A quattro anni dal disastro nucleare di Fukushima, la situazione nelle aree colpite resta grave: il monitoraggio condotto da Greenpeace ha rivelato che il 59% dei campioni presi in aree ufficialmente ‘decontaminate’ era ancora oltre la soglia, con i livelli piu’ alti rilevati lontano dalle strade.
Come sottolinea l’associazione ambientalista internazionale in una nota, “il lavoro di decontaminazione e’ servito in sostanza solamente a ‘spostare’ il problema, ma non a liberarsene”.
“Attualmente – si legge – 120 mila persone non hanno ancora fatto ritorno nelle loro case e il processo di decontaminazione sembra non conoscere fine. Le colline, le montagne e le foreste della Prefettura di Fukushima sono fortemente contaminate”.
Il risultato, spiega Greenpeace, e’ che “il materiale radioattivo viene dilavato attraverso i corsi d’acqua e raggiunge anche aree precedentemente decontaminate, ricontaminandole”.




















