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ANBI: alla Diaccia Botrona le aree umide come infrastrutture naturali per il futuro dei territori
Vincenzi (ANBI): "È con questo spirito che oggi vogliamo avviare, per la prima volta, un lavoro specifico sulle aree umide: un lavoro importante che valorizzi il loro ruolo, che non è solo di tutela ambientale, ma anche economico e sociale"

ANBI presenta alla Diaccia Botrona il progetto sulle aree umide per la tutela dell’acqua, della biodiversità e dei territori
Le aree umide come infrastrutture naturali strategiche per la sicurezza idraulica, la tutela della biodiversità e la resilienza dei territori. È questo il messaggio al centro dell’iniziativa promossa oggi da ANBI in occasione della Giornata Mondiale delle Aree Umide, ospitata nello scenario simbolico della Riserva naturale della Diaccia Botrona, uno dei più importanti ecosistemi umidi della Toscana e sito di rilevanza internazionale.
L’evento si inserisce nel quadro delle celebrazioni del 2 febbraio, data che ricorda la firma della Convenzione di Ramsar del 1971, il trattato internazionale per la conservazione e l’uso sostenibile delle aree umide. In Italia i siti Ramsar sono attualmente 57, con ulteriori aree in fase di riconoscimento, a conferma della centralità di questi ecosistemi nel patrimonio naturale nazionale.
Nel corso della giornata è stato presentato il progetto ANBI dedicato alla valorizzazione delle aree umide come elementi chiave di una nuova visione della gestione dell’acqua: non più solo risorsa da sfruttare o rischio da contenere, ma infrastruttura naturale multifunzionale, capace di generare benefici ambientali, economici e sociali.
Le aree umide, naturali e artificiali, svolgono infatti un ruolo fondamentale nella regolazione del ciclo idrologico, nella laminazione delle piene, nella ritenzione idrica durante i periodi siccitosi e nella mitigazione degli effetti del cambiamento climatico. Accanto a questi aspetti, esse rappresentano habitat essenziali per la biodiversità e contribuiscono in modo significativo alla qualità del paesaggio e al benessere delle comunità locali.
Un ruolo centrale nella gestione di questi ecosistemi è svolto dai Consorzi di bonifica, che a livello nazionale operano direttamente o in co-gestione su oltre 200 aree umide, per una superficie complessiva superiore ai 200.000 ettari, di cui 13 riconosciute come siti Ramsar. Attraverso una gestione attiva e continuativa, i Consorzi garantiscono il corretto assetto idraulico, la funzionalità ambientale e la capacità di queste aree di esprimere pienamente i propri servizi ecosistemici.
Particolare attenzione è stata dedicata anche al valore economico delle aree umide. Secondo il Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale in Italia, la perdita dei servizi ecosistemici genera ogni anno costi stimati tra i 2 e i 5 miliardi di euro, mentre azioni di tutela e riqualificazione possono produrre benefici annui pari a circa 2,4 miliardi di euro, a fronte di costi di manutenzione nettamente inferiori. Un rapporto benefici/costi che evidenzia come investire nelle aree umide non rappresenti un costo, ma una scelta strategica di politica territoriale ed economica.
In questo contesto si inserisce anche il Piano Nazionale Invasi Multifunzionali, promosso da ANBI insieme a Coldiretti, che punta alla realizzazione di una rete diffusa di bacini di medio-piccola dimensione, integrati nel paesaggio e progettati secondo criteri di sostenibilità ambientale. Infrastrutture capaci non solo di aumentare la disponibilità idrica, ma anche di creare nuovi habitat umidi e rafforzare quelli esistenti.
All’iniziativa sono intervenuti, per i saluti istituzionali, Paolo Masetti, presidente di ANBI Toscana, Simona Petrucci, componente della Commissione regionale, Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, Elena Nappi, sindaca di Castiglione della Pescaia, e Federico Vanni, presidente del Consorzio di bonifica 6 Toscana Sud.
La Diaccia Botrona si conferma così laboratorio naturale e simbolo concreto di come la gestione integrata dell’acqua e degli ecosistemi umidi rappresenti una leva fondamentale per la sicurezza, la sostenibilità e il futuro dei territori, in un Paese sempre più esposto agli effetti dei cambiamenti climatici.
L'intervista di Affaritaliani a Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI
"Oggi è una giornata importante, in cui l’Italia ricorda il valore e l’importanza delle aree umide presenti nel nostro Paese. Un Paese ricco di questi ecosistemi: oltre 200 mila ettari che gestiamo direttamente o in sinergia con gli altri enti deputati alla loro gestione. Questa è la dimostrazione di come i Consorzi di bonifica, insieme ad ANBI, riescano a coniugare gli aspetti fondamentali del loro ruolo: da un lato la gestione e la manutenzione per la sicurezza idraulica del territorio, dall’altro la sua valorizzazione economica, sia in termini produttivi e agricoli sia di salvaguardia ambientale", ha dichiarato Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI, ai microfoni di Affaritaliani.
Vincenzi ha concluso: "È con questo spirito che oggi vogliamo avviare, per la prima volta, un lavoro specifico sulle aree umide: un lavoro importante che valorizzi il loro ruolo, che non è solo di tutela ambientale, ma anche economico e sociale. Un ruolo economico perché, oltre a salvaguardare la biodiversità, le aree umide proteggono il territorio e migliorano le condizioni di sicurezza idraulica. Qui a Grosseto, ad esempio, ci troviamo in un territorio vicino al mare che, grazie alla presenza di queste aree umide, riesce a contrastare la risalita del cuneo salino e rappresenta una prima, fondamentale forma di difesa dagli effetti dei cambiamenti climatici che purtroppo stiamo vivendo".
L'intervista di Affaritaliani a Massimo Gargano, Direttore Generali di ANBI
"Il progetto presentato oggi è il progetto Acquamica. Si tratta di una collaborazione che unisce Regione, Comune, Parco e Consorzi di bonifica, ed è stata finalizzata a quello che solo in apparenza può sembrare un progetto ambientale, ma che in realtà è un progetto di natura anche economica. Non a caso forniremo dati concreti sul valore economico della Diaccia Botrona. Il progetto Acquamica rappresenta inoltre una risposta ai cambiamenti climatici e alle grandi sfide che questi pongono in termini di sicurezza idrogeologica per i cittadini e di disponibilità della risorsa idrica", ha aggiunto Massimo Gargano, Direttore Generali di ANBI.
Gargano ha concluso: "L’acqua è un’amica, ma va trattata come tale. Il mondo dell’agricoltura e quello dei Consorzi di bonifica si sono posti questo problema e lo affrontano oggi con un approccio che non è più settoriale: non è più solo il comparto agricolo a parlare a sé stesso, ma è un comparto che si mette a disposizione del mondo urbano. Tutto questo avviene in un’ottica estremamente innovativa, attraverso l’utilizzo della risorsa delle zone umide per un progetto di sviluppo originale, distintivo e innovativo, capace di dare competitività ai territori, creare mercato e generare occupazione. Di questo siamo davvero molto felici".
L'intervista di Affaritaliani a Stefano Masini, Coordinatore delle attività dell'Area Ambiente e Territorio di Coldiretti
"Gli agricoltori hanno un ruolo centrale nella valorizzazione del territorio, in particolare delle zone umide. Queste aree rappresentano un’eredità della grande bonifica, il processo di trasformazione fondiaria degli anni ’50 che permise la formazione di proprietà agricole e l’elevazione sociale degli agricoltori, trasformandoli in veri e propri imprenditori. Oggi questa eredità va gestita secondo una logica nuova, multifunzionale e attenta alla qualità del territorio e alla biodiversità. Gli agricoltori possono integrare e sviluppare le proprie competenze attraverso progettazioni ambientali legate all’educazione e alla conoscenza del territorio, promuovendo un’agricoltura sempre più connessa al turismo e alla valorizzazione delle qualità dei luoghi", ha dichiarato Stefano Masini, Coordinatore delle attività dell'Area Ambiente e Territorio di Coldiretti, ai microfoni di Affariatliani.
Le dichiarazioni ad Affaritaliani di Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana
"Innanzitutto è fondamentale sottolineare come, grazie all’opera dell’uomo, un lago come il Lago Prile, che si estendeva per 50 chilometri quadrati, sia stato trasformato in una pianura coltivabile e bonificata dalla malaria. Questo avvenne circa 200 anni fa sotto il Gran Duca Leopoldo II, che, insieme ai suoi ingegneri, non a caso alla Casa Rossa, dove lo Ximenes era direttore dei lavori, contribuì a creare un primato europeo nell’ingegneria idraulica in Toscana. Voleva, inoltre, che rimanesse un’area in cui fosse possibile mantenere un rapporto naturale con gli animali e con tutto ciò che la natura offriva. Ancora oggi il toponimo 'la Pescheria' ricorda che qui si poteva pescare. Si tratta di un’area di circa due chilometri e mezzo quadrati rispetto ai 50 della bonifica totale, ma che oggi rappresenta un punto di riferimento non solo in Italia, ma anche in Europa, grazie alla sua naturalità e al ruolo fondamentale che svolge per gli uccelli migratori durante il loro percorso", ha commentato Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana.
Ha concluso Giani: "L’acqua, per via dell’equilibrio tra salinità marina e acqua dolce proveniente dai fiumi, ha trovato qui un punto di incontro naturale che ha permesso di conservare habitat unici. Questo ha portato alla realizzazione di un progetto sostenuto dalla Regione con oltre due milioni di euro, diventato oggi un modello per la capacità operativa dei consorzi di bonifica, sempre più strumenti efficaci per interventi sul territorio. Non a caso, qui sono presenti non solo i nostri rappresentanti dei consorzi di bonifica, che ringrazio di cuore per il lavoro svolto, ma anche il Presidente nazionale dell’ANBI. L’esperienza della rinaturalizzazione, unita alla valorizzazione dell’equilibrio ecologico del territorio, mostra all’Italia e all’Europa un esempio concreto di sviluppo sostenibile. Dalla Ghiaccia a Botrona, questo territorio rappresenta l’attenzione della Toscana verso un modello di gestione che vuole essere esempio a livello nazionale ed europeo".
