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Grosso guaio in via Solferino. Rcs ha accumulato un rosso monstre da 509,3 milioni, ben superiore alle attese. Il patto di sindacato si è sfilacciato: Paolo Merloni, in polemica con il Cda, si è dimesso dal board. E, fuori dal patto, uno degli azionisti più influenti, Diego Della Valle, ha alzato la voce, contestando le modalità della ricapitalizzazione. Il titolo accusa il colpo crolla del 6%.

Partiamo dai numeri: il risultato netto dell'esercizio 2012 è negativo per 509,3 milioni. L'indebitamento finanziario netto si riduce di 92,4 milioni rispetto al 31 dicembre 2011, attestandosi a 845,8 milioni. Un passivo che ha spinto il consiglio ha deciso di rinviare ancora una volta la data di convocazione dell'assemblea straordinaria per il lancio della prima tranche (400 milioni) di aumento di capitale. La data sarà stabilita infatti dal cda del prossimo 28 aprile chiamato ad approvare i conti del primo trimestre 2013, attesi anch'essi in forte perdita.

La ricapitalizzazione sarà fortemente diluitiva per chi non vi aderirà. Nonostante la durezza delle condizioni, molti azionisti di peso hanno deciso o stanno pensando di non sottoscriverla: al momento il nulla osta è arrivado dal 44% dei soci del patto (Mediobanca, Fiat, Intesa, Pirelli, Fondiaria, Mittel ed Edison). A guidare la fronda all'interno del patto di sindacato è il gruppo Merloni (titolare del 2% delle azioni). Paolo, l'esponente della famiglia che siedeva nel consiglio di Rcs, si è dimesso criticando la linea adottata dal gruppo. Ma l'agitazione non si ferma ai confini del patto. Benetton si è già defilato. Hanno preso tempo il primo azionista Rotelli (detentore del 16,55%) e Diego Della Valle (8,695%). Proprio mister Tod's ha avuto un ruolo da protagonista all'interno della riunione pur non facendo parte del board. Della Valle avrebbe inviato una lettera nella quale polemizza sulle modalità della ricapitalizzazione, puntando soprattutto contro Intesa e Mediobanca (partecipata dallo stesso Della Valle): i due istituti ricoprono la tripla veste di azionisti, creditori e finanziatori di Rcs. L'imprenditore sarebbe pronto a chiedere l'azione di responsabilità.

Nonostante il profondo rosso, infatti, la casa editrice ha ottenuto una ristrutturazione del debito da 800 milioni, improponibile per le piccole imprese italiane. Gli istituti che tengono ben stretti i cordoni nei confronti degli imprenditori, hanno aperto a un finanzaimento a medio-lungo termine da 575 milioni. La somma sarà garantita dal pool di banche creditrici: Intesa, Ubi, Unicredit, Mediobanca, Bpm e Bnl.

Nonostante le crepe aperte da Merloni, Della Valle e Benetton, l'Ad Pietro Scott Jovane ha confermato che "noi nel cda, i manager e gli azionisti, crediamo fortemente nel piano che porterà Rcs fuori da questo momento difficile. E' il risultato di un grande lavoro e tutto il management del gruppo si è focalizzato nei mesi scorsi sui suoi punti rilevanti". Rcs, secondo Jovane, deve diventare capace di "muoversi rapidamente in diverse direzioni" per fronteggiare la crisi del settore e l'obiettivo è trasformare il gruppo editoriale "in un nuovo player, piu' agile e pronto a competere in un mondo in continuo cambiamento".

Anche Riccardo Taranto, direttore finanziario di Rcs mediagroup, si è detto "fiducioso": l'aumento di capitale, come atteso, "dovrebbe partire a metà giugno per concludersi entro fine luglio. Pensiamo - ha sottolineato il manager - di avere messo a punto un piano molto solido anche dal punto di vista finanziario e ci aspettiamo che i soci lo seguano". Se per ora non si parla della cessione del gioiello di famiglia, la sede di Via Solferino, Taranto ha aperto alla vendita del complesso di via San Marco, sede del gruppo editoriale.

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