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Esteri

Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani

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"Chavez è un leader eletto democraticamente. L'esercito dispiegato per le strade risponde alla paura di un golpe militare di destra, come quello del 2002". Manuel Anselmi, uno dei massimi esperti di Venezuela e autore di diversi volumi, con una intervista ad Affaritaliani.it analizza la fase transitoria che sta vivendo il Paese sudamericano dopo la morte del 'Caudillo'. "E' morto Chavez, ma non il chavismo. Il presidente ha dato vita ad una ideologia rivoluzionata radicata nel Paese con una militanza decisa a proseguire nella sua opera". Le sfide che il delfino di Chavez, Maduro, dovrà affrontare sono "la lotta alla criminalità e alla corruzione. Ma anche il rilancio della rete diplomatica che ha come obiettivo la creazione degli Stati Uniti Sudamericani di bolivariana memoria".


Venerdì ci sono stati i funerali del presidente Hugo Chavez. Come prevede che evolverà la situazione in Venezuela ora che il suo 'Caudillo' non c'è più?
"E' morto Chavez, ma non il chavismo. Il presidente ha dato vita ad una ideologia rivoluzionata e diffusa e radicata nel Paese. Per come è morto e per come è stata vissuta la sua malattia, lascia una militanza assolutamente decisa a proseguire nella sua opera. Il prossimo passo saranno le elezioni del 30 marzo. Molto probabilmente per l'opposizione si presenterà Henrique Capriles che alle ultime elezioni ha avuto un consenso accresciuto, ma non sufficiente a battere Chavez. L'altro candidato sarà Nicolas Maduro, il delfino di Chvez, scelto da lui stesso come l'erede della rivoluzione".

Non è facile raccogliere l'eredità lasciata da Chavez, Maduro sarà all'altezza?
"Maduro è una figura poco nota, con un carisma limitato e una capacità di smuovere le folle non paragonabile a quella di Chavez. Come prima cosa dovrà far fronte alle fratture interne al partito che prima erano annullate nella figura del leader carismatico".

Quali saranno i temi della sua agenda?
"Sono principalmente tre. Per prima dovrà mettere un freno alla violenza che sta dilagando, con tassi di criminalità alle stelle. Dovrà dare una risposta ai cittadini per disarmare Capires, che ha fatto della sicurezza uno dei suoi cavalli di battaglia. Inoltre dovrà mantenere il welfare istituito da Chavez che ha migliorato sensibilmente le condizioni di vita della maggioranza povera della popolazione. Infine mantenere e rilanciare i rapporti internazionali con gli altri Paesi progressisti sudamericani".

Ecco appunto, il welfare. Chavez ha puntato molto sull'aiutare i più poveri grazie ai proventi della vendita del petrolio. Ma è un sistema sostenibile?
"Sin da subito, Chávez ha avviato fondamentali programmi sociali su scala nazionale, come la costruzione di migliaia di scuole bolivariane, che forniscono una istruzione a migliaia bambini delle classi sociali più svantaggiate. Oppure come le misiones sociali che prevedono la creazione di centri sanitari nelle zone più povere, oppure l'alfabetizzazione degli adulti. Usando i proventi dell'industria del petrolio, completamente nazionalizzata, Chavez ha realizzato un articolato welfare mai visto prima. Le intenzioni di condizionamento ideologico del sistema non sono celate. L'obiettivo del governo è quello di estendere l'ideologia bolivariana a tutti, rieducandoli. Il presidente non ha neppure nascosto le sue grandi simpatie per Cuba, di cui anzi, è un fervente sostenitore, a cui fornisce petrolio a prezzi politici".



Dopo la morte di Chavez gli Stati Uniti hanno aperto al dialogo. Come sono i rapporti tra Caracas e Washington?
"Sono sempre stati duri a parole, ma morbidi nei fatti. A parte il discorso di Bush dopo il golpe del 2002 c'è sempre stato un ampio margine di dialogo. Ricordiamoci che Chavez ha sempre garantito rifornimenti di petrolio agli Usa".

Chavez ha usato spesso il petrolio come arma diplomatica. Non si capisce però come mai abbia trattenuto rapporti diplomatici con leader molto discussi come Ahmadinejad o Lukashenko.
"La vicinanza a Paesi come l'Iran, la Russia, la Bielorussia o la Cina ha una valenza antiamericana, ma soprattutto economica visto che si tratta di altri Paesi produttori di petrolio. Chavez stesso era consapevole del ritorno negativo di immagine in Europa, ma è sempre stato bravo a non sottolineare troppo questi rapporti".

Uno dei meriti di Chavez è stato quello di aver fatto rivivere il sogno bolivariano di una unione degli Stati del Sud America. Che cosa succederà ora?
"Maduro continuerà in quest'opera. Il messaggio pansudamericanista è un elemento fondamentale del neobolivarismo chavista. Il presidente ha messo a segno dei successi indiscutibili, per esempio, nella promozione dell'Alba (Alianza Bolivariana para América Latina y el Caribe) in contrapposizione all'Alca, voluta da George Bush. Oppure nella realizzazione di Telesur, il primo canale satellitare di informazione sul Sudamerica di orientamento progressista, con sede proprio a Caracas. L'obiettivo dichiarato da Chavez era quello di creare una Unione Europea sudamericana".

 

 


Dopo la morte di Chavez l'esercito è stato dispiegato per controllare le strade. Dal governo è stato detto che veniva fatto per far rispettare la Costituzione. Qual è il vero motivo? C'è il rischio di una guerra civile?
"L'ascesa di Chavez è fondamentalmente democratica. Anche se ha fatto modificare la Costituzione per potersi fare rieleggere, le elezioni sono sempre state libere. Il gesto di allarmare l'esercito ha significato due cose. La prima è la paura di fondo del golpe militare da parte della destra. C'è il precedente del 2002 con cui si tentò di destituire Chavez con un colpo di stato e solo grazie alla fedeltà dell'esercito il presidente è potuto tornare senza uno spargimento di sangue. L'atro motivo affonda nella storia del chavismo, che prevede un'alleanza civico-militare. L'esercito è dalla parte del popolo e per questo i vertici arrivano dalle classi più povere. In Argentina e in Cile invece l'esercito, nella parte dirigenziale, rappresenta strati conservatori".

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