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Osservatorio ANBI: piogge più intense e ritorno dell’inverno, ma la crisi idrica resta una sfida aperta
Vincenzi (ANBI): "È un dato che non ci sorprende e che rafforza la necessità di avviare il Piano Nazionale degli Invasi Multifunzionali, per trattenere le acque di pioggia e distribuirle dove servono"

OsservatorioANBI: cresce la pioggia sulla Penisola, ma la siccità persiste in molte aree. Serve un piano nazionale per l’acqua
Sull’Italia è piovuto di più, ma in modo disomogeneo. È quanto emerge dall’analisi dell’anno meteorologico, che ha registrato un aumento complessivo delle precipitazioni del 6,4% rispetto alla media, pur lasciando ampie aree del Paese alle prese con condizioni di siccità ancora irrisolte. A certificare il dato è il servizio europeo Copernicus, che sottolinea come gli eventi atmosferici siano sempre più concentrati nel tempo e nello spazio, con piogge intense ma localizzate.
Un quadro che conferma la necessità di un cambiamento strutturale nella gestione delle risorse idriche, secondo Francesco Vincenzi, presidente di ANBI. "È un dato che non ci sorprende e che rafforza la necessità di avviare il Piano Nazionale degli Invasi Multifunzionali, per trattenere le acque di pioggia e distribuirle dove servono. Non è la risorsa a mancare, ma una gestione lungimirante", ha dichiarato.
A sorprendere è stato invece il ritorno di condizioni pienamente invernali, con nevicate significative lungo la dorsale appenninica e piogge diffuse sulle pianure del Centro-Sud. In Abruzzo, a Campo Imperatore, il manto nevoso ha superato il metro, mentre sulle Marche, in Umbria e nel Lazio si sono registrati accumuli importanti, superiori in alcuni casi ai 50 centimetri. Anche al Sud la neve ha fatto la sua comparsa: sul Gargano sono caduti fino a 30 centimetri, mentre sull’Appennino lucano e sulla Sila si sono raggiunti rispettivamente 25 e oltre 10 centimetri.
Secondo Massimo Gargano, direttore generale di ANBI, la neve rappresenta un vero e proprio “tesoro” per le regioni meridionali, storicamente più esposte alla carenza idrica. "Se il manto si consolida, può diventare una riserva strategica in grado di rimpinguare gli invasi quando le piogge torneranno a scarseggiare. Il rischio, però, è che l’innalzamento delle temperature ne provochi uno scioglimento troppo rapido", ha avvertito.
Il ritorno della neve è particolarmente significativo se confrontato con la stagione precedente, che aveva fatto registrare forti deficit nivali su quasi tutta la Penisola. L’indice SWE (Snow Water Equivalent) aveva superato il -50% in molte aree, con punte del -77% nel bacino del Simeto in Sicilia e del -67% in quello del Crati in Calabria. Anche sulle Alpi Orientali la carenza era marcata, con valori inferiori alla media in bacini strategici come quelli dell’Adige e del Brenta. Le precipitazioni recenti hanno temporaneamente riequilibrato il bilancio idrico del Centro-Sud, restituendo vigore a fiumi e bacini messi a dura prova da un inverno anormalmente mite e da temperature superiori alla media. Tuttavia, il quadro resta complesso e fortemente differenziato su base territoriale.
Secondo il report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, i livelli idrometrici sono in ripresa nell’Italia centrale, mentre i bacini meridionali mostrano volumi in crescita. Al Nord, invece, le portate fluviali restano in molti casi sotto la media. I Grandi Laghi presentano situazioni contrastanti: tutti sopra i valori stagionali, ad eccezione del lago d’Iseo, che risulta riempito solo per poco più del 23%.
Il fiume Po continua a registrare portate inferiori al consueto, con un deficit del 23% a Pontelagoscuro. In Piemonte, la maggior parte dei corsi d’acqua principali è ancora sotto media, mentre in Valle d’Aosta dicembre è stato più caldo e secco del normale, con un calo delle precipitazioni del 44%. In Lombardia, la carenza di riserva nivale, unita ai bassi livelli dei grandi bacini, ha portato il deficit idrico complessivo a circa il 31% rispetto alla media storica.
Situazioni critiche si riscontrano anche in Veneto, dove diversi bacini segnano deficit significativi, e in Liguria, con portate ridotte per fiumi come Entella e Magra. In Emilia-Romagna, i fiumi appenninici restano sotto media, seppur in lieve ripresa, mentre gli invasi piacentini hanno iniziato a riempirsi nuovamente. Nel Centro Italia, le piogge hanno favorito un recupero parziale dei livelli fluviali e dei bacini. In Toscana, le maggiori cumulate si sono concentrate sulle province meridionali, con benefici per corsi d’acqua come Ombrone, Orcia e Merse. Nelle Marche, l’aumento delle portate ha contribuito a incrementare sensibilmente i volumi degli invasi regionali. In Umbria, invece, il lago Trasimeno ha mostrato solo un lieve aumento, nonostante le piogge abbondanti.
Nel Lazio, si segnala una ripresa significativa dei livelli dei laghi vulcanici romani, con incrementi che non si osservavano da anni. Anche le portate dell’Aniene e del Tevere sono aumentate sensibilmente, con effetti evidenti anche nelle aree urbane. Al Sud, i fiumi campani hanno registrato una netta crescita dei livelli, mentre in Basilicata oltre 16 milioni di metri cubi d’acqua sono affluiti negli invasi in poco più di 20 giorni, pur lasciando ancora ampio il deficit rispetto agli anni precedenti. In Puglia, la situazione resta critica: i volumi trattenuti dalle dighe della Capitanata rappresentano solo il 17% di quelli autorizzati, una condizione che continua a preoccupare gli agricoltori, ormai da tempo costretti a fare i conti con forti limitazioni irrigue.
Un quadro che, nel suo insieme, restituisce l’immagine di un Paese sempre più esposto agli effetti della variabilità climatica, dove l’alternanza tra eventi estremi e carenze strutturali impone una revisione profonda delle politiche di gestione dell’acqua. Per ANBI, la strada da percorrere passa inevitabilmente da una rete moderna di invasi multifunzionali, capaci di trasformare l’abbondanza episodica in una risorsa stabile e programmabile.
