Paralimpiadi nella bufera
Il 6 marzo prossimo all’Arena di Verona sfileranno le bandiere di Russia e Bielorussia ma non quella dell’Ucraina, che giustamente indignata, ha già detto che non parteciperà alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi, la manifestazione che dal 1964, ossia dai giochi di Tokyo, accompagnano le Olimpiadi.
Alla Torre Allianz, la società assicurativa che è sponsor da 20 anni dei giochi paralimpici, un imbarazzato presidente del Comitato Paralimpico Internazionale, Andrew Parsons, nato in Brasile da genitori scozzesi, ha deciso di spiegare con una complicata sequela di numeri, come le votazioni effettuate il 27 settembre scorso dai 211 membri del comitato e i successivi ricorsi vinti dalla federazione Paralimpica russa e bielorussa, hanno portato a questo risultato.
Ossia vedere 6 atleti paralitici russi e 4 bielorussi partecipare ai giochi paralimpici di Milano-Cortina. E dato che questi atleti non sono venuti certo solo per sciare sulle Dolomiti, le gare paralimpiche si svolgeranno per lo più a Cortina d’Ampezzo, tranne il parahokey su ghiaccio destinato all’impianto di Santa Giulia a Milano, le più belle montagne italiane avranno dunque la possibilità di ascoltare, con trasmissione in mondovisione, l’inno tanto caro al presidente Vladimir Putin e vedere la bandiera delle ex-Repubbliche Socialiste sovietiche sventolare sul pennone più alto del podio.
Una decisione che non piace a nessuno. E infatti quando Parsons ha parlato sono usciti dalla stanza sia i rappresentanti dello sponsor Allianz sia Giovanni Malagò, presidente del comitato organizzatore di Milano Cortina. Del resto il governo italiano ha già espresso il dissenso tramite i ministri Tajani e Abodi. Di certo tutti avrebbero preferito che anche le paralimpiadi si svolgessero come le Olimpiadi. Il comitato Olimpico Internazionale, ben diverso da quello paralimpico, ha bandito bandiere e inni nazionali, russi e bielorussi, accettando solo le iscrizioni individuali degli atleti.
Ovviamente una scarsa affluenza di pubblico potrebbe rappresentare il dissenso verso questa situazione anche se un eventuale boicottaggio degli spettatori andrebbe a discapito degli atleti paralimpici, circa 600 di cui 40 italiani che competeranno in tutte le 6 discipline previste (sci, snowboard, fondo, hokey, curling e biathlon) che tanti sacrifici hanno fatto per prepararsi ai giochi in casa propria.
“Il nostro comitato è un organo democratico – ha detto Parsons che, pur non essendo né disabile né atleta, ha alle spalle una lunga carriera in ambito del comitato paralimpico divendone presidente nel 2017 – e quindi dobbiamo rispettare la decisione presa”. E per indorare la pillola indigesta ha spiegato che i cechi, che hanno già detto di non voler partecipare per solidarietà con l’Ucraina alla cerimonia di apertura, avevano già preso a dicembre quella decisione perché hanno atleti in gara il giorno seguente.
In dissenso anche l’Unione Europea che non invierà nessun rappresentante alla cerimonia di apertura. Quanto all’Italia siamo già certi che un ministro della Repubblica sarà invece felice di partecipare. La Lega di Matteo Salvini infatti, con un comunicato, ha già detto che “la notizia che tutte le nazioni possono gareggiare sotto le loro bandiere è positiva”. Certamente lo è per il presidente Putin che, si dice, già pregusta il ritorno della nazionale Russa ai Giochi di Los Angeles del 2028. La speranza è che per quella data la ormai quadriennale guerra contro il popolo ucraino sia finalmente finita.
Domani comincerà comunque da Torino il viaggio della fiamma Paralimpica accesa a Stoke Mandeville in Inghilterra cittadina considerata la culla del movimento paralimpico. Poi 500 tedofori la porteranno fino a Verona per la cerimonia di apertura dei giochi che si concluderanno il 15 marzo a Cortina.

