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Esteri
Turchia in piazza dopo la strage. Ankara: l'Isis dietro l'attentato

All'indomani dell'attentato alla marcia pacifista di Ankara in cui sono morte, secondo fonti curde, 128 persone (mentre per il governo le vittime sarebbero 95) e 508 sono rimaste ferite, la stampa turca riferisce che uno dei due kamikaze sarebbe stato identificato. Si tratta di un uomo di 20/25 anni. Secondo il quotidiano filo-governativo turco Yeni Safak gli inquirenti sarebbero riusciti a recuperare frammenti di impronte digitali dai resti dell'ordigno. Secondo il quotidiano Milliyet,  l'altro responsabile della strage sarebbe una donna.

Al momento manca ancora una rivendicazione dell'attentato, anche se le prime indicazioni nell'inchiesta fanno pensare che dietro ci sia l'Isis e le indagini si stanno proprio focalizzando sul gruppo estremistico: è quanto riferiscono due fonti della sicurezza turca. "Tutti i segnali ci indicano che l'attentato possa essere stato realizzato dall'Is - ha dichiarato una fonte investigativa - siamo completamente focalizzati sull'Is".

La tensione nel paese resta comunque alta. Nonostante il Pkk avesse annunciato ieri un cessate il fuoco unilaterale fino al 1° novembre, giorno delle elezioni (confermato oggi dal governo), salvo per autodifesa, l'esercito turco ha compiuto attacchi aerei contro obiettivi del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) nel sudest della Turchia e nel nord dell'Iraq uccidendo 49 membri della guerriglia curda. Lo riferisce l'esercito di Ankara. A essere state colpite sono in particolare le aree di Metina e Zap, nell'Iraq settentrionale.
 
Il corteo è diretto a piazza Sihhiye, a poca distanza dal luogo delle due esplosioni nei pressi della stazione ferroviaria. In testa i due co-leader del partito filo-curdo Hdp, Selahattin Demirtas e Figen Yuksekdag. I manifestanti protestano anche contro il governo islamico conservatore del presidente Recep Tayyip Erodogan, considerato il vero responsabile della strage. "Erdogan assassino" e "governo dimettiti" sono alcuni degli slogan scanditi dai manifestanti, che già durante la manifestazione di ieri sera avevano esposto striscioni e cartelli con le scritte "Stato assassino"e "conosciamo i colpevoli" chiedendo le dimissioni di Erdogan.

Momenti di tensione si sono registrati tra i manifestanti e la polizia, che ha impedito con lacrimogeni e cariche la deposizione di garofani nel punto dell'attacco perché si troverebbe ufficialmente ancora a disposizione delle forze dell'ordine per le indagini.

Migliaia di persone hanno manifestato per le strade di Istanbul, dopo l'attentato ad Ankara in cui sono morte 97 persone, accusando lo Stato di essere responsabile della strage. Diecimila manifestanti hanno marciato sulla via Istiklal, nel centro della metropoli turca, sorvegliati dalla polizia in tenuta anti-sommossa. I dimostranti hanno esposto striscioni e cartelli con le scritte "Stato assassino", "conosciamo i colpevoli" e hanno chiesto a gran voce le dimissioni del presidente, Recep Tayyp Erdogan. Manifestazioni hanno avuto luogo anche in altre città turche, tra cui Smirne, Batman e Diyarbakir.

Il Papa ha espresso "grande dolore" per la "terribile strage" di Ankara: "Dolore per i numerosi morti. Dolore per i feriti. Dolore perché gli attentatori hanno colpito persone inermi che manifestavano per la pace", ha detto all'Angelus. "Mentre prego per quel caro Paese chiedo al Signore di accogliere le anime dei defunti e di confortare i sofferenti e i familiari". Il Pontefice ha poi invitato i fedeli a una preghiera silenziosa.

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