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Esteri
Afghanistan, Emergency: "Restiamo qui, ma solo per chi è in pericolo di vita"
Murale celebrativo per la morte di Gino Strada vicino alla sede de Emergency a Roma (Photo Cecilia Fabiano/ LaPresse)

Afghanistan, Emergency: "Restiamo a Kabul, ma abbiamo ristretto i criteri di ammissione: solo pazienti in pericolo di vita" 

Alberto Zanin, coordinatore medico di Emergency a Kabul, racconta la situazione della città, tornata nelle mani dei talebani: “Nonostante i pazienti continuino ad arrivare, la situazione in città sembra più tranquilla di qualche giorno fa, anche se non sappiamo bene come si evolverà. Accanto alla nostra guesthouse è stato posizionato un checkpoint: i passanti vengono fermati e controllati da persone armate. Durante la notte abbiamo sentito numerose raffiche di kalashnikov nel nostro distretto”

Nelle ultime 24 ore sono giunti ad Emergency 63 pazienti, di cui 9 morti all’arrivo e 4 dei quali provenienti dagli scontri avvenuti all’aeroporto di Kabul. Di questi solo 8 sono stati ammessi, in condizioni estremamente gravi. L’ospedale, infatti, è pieno e sono stati ristretti i criteri di ammissione: solo pazienti in pericolo di vita, con gravi traumi e ferite letali.

In questo momento nel centro chirurgico di Emergency ci sono 99 pazienti, 14 sono i posti liberi per far fronte ad ulteriori emergenze che potrebbero arrivare durante il giorno. La terapia intensiva è completamente piena.

“Il mondo sta finalmente guardando e si trova davanti uno scenario inammissibile. I media mondiali mostrano la disperata fuga degli afgani dal loro Paese a seguito della fuga dei diplomatici occidentali. Distruzione, caos e disperazione: questa è l’eredità lasciata dalla guerra, questo è quello che abbiamo sempre visto dal nostro punto di osservazione: gli ospedali di Emergency in Afghanistan. Una ‘guerra al terrorismo’ che si è poi trasformata in una ‘missione per la democrazia’, clamorosamente fallita. La presenza militare non è mai stata la soluzione, è anzi l’origine del problema”, dichiara Rossella Miccio, presidente di Emergency.

“La guerra che i nostri governi hanno contribuito ad alimentare ha delle conseguenze e queste bussano alle nostre porte quotidianamente, già da anni. Una guerra che è costata risorse economiche, vite, generazioni di afgani. Una guerra che è costata quello che costa sempre una guerra: il futuro. Come se non bastasse, il Presidente americano se ne lava le mani: difende il ritiro delle truppe dopo venti anni di occupazione militare sostenendo che non fosse il compito degli Stati Uniti ricostruire il Paese e confermando il totale disinteresse per il destino del suo popolo".

"Noi di Emergency restiamo in Afghanistan per sostenere la popolazione, una popolazione che andava protetta prima e va protetta adesso, non con le armi. Dopo tanti errori, sarebbe bello che anche i governi occidentali facessero lo stesso, restituendo umanità e dignità alla loro politica”, conclude Miccio.
 

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