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Esteri
Turchia, esplosioni ad Ankara: strage al corteo pacifista

Doveva essere una manifestazione per la pace, i primi gruppi di partecipanti avevano appena cominciato a danzare e gridare i loro slogan, quando due esplosioni hanno squarciato il corteo stamattina davanti alla stazione di Ankara. Almeno 86 i morti e 186 i feriti. La marcia era stata organizzata da vari gruppi dell'opposizione, organizzazioni di sinistra e i curdi moderati dell'Hdp, il cui successo elettorale alla consultazione di giugno aveva impedito a Erdogan di conquistare la maggioranza e costretto a indire le elezioni del prossimo 1 novembre. Nel frattempo però la guerra con i curdi del Pkk era riesplosa in Turchia, anche in correlazione alla guerra in Siria. E la manifestazione era stata indetta proprio per chiedere la fine del conflitto con i curdi. I due attentatori kamikaze si sono infiltrati tra i manifestanti e si sono fatti esplodere proprio in mezzo ai militanti dei partito curdo moderato Hdp.

Poco dopo aver sentito il boato, un gruppo di persone ha attaccato un'auto delle forze dell'ordine. La polizia ha sparato in aria a più riprese ed è intervenuta con i gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti.  Su Twitter il partito Hdp di Selahattin Demirtas ha denunciato che "la polizia ha attaccato le persone che cercavano di portare via i feriti dal luogo dell'incontro".

Un attacco alla stazione di Ankara ha provocato decine di morti e oltre cento feriti prima di una manifestazione delle opposizioni e dei curdi moderati per la pace tra Turchia e Pkk.
 
Fonti del governo turco hanno confermato che si tratta di un attacco terroristico. "Condanno questo attentato contro la nostra unità e la pace nel nostro paese", ha detto il presidente Recep Tayyip Erdogan. Il premier, Ahmet Davutoglu, ha convocato una riunione d'urgenza con i vertici della sicurezza. Alcune persone hanno contestato i ministri turchi di Salute e Interno quando si sono recati sul luogo dell'attentato anche con lanci di bottiglie, e i due si sono subito allontanati in auto.

Migliaia di persone erano accorse alla manifestazione, organizzata dai sindacati di sinistra Disk e Kesk, dal partito moderato curdo, dalle opposizioni e dagli ordini degli ingegneri e dei medici.  Il leder del filo-curdo Partito democratico del Popolo (Hdp), Selattin Demirtas, ha denunciato che le bombe hanno preso di mira specificamente i suoi attivisti tra le centinaia di manifestanti presenti.  "Molti dei feriti sono in condizioni gravi e quindi c'è il timore che il numero dei morti possa aumentare", ha detto Demirtas.

Poco dopo le esplosioni, il corteo è stato annullato e gli organizzatori hanno chiesto ai partecipanti e a quelli che stavano arrivando da altre città di tornare a casa nel timore di nuovi attentati. "Stiamo assistendo a un enorme massacro. È una continuazione di quelli di Diyarbakir e Suruc", ha denunciato Demirtas, riferendosi all'attentato a un suo comizio a Diyarbakir alla vigilia del voto di giugno, in cui morirono 2 persone, e a quello del 20 luglio a Suruc, con 33 attivisti diretti a Kobane uccisi da un kamikaze dell'Is.

E' la seconda volta in meno di tre mesi che attivisti filo-curdi finiscono nel mirino degli attentatori. Proprio l'attacco Suruc aveva spinto pochi giorni dopo il presidente Recep Tayyip Erdogan a una svolta nella politica turca, avviando un'offensiva antiterroristica contro gli jihadisti dell'Isis ma anche contro il Pkk, rompendo così di fatto una tregua che durava da oltre 10 anni con i miliziani curdi. In questi mesi, Ankara ha inviato ripetutamente i caccia a bombardare basi dei guerriglieri curdi nel sud-est del Paese ma anche nel vicino Iraq, roccaforte del Pkk, che ha risposto con attentati e aggressioni contro le forze di sicurezza. La campagna militare di Erdogan è stata subito denunciata dagli attivisti filo-curdi e dal partito Hdp, inaspettato trionfatore delle recenti elezioni dove si è affermato come seconda forze del Paese, che hanno accusato il leader islamista di voler mettere fine al processo di pace.

Oggi il Pkk curdo ha ordinato ai suoi miliziani di cessare le attività contro le forze di sicurezza turche, a meno che non siano attaccati. Secondo l'agenzia di stampa, il nuovo cessate il fuoco è stato deciso dietro pressioni dall'interno e dall'esterno della Turchia per evitare atti che potrebbero impedire lo svolgimento di "elezioni giuste e corrette" il primo novembre, in cui il partito filo-curdo Hdp punta a consolidare i consensi ottenuti nel voto di giugno.

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