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Esteri
Terrorismo/ Stucchi (Copasir): Italia possibile obiettivo dell'Isis

di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)

"L'Italia è uno dei possibili obiettivi dell'Isis. Dobbiamo evitare che quello che è possibile diventi probabile o concreto". Giacomo Stucchi, presidente del Copasir, spiega ad Affaritaliani.it quali sono i pericoli per il nostro Paese dopo gLi attacchi in Francia e alla luce delle ultimissime informazioni pervenute dall'intelligence. "Il Vaticano? E' sicuramente oggetto di attenzione". "I foreign fighter? Impossibile quantificare il loro numero. Il rischio maggiore viene dal terrorismo molecolare formato da un soggetto singolo o da un gruppo ristrettissimo". E ancora: "Il lupo solitario o la cellula dormiente si attivano all'improvviso, questo è il vero problema"

Ci sono particolari pericoli di attentati terroristici in Italia dopo quello che è accaduto in Francia?
"Ribadisco una cosa nota, l'obiettivo dell'Isis è tutto il mondo occidentale e i suoi valori. Per questo motivo l'Italia è uno dei possibili obiettivi. Questo vuol dire che può capitare ma non che sia probabile. E' importante attivare tutte le difese di cui lo Stato dispone. Dobbiamo prevenire per evitare che quello che è possibile diventi probabile o concreto".

Ci sono particolari allarmi per la Santa Sede?
"Ci sono tutta una seria di alert che riguardano i valori del mondo occidentale. E la religione cattolica è certamente uno dei valori del mondo occidentale, per questo motivo il Vaticano è sicuramente oggetto di attenzione. Ma non dobbiamo esasperare la situazione e scatenare psicosi. Sono tanti gli obiettivi sensibili, istituzionali o altre realtà dove c'è una forte aggregazione. Il Vaticano è un luogo fortemente simbolico e di richiamo e quindi rientra in questa categoria. Ma non metterei la Santa Sede al top dei top come possibile obiettivo di attentati".

Il problema principale sono i foreign fighter o i gruppi organizzati?
"I foreign fighter non sono il problema principale. Il pericolo viene da quel modello di terrorismo molecolare formato da un soggetto singolo o da gruppi ristrettissimi e spesso legati tra loro da vincoli familiari che agiscono autonomamente. Le reti grandi sono più facili da controllare mentre quelle più piccole spesso si ritrovano in luoghi come locali pubblici sempre diversi e sono per questo difficilmente penetrabili dall'intelligence. Un gruppo formato da 25 o 30 persone si scambia telefonate e messaggi e quindi si riescono a sapere informazioni ma se il gruppo è formato da 3 o 4 persone tutto diventa più difficile".

Quanti sono i foreign fighter in Italia?
"Il ministro Alfano ha detto che sono 53, ma in realtà non è definibile. Il cosiddetto lupo solitario o la cellula dormiente si attivano all'improvviso. Questo è il vero problema e perciò bisogna lavorare per prevenire. Sulla stampa ho letto di più di 100 foreign fighter ma qui si rischia di giocare con i numeri. E' impossibile sapere realisticamente quanti sono quelli che potrebbero attivarsi".

Quali sono i luoghi più a rischio in Italia?
"Loro combattono contro l'Occidente. Tutto quello che fa parte del mondo occidentale è un potenziale obiettivo. Può essere un treno o una singola abitazione. Dipende dal gesto che hanno intenzione di fare. Se fosse eclatante colpirebbero nei luoghi affollati. Se invece fosse simbolico potrebbero colpire una persona di grande rilevanza pubblica. Il tutto dipende dal tipo di azione che potrebbero adottare".

Il Trattato di Schengen andrebbe rivisto?
"Schengen è una grande questione e con una situazione di questo tipo andrebbe aperta una riflessione sulla sua utilità. Si tratta di una facilitazione per i trasferimenti da un paese all'altro. Il problema, e parlo da leghista, non riguarda i cittadini europei ma gli stranieri residenti in Europa regolarmente. Schengen poi favorisce anche i passaggi di cittadini irregolari. Quando uno stato non sa chi ha in casa parte da una situazione di inferiorità nella lotta al terrorismo, sarebbe come giocare una partita di calcio con un uomo in meno o in trasferta. Sapere chi ho di fronte mi consente di confrontarmi ad armi pari".

Il Copasir audirà il premier Renzi?
"No, faremo audizioni delle autorità delegate, dei direttori di agenzie e con il sottosegretario Minniti. C'è la necessità di dare nuove risorse per garantire una professionalità di un certo tipo. L'intelligence ha bisogno di nuove attrezzature per combattere questa battaglia. Serve investire anche sul lato degli strumenti e delle attrezzature, che oggi sono moderne ma domani possono essere obsolete".

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