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Economia
Pir, a quota 20 i piani di risparmio esentasse. Ecco chi vince finora la sfida

La borsa italiana guadagna da inizio anno più del 10%, superata da quella di Madrid (salita del 18% circa) ma in linea con quanto fatto registrare da Francoforte e Parigi. Merito anche del lancio dal primo gennaio scorso dei Pir, i Piani individuali di risparmio, introdotti dalla legge di Bilancio 2017 con l’obiettivo di convogliare parte del risparmio italiano verso le Pmi, ossia aziende con meno di 50 milioni di fatturato annuo, che a Piazza Affari sono inserite nei segmenti mid cap e small cap dell’Mta e dello Star, oltre che sull’Aim Italia.

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L’industria del risparmio gestito, che da anni non vede quasi più “denaro fresco” ma in gran parte solo riallocazione di capitali un tempo immobilizzati in immobili, titoli di stato e obbligazioni, ha subito colto la palla al balzo, lanciando sul mercato fondi comuni collegati a questi strumenti che prevedono per gli investitori l’azzeramento dell’imposta sui redditi generati dall’investimento (altrimenti pari al 12,5% sui titoli di Stato e al 26% su azioni e obbligazioni) e l’esenzione delle imposte di successione e donazione.

La prima a muoversi è stata Arca Sgr, che già a gennaio ha lanciato il bilanciato Italia Arca Economia Reale Bilanciato Italia Pir, quindi a metà febbraio si è poi mossa Zenit con l’azionario Italia Zenit Pianeta Italia e l’obbligazionario Zenit Obbligazionario. Ma è stato il lancio dei Pir di Eurizon Capital (gruppo Intesa SanPaolo), nella prima settimana di marzo 2017, a dare la prima vera scossa al settore con quattro prodotti differenziati per profilo di rischio (Eurizon Progetto Italia 20 Pir, Eurizon Progetto Italia 30 Pir, Eurizon Progetto Italia 40 Pir ed Eurizon Progetto Italia 70 Pir, dove il numero indica la percentuale massima di azioni in cui il fondo può investire il proprio capitale).

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Sono poi arrivate la torinese Ersel, che da fine marzo ha reso “Pir compliant” lo storico Fordersel Pmi, e la corregionale Banca Sella, che a inizio aprile ha lanciato Investimenti Azionari Italia Pir e Investimenti Bilanciati Italia Pir, mentre negli stessi giorni si è mosso il colosso francese Amundi presentando Amundi Valore Italia Pir e verso metà mese sono arrivate Fideuram ISPB (altra società del gruppo Intesa Sanpaolo) con Fideuram Piano Bilanciato Italia 30, Fideuram Piano Bilanciato Italia 50 e Fideuram Piano Azioni Italia (quest’ultimo prevede un investimento massimo in azioni pari al 90% del patrimonio) e Anima Sgr con Anima Iniziativa Italia AP (Pir).

Nella seconda metà di aprile è arrivata Symphonia Sgr con l’azionario Italia Symphonia Azionario Small Cap Italia Pir e il flessibile Symphonia Patrimonio Italia Risparmio Pir, a fine aprile è poi toccato a Bcc Risparmio&Previdenza Sgr (gruppo Iccrea), con Investiper Italia Pir 25 e a Lyxor International Asset Management con l’Etf Lyxor Ftse Italia Mid Cap Pir, mentre in questi giorni ha preso il via anche Mediobanca Mid & Small Cap Italy Pir, prodotto gestito da Duemme Sgr (gruppo Mediobanca).

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In tutto sono dunque 20 i Pir finora lanciati sul mercato (ma le previsioni parlano di una quarantina di prodotti che saranno disponibili entro fine anno) e mentre non è possibile fare un bilancio delle performance, si può già notare come la risposta del mercato sia stata positiva, con una raccolta che a fine marzo aveva già superato il miliardo di euro. Numeri che fanno apparire persino prudenziali le stime del governo, che parlano di un possibile apporto di liquidità di 18 miliardi di euro in 5 anni, di cui i primi 1,8 miliardi dovrebbero vedersi già quest’anno se come prevede Palazzo Chigi saranno almeno 120 mila le adesioni ai nuovi prodotti per un conferimento medio di 15 mila euro.

Del resto, visto il momento positivo dei mercati e l’appetibilità dei benefici fiscali concessi (per poter fruire dei quali i Pir vanno detenuti almeno 5 anni) e visto che ogni singola persona fisica può investire fino a 30.000 euro all’anno, con un limite di 150.000 euro nel quinquennio (per gli investitori istituzionali, fondi pensioni e casse previdenziali il limite è il 5% dei propri attivi), la raccolta potrebbe tuttavia facilmente toccare valori superiori alle previsioni. I Pir sono dunque per ora una goccia nel mare del patrimonio del risparmio gestito italiano, che solo nel primo trimestre di quest’anno ha raccolto 22,2 miliardi ed ha visto il patrimonio complessivo superare i 1.962 miliardi di euro, eppure sono già ora una goccia importante per le Pmi italiane, specie per quelle più innovative che possono fruire di ulteriori benefici.

(Segue...)

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