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Spettacoli
Addio a Fantozzi, ma non solo. Le maschere di Paolo Villaggio nei suoi 70 film

Ci ha lasciato Paolo Villaggio, il ragionier Fantozzi piu' famoso d'italia che alla fine, e' volato via, magari, chissa', proprio in "Paradiso" come titolava uno dei film della serie interpretata da uno dei piu' grandi attori del cinema italiano. Paolo Villaggio si e' spento a Roma, aveva 84 anni. Se ne e' andato, come ha spiegato ai giornalisti la figlia Elisabetta, senza accorgersene. Negli ultimi tempi stava male, aveva dei problemi con il diabete.

Accanto a lui e' rimasta la famiglia, con i figli Elisabetta e Pierfrancesco, vicini fino all'ultimo. Un attore che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha salutato sottolineando come abbia "saputo raccontare con acume ed efficacia vizi e virtu' degli italiani". Attore che Ricky Tognazzi, il cui padre, il notissimo Ugo, era grande amico, ha definito senza mezzi termini il "re della risata", quello che, come ha detto Simona Izzo, "raffigurava nei suoi film e nei suoi libri, l'italiano medio, l'impiegato", con tutti i suoi vizi e virtu' ma anche "un intellettuale, uno che "gia' nel cognome rappresentava tutti. Perche' vuol dire tutto, e' omnicomprensivo. E lui era un attore, scrittore, un intellettuale. Era mille cose, aveva mille attitudini". Paolo Villaggio, che scherzando diceva di volere i suoi funerali celebrati a San Pietro, "se mai dovessero essere in Chiesa", ha riferito la figlia, e' morto in una nota clinica romana, la Paideia.

Villaggio soffriva da tempo di diabete, e negli ultimi mesi aveva avuto anche diversi problemi respiratori, che per settimane lo avevano costretto al ricovero ospedaliero. Qualche giorno fa, all'aggravarsi delle sue condizioni, il trasferimento in clinica.

Mercoledi', come hanno annunciato i figli, ci sara' una camera ardente in Campidoglio, poi, nel pomeriggio, una cerimonia laica alla Casa del Cinema. Villaggio era nato a Genova, il 30 dicembre 1932. Nel 1958 aveva sposato Maura Albites ed aveva avuto due figli, Pierfrancesco ed ed Elisabetta. Aveva un fratello gemello, Piero, matematico e ingegnere di grande fama, morto nel gennaio del 2014. Piero il genio, "come lo definiva suo fratello", ha raccontato Simoma Izzo, e lui Paolo, l'attore, l'intellettuale, il re della risata che faceva anche commuovere e strappava applausi in tutte le opere drammatiche in cui si cimentava.

Basta ricordare, per esempio, la sua interpretazione del maestro Marcello D'Orta, di "Io speriamo che me la cavo" per farsi un'idea, senza voler andare troppo indietro, di che tipo di attore fosse. Villaggio infatti, fu interprete televisivo e cinematografico di personaggi legati a una comicita' paradossale e grottesca, come il professor Kranz e Giandomenico Fracchia. Divenne famoso per la creazione prima letteraria e e poi cinematografica (in dieci film) del ragionier Ugo Fantozzi.

 

Paolo Villaggio: non solo Fantozzi, tante le maschere dell'attore



Attore, comico, scrittore e sceneggiatore. Tante facce per un unico grande interprete del piccolo e del grande schermo italiano. Così era Paolo VILLAGGIO, scomparso oggi a Roma all'eta di 84 anni.

Nato a Genova il 30 dicembre 1932, VILLAGGIO iniziò il suo percorso artistico alla fine degli anni sessanta, nel cabaret approdando presto in televisione nel programma di Romolo Siena 'Quelli della domenica' (1968), trasmissione pomeridiana in onda sul Canale Nazionale della Rai, avvenne così sul pòiccolo schermo il primo incontro fra il grande pubblico e i personaggi dell'imbranato Fantocci, diventato poi Fantozzi, e del sadico professor Kranz. Al cinema VILLAGGIO inizia con un insuccesso, 'Eat it', scritto e diretto da Francesco Casaretti nel 1968, seguito l'anno dopo da 'I quattro del pater noster' di ruggero Deodato, dove gli altri tre erano Lino Toffolo, Enrico Montesano e Oreste Lionello, poi ci sono 'Il terribile ispettore', regia di Mario Amendola (1969) e nello stesso anno 'Pensando a te', di Aldo Grimaldi, ma soprattuto 'Brancaleone alle Crociate (1970) di Mario Monicelli nel quale è l''alemanno' Thorz, personaggio che sembra ricalcato sul professor Kranz.

La svolta professionale arriva nel 1971 quando la casa editrice Rizzoli pubblica i suoi racconti sul ragionier Fantozzi, già usciti sulla rivista 'l'Europeo': il successo fu immediato e poi arrivò il primo di una fortunata serie di film. 'Fantozzi' (1975) venne diretto da Luciano Salce.

VILLAGGIO, comunque, non è solo Fantozzi, come testimoniano i circa settanta film cui ha partecipato, lavorando con registi, fra gli altri, quali Fellini, Ferreri, Lina Wertmüller, Ermanno Olmi e Mario Monicelli. Nell'ottobre del 1992 è uscito nelle sale cinematografiche 'Io speriamo che me la cavo', pellicola diretta dalla cineasta romana Lina Wertmüller, un affresco sul disagio economico del Sud tratto dall'omonimo bestseller di Marcello D'Orta, che raccoglie i temi scolastici di una terza elementare di Arzano, Napoli. La figura del maestro, assente nel libro, e interpretata da VILLAGGIO, è il filtro attraverso il quale i piccoli esprimono la loro visione del mondo.

Nello stesso anno, in occasione della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, VILLAGGIO ha ricevuto il Leone d'oro alla carriera, mentre nel 2000 è stato insignito del Pardo d'onore alla carriera al Festival del cinema di Locarno il Pardo d'onore alla carriera.

 

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