In collaborazione con www.professionisti.it
Non è certo tempo di dichiarazione dei redditi, ma l’argomento “familiare a carico” non passa mai di stagione. Non a caso, proprio fra poche settimane, coloro che hanno figli all’università o iscritti in qualsiasi ordine e grado di scuola pubblica, potrebbero fare i conti con questo spinoso concetto fiscale nelle dichiarazioni ISEE, per la richiesta di assegni famigliari o altro. Facciamo chiarezza: cosa si intende per “familiare a carico” e quali sono i requisiti per considerarlo tale?
Identikit dei familiari a carico
Partiamo dalla definizione. S’intende “a carico”, un componente della famiglia non in grado, da solo, di percepire un reddito sufficiente al proprio mantenimento. Come evidente, rientrano in questo insieme anche i minori o le persone impossibilitate a svolgere un lavoro. Importante distinguo: non è necessario che il soggetto “a carico” risieda sotto lo stesso tetto di chi richiede l’agevolazione. Fra i “familiari” possono allora rientrare persone con una residenza diversa da quella del richiedente, anche all’estero. In dettaglio, sono considerati familiari:
- Il coniuge, anche se residente in luogo diverso, purché non separato;
- I figli naturali, adottivi o in affidamento; senza limiti di età e senza limitazioni per quanto riguarda l’attività svolta. Ne consegue che vengono considerati “a carico” anche figli maggiorenni lavoratori, ma con un reddito ridotto, o disoccupati;
- Altre persone legate da un rapporto di parentela: in questo caso la residenza è determinante e gli interessati devono essere dichiarati conviventi. Nel gruppo rientrano i nipoti (figli dei figli), i genitori e i nonni, i coniugi dei figli, i suoceri, i fratelli e le sorelle.
Il reddito limite
La domanda è lecita: se il familiare a carico percepisce un reddito, qual è il suo tetto massimo? Le norme in vigore parlano chiaro: si resta “a carico” solo con redditi fino a 2.840,51 euro. In tale soglia, oltre ai redditi da lavoro dipendente, autonomo o gli assegni pensionistici, devono rientrare anche quelli elencati di seguito:
- redditi derivanti dalla locazione soggetti alla “cedolare secca”;
- retribuzioni corrisposte da enti e organismi internazionali (inclusa la Santa Sede, sia per quanto riguarda le attività in Italia che all’estero, come ad esempio le missioni);
- redditi esenti dalle dichiarazioni obbligatorie, come quelli derivanti dai lavori in zone di frontiera;
- redditi da lavoro autonomo soggetti a regimi speciali, come il regime di vantaggio per i lavoratori in mobilità e i giovani (il cosiddetto “regime dei minimi”) o i regimi speciali destinati alle nuove attività imprenditoriali o produttive.
