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Il ministro Galletti ad Affaritaliani.it: "Chi inquina pagherà più tasse"

Dalle nuove disposizioni che tagliano la bolletta elettrica agli incentivi per le rinnovabili, dal capitolo chiuso del nucleare al tanto discusso Sistri, fino al rigassificatore di Malagrotta. Questi ed altri sono gli argomenti che Affaritaliani.it ha sottoposto all’attenzione del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. Il risultato è una panoramica ampia e precisa sulla politica energetica nazionale messa in campo dal governo Renzi.


Ministro, quali saranno le priorità della sua politica ambientale?
“Io vedo l’ambiente come una necessaria una rivoluzione “globale”. Una rivoluzione  che, peraltro, è già iniziata; a noi, all’Italia, la scelta di esserne protagonista o di subirla.
Ci sono settori in cui siamo l’eccellenza, i battistrada del cambiamento. Basti pensare al piccolo-grande caso degli shopper non biodegradabili. L’Italia li ha messi al bando tre anni fa nello scetticismo nazionale e  internazionale. Oggi l’Europa ci segue e sta varando una normativa che ha come modello quella Italiana. Ma anche nelle tecnologie più avanzate, mi riferisco ad esempio nel solare a concentrazione o nella chimica verde siamo protagonisti nel mondo.
In quest’ottica io vedo quattro priorità: 1) l’educazione ambientale per rendere i ragazzi di oggi in “nativi ambientali”, italiani che hanno metabolizzato culturalmente i valori dello sviluppo sostenibile; 2) l’economia ambientale, sostenendo tutte le filiere che tutelando l’ambiente portano crescita economica ed occupazione; 3) il risanamento e la messa in sicurezza del territorio, per bonificare i siti inquinati rendendoli, ove possibile rapidamente, centri di nuovi insediamenti produttivi “ecologici” e per proteggere il nostro paese dagli effetti devastanti degli eventi climatici estremi cui paghiamo ogni anno un inaccettabile tributo di vite umane e che impongono costi insostenibili per la riparazione dei danni; 4) la valorizzazione delle incredibili risorse naturalistiche e paesaggistiche che vanno salvaguardate ma possono e devono diventare anche volano di crescita anche economica.
Nel decreto-ambiente che sarà varato nei prossimi giorni tutti questi temi sono ripresi e affrontati con interventi urgenti che, intanto, puntano a sbloccare situazioni incrostate e a liberare energie, opportunità e risorse  in materie come l’ambientalizzazione delle scuole, le bonifiche dei siti inquinati, i parchi, la tracciabilità dei rifiuti, gli interventi per il dissesto idrogeologico. Ci sono molte cose che si possono fare subito, entro il 2014, e noi possiamo e dobbiamo farle".

Lei parla di rivoluzione culturale. Un processo che deve coinvolgere più attori.
"La cultura nazionale non si cambia per legge. Le norme servono ad accompagnare e incentivare i processi ma, nella mia visione,  si tratta di una evoluzione che deve coinvolgere tutti i settori della società. Il Governo di cui ho l’onore di far parte condivide la valenza “strategica” della scelta ambientale, ma è necessario che questo impegno scenda per li rami in tutti i comparti della pubblica amministrazione e si espanda nei soggetti sociali decisivi, penso al mondo dell’imprenditoria e del lavoro, nella filiera dell’istruzione che deve essere motore di educazione ambientale ma anche, nelle università, laboratorio di ricerca per  nuove tecnologie amiche dell’ambiente e dello sviluppo.
Ma vorrei dire anche che la società civile, l’imprenditoria sono spesso più avanti delle istituzioni. L’economia ambientale non è da inventare, esiste già e in questi anni di crisi è l’unica ad essere sempre cresciuta. L’edilizia, ad esempio, ha visto negli eco-incentivi per le ristrutturazioni ambientali un formidabile strumento di incremento di fatturati e professionalità specifiche. Il Governo deve assecondare e promuovere queste dinamiche virtuose che esistono e farne una filiera chiave dello sviluppo del domani.

Dopo il taglio delle bollette per le Pmi il governo ha intenzione di varare qualche altra norma in materia di costo dell’energia?
"Interventi in questo senso erano già fatti attraverso il “Decreto Sviluppo” del 2012 dove sono previsti sconti sugli oneri energetici per le  industrie. Noi siamo d’accordo a concedere tali sconti, ma solo se accompagnati da interventi di efficienza energetica e miglioramento ambientale.
Ma il grande tema in questo campo è quello della fiscalità ambientale: il grande progetto di spostare progressivamente la tassazione dal lavoro al consumo di risorse, alla produzione di inquinamento. E’ la grande scommessa del futuro per orientare le scelte di sviluppo verso la sostenibilità".

Che fine hanno fatto gli incentivi alle rinnovabili? Il governo ha intenzione di mettere a punto un nuovo conto energia?
“Il futuro è senza dubbio nelle rinnovabili, è una scelta irreversibile. Ma non deve essere una scelta che vada a gravare in maniera eccessiva sulle bollette degli italiani. Occorre equilibrio e soluzioni in linea con quanto accade negli altri paesi europei
Dal punto di vista tecnico gli impegni comunitari, per l’Italia, al 2020, tra gli altri obbiettivi vincolanti, si traducono in una quota delle  fonti rinnovabili sui consumi finali di energia di almeno il  17%. Negli ultimi anni, lo sforzo maggiore delle politiche verdi, almeno da un punto di vista finanziario, si è concentrato sulla produzione elettrica da rinnovabili. Il peso delle rinnovabili sui consumi finali di elettricità è di circa il 30%, un livello che sino a poco tempo fa si sperava di raggiungere solo al 2020”. Decisamente meno impetuosa è stata invece la crescita delle altre  “leve verdi” necessarie a centrare i target europei: quella delle rinnovabili termiche, dei trasporti e quella dell’efficienza energetica. Su  questi fronti ci attendiamo nei prossimi anni un sensibile progresso.
Il Quinto conto energia ha fissato un tetto di spesa massima  per il fotovoltaico di 6,7 miliardi di euro all’anno. Questa  fase è tuttavia  terminata: il limite di spesa complessiva è stato infatti raggiunto e ci troviamo ora a gestire un nuovo passaggio indubbiamente delicato.
Servono dunque interventi e norme che agevolino il mantenimento del mercato fotovoltaico: in questa direzione è importante aver incluso il fotovoltaico  nella detrazione fiscale del  50% per le ristrutturazioni degli edifici  con legge di stabilità del 2014. Ma sono necessari anche altri interventi di semplificazione e riduzione dei costi “di sistema”. Su questo il Governo sta lavorando".

Si tornerà a parlare di nucleare oppure il nostro Paese ha chiuso per sempre (o almeno per il momento) la partita?
“C’è stato un referendum. Gli italiani si sono espressi chiaramente contro ad un ritorno al nucleare.  Fine del discorso”.
 
Ha parlato di una norma nel decreto ambiente che riguarderà anche il gassificatore di Malagrotta. E’ così? Di cosa si tratta?
“Al momento sono al vaglio una serie di iniziative volte all’individuazione di strumenti utili per tutti gli enti locali, non solo quelli romani che devono gestire la questione Malagrotta, per affrontare le emergenze rifiuti. Stiamo ragionando su un complesso di iniziative in grado di evitare il ripetersi di altri casi dannosi per l’intero Paese, oltre al territorio coinvolto, così come è accaduto in passato con Napoli. Occorre uscire dalla logica delle soluzioni emergenziali, se veramente vogliamo che situazioni di forte rischio ambientale non si ripetano e per ottenere questo risultato ambizioso, ma fattibile, l’unica via da percorrere è quella della programmazione. In tal senso il comune di Roma e la Regione Lazio si sono impegnate sul lungo periodo nell’adozione di un piano che preveda l’utilizzo di una nuova impiantistica e soprattutto un ricorso sempre più massiccio alla raccolta differenziata”.

Il ministro ha firmato il decreto che prevede l’obbligo di adesione al Sistri solo per le imprese e gli enti produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi che abbiano più di 10 dipendenti. Ma crede davvero che possa funzionare? Sono anni orami che se ne parla, tra via libera e rinvii. Sarà davvero la volta buona?
“La finalità della tracciabilità dei rifiuti al fine di evitare nuove situazioni drammatiche come quella della “terra dei fuochi” è da condividere pienamente e da perseguire con determinazione. Dobbiamo puntare su un sistema che da un lato non gravi sulle imprese con inutili e onerosi fardelli burocratici e dall’altro garantisca un adeguato strumento di contrasto alla criminalità intenzionata a realizzare attività illecite nel campo dei rifiuti. Stiamo lavorando e soprattutto collaborando con le realtà interessate per creare ulteriori semplificazioni e far sì che il Sistri venga visto non come un peso, ma come una garanzia in più per operare nel rispetto della legge. Il recente decreto si muove proprio in questa direzione".

Rosamaria Freda

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