine (62,7%).

Ma tanti, poco meno della metà, non staccano del tutto, non solo digitalmente parlando, con la mente dagli aspetti professionali. Allora, si approfitta della pausa per ripensare alla vita professionale e al futuro lavorativo (47,5%), riflettere su strategie lavorative (38,5%), fare letture inerenti lavoro e professione che non si riescono a fare durante l’anno (21,7%), cercare nuovi stimoli e sfide professionali (19,2%), fare networking e coltivare relazioni professionali (16,3%), fare aggiornamento e formazione (10,4%).

Insomma, una vacanza sicuramente ritemprante, ma per tanti con un occhio e parte della mente sempre alla scrivania. Un vissuto che, come per altre professioni, è parte integrante del mestiere che si fa, ma che proprio per questo è voluto, più che subito e permette comunque di ricaricarsi al meglio. Prova ne sia che per l’ampia maggioranza il rientro dalle vacanze è associato a voglia di fare (53,5%), nuove sfide (51,1%), curiosità di vedere come sarà il prosieguo dell’anno a livello di business (35,8%) e ottimismo (33,4%). Ma per i manager come per tutti, ancor più oggi, non sono solo rose e fiori e allora c’è, e si sente, il disagio espresso in vari modi: dalla tristezza per la fine delle vacanze (23%), alla fatica e stress che li aspetta (13,9%), al disagio e irritazione per le dinamiche della propria azienda (10,2%) e/o del Paese (9,4%).

"Non mi stupisce affatto – dice Guido Carella, presidente Manageritalia – l’immagine del manager in vacanza che esce dalla nostra indagine. I manager, quelli che guidano le aziende nelle quali tanti italiani lavorano, quelli che fanno poco o niente notizia, ma tanta sostanza, sono persone normali, come tanti altri italiani e fanno vacanze normali. Fuori dal normale può esserci questo cordone ombelicale sempre aperto con l’azienda e il lavoro. Ma questo per i dirigenti è prassi, si durante l’anno che in vacanza. È la professione stessa, carica di responsabilità e rischi, ma anche di sfide e soddisfazioni, che richiede un impegno costante, quasi impossibile da spegnere a comando. Un impegno oltre che dovuto, voluto, perché sempre, ma ancor più oggi, al manager servono curiosità e stimoli per innovare e cavalcare il futuro. Un atteggiamento indispensabile per guidare al meglio le aziende e per crescere professionalmente. Per stare sul mercato e poter pensare di rilanciare veramente le nostre aziende e la nostra economia, tornado a crescere e a ridare concrete speranze di ritrovare un’occupazione a tutti gli italiani oggi disoccupati, tra cui ci sono anche tanti, troppi, bravi manager".

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