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Unicredit torna all’utile. Cedola da 9 centesimi

Unicredit ha chiuso il 2012 con un utile netto di gruppo pari a 865 milioni di euro, a fronte del rosso di 9,2 miliardi registrato nel 2011 dovuto alle svalutazioni. Il risultato è leggermente al di sotto delle attese, che indicavano profitti per 1,24 miliardi. Torna anche il dividendo: sarà proposta all’assemblea degli azionisti la distribuzione di una cedola di 9 centesimi di euro per azione. In questo caso il dato è superiore alle stime, che si attendevano 6 centesimi.

Il “difficile contesto macroeconomico” spingerà Piazza Cordusio a “rivedere gli obiettivi finanziari previsti dal piano strategico”. Saranno conservate – si legge in una nota – “le iniziative ad esso sottostanti” e le prospettive per il 2013 “riflettono questo nuovo scenario”. In particolare, si attende per il margine di interesse dell’esercizio in corso “una tendenza al ribasso rispetto al 2012” che “potrebbe essere compensata dalle attività di ‘repricing’ e di rimodulazione”. L’obiettivo minimo resta comunque quello di “confermare i costi 2012“.

Nell’intero 2012, i ricavi di Unicredit sono ammontati a 25 miliardi di euro, in crescita dello 0,1%  rispetto al 2011; i costi operativi sono calati del 2,9% a 15 miliardi e il margine operativo lordo si è attestato a 10,1 miliardi di euro. Nell’esercizio, e in particolare nell’ultimo trimestre, sono cresciuti gli accantonamenti sui crediti, che hanno raggiunto a fine anno quota 9,6 miliardi (+67,7%). Il core tier 1 del gruppo a fine dicembre 2012 è pari al 10,84%; il common equity tier 1 al 9,2%.

Ottimista l’Ad Federico Ghizzoni: “Oggi UniCredit è molto più forte rispetto a un anno fa dal punto di vista del capitale, dello stato patrimoniale e della liquidità e può guardare con fiducia alle sfide del 2013. I risultati mostrato una buona tenuta nel 2012, nonostante le persistenti difficoltà del contesto economico mondiale.

Tra le notizie più rilevanti svelate dopo il board, c’è la conferma della cessione della controllata kazaka Atf. La chiusura dell’operazione arriverà dopo il via liberà delle autorità competenti, prevista entro la fine di marzo.

La controllata austriaca di Unicredit ha siglato infatti un accordo di compravendita con KazNitrogenGaz, società interamente controllata da Galimzhan Yessenov, per la cessione del 99,75% dell’isituto kazako. Il corrispettivo sarà “pari a circa il patrimonio netto del gruppo Atf alla data di perfezionamento dell’accordo”. Nel quarto trimestre del 2012 – informa Unicredit – la firma dell’accordo ha determinato un onere straordinario di circa 260 milioni di euro: è la cifra che segna la differenza tra l’utile atteso e quello registrato a bilancio.

Brillante da inizio seduta, il titolo di Unicredit ha guadagnato a Piazza Affari lo 0,57%.

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Negli ultimi mesi dell’anno, Piazza Cordusio ha focalizzato l’attenzione sulla copertura dei crediti deteriorati, passata da 42,7% di settembre al 44,8% di dicembre. Un risultato raggiunto grazie a 2,1 miliardi di accantonamenti nel quarto trimestre, che tuttavia non hanno pesato sul bilancio, compensati da 2 miliardi di di rimborso di imposte. La copertura va oltre la media italiana, ma resta al di sotto di quella europea, che uno studio di Mediobanca aveva fissato al 53%. Nello stesso documento, Piazzetta Cuccia aveva ipotizzato che gli istituti potessero procedere a una “pulizia di bilancio” già nell’ultimo trimestre del 2012. Così, in parte (Mediobanca aveva quantificato lo sforzo in 8 miliardi) è stato. E, come già ipotizzato dagli analisti, senza compromettere indici patrimoniali e dividenti. “Gli accantonamenti sono stati decisi dalla banca”, specifica Ghizzoni, “e non imposti da Bankitalia”.

Per aumentare ulteriormente le coperture, Unicredit sarà ancora più cauta. “Il management sta attivando azioni per minimizzare i flussi futuri di crediti deteriorati e il loro impatto sul conto economico, in particolare in Italia”. Tra queste iniziative cisono anche “più rigorosi criteri per la concessione di nuovi prestiti e la gestione dell’attuale portafoglio dei crediti deteriorati”.

L’istituto guidato da Ghizzoni continua a lavorare per ridurre i costi per 1,8 miliardi. In Italia la riorganizzazione prevede uno snellimento della struttura in modo da “ridurre i livelli gerarchici tra la filiale e l’amministratore delegato”. Procede anche la razionalizzazione della rete di sportelli italiana. Da qui al 2015 ne verrano chiusi 350.

La riorganizzazione procede anche all’estero. La controllata tedesca e quella austriaca (fresca dell’acquisizione di Atf) stanno facendo passi avanti sul contenimento dei costi. Unicredit resta focalizzata sull’est Europa, ma anche in queste aree ci sarà uno snellimento della struttura. Le attività in Estonia, Lettonia e Lituania verranno centralizzate e gestite dalla Lettonia. Saranno fuse le controllate in Repubblica Ceca e Slovacchia. Verranno fuse anche le controllate Ucraine UniCredit Bank Ukraine, controllata da Bank Pekao, e Ukrsotsbank. In Russia sarà creata una joint-venture dedicata al finanziamento auto con Renault-Nissan Alliance.