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Leigh Bardugo, un fantasy ambientato nella Russia degli Zar…

Esce per Piemme-Freeway “Tenebre e ghiaccio”, fantasy per ragazzi di Leigh Bardugo, che è anche una make-up artist. Il libro (da cui la Dreamworks trarrà un film) è stato apprezzato dalla critica negli Usa ed è ambientato nella Russia degli Zar… – SCOPRI LA TRAMA E LEGGI UN ESTRATTO

 

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LA TRAMA – La grande nazione di Ravka è divisa in due dalla Distesa delle Tenebre, un varco di oscurità impenetrabile popolata da mostri feroci e affamati. Alina Starkov è sempre stata una buona a nulla, un’orfana il cui unico conforto è l’amicizia del suo solo amico, Malyen detto Mal. Eppure, quando il suo reggimento viene attaccato dai mostri e Mal resta ferito, dentro di lei si risveglia un potere enorme, l’unico in grado di sconfiggere il grande buio. Immediatamente la ragazza viene arruolata dai Grisha, l’élite di maghi che, di fatto, manovrano anche lo zar, capeggiati dall’affascinante mago Oscuro. Ma niente alla sontuosa corte è ciò che sembra e Alina si ritroverà presto ad affrontare sia le tenebre che minacciano il regno, sia quelle che insidiano il suo cuore.

L’AUTRICE – Leigh Bardugo (nella foto sopra, ndr), nata a Gerusalemme, è cresciuta a Los Angeles e si è laureata all’Università di Yale. Make-up artist, con la sua trilogia di esordio ha collezionato recensioni entusiastiche ovunque, a partire dal New York Times.

SU AFFARITALIANI.IT UN ESTRATTO DAL TERZO CAPITOLO
(per gentile concessione di Piemme)

(…)

Mi risvegliai con un sussulto. Sentivo l’aria corrermi sulla pelle e aprii gli occhi per vedere qualcosa che somigliava a scure nuvole di fumo. Giacevo supina sul ponte del solcadune. Ci misi solo un attimo a capire che le nuvole si stavano assottigliando e trasformando in ciuffi scuri tra cui compariva un brillante sole autunnale. Chiusi di nuovo gli occhi mentre una sensazione di sollievo mi invadeva. Stiamo uscendo dalla Distesa, pensai. In qualche modo siamo riusciti a passare. Oppure no. Il ricordo spaventoso dell’assalto del volcra mi sopraffece. Dov’era Mal? Cercai di mettermi seduta, ma una fitta di dolore mi percorse la schiena. La ignorai, mi alzai e mi ritrovai davanti agli occhi la canna di un fucile. «Levami quella roba da davanti» dissi allontanandola con un colpo. Il soldato brandì l’arma facendola ruotare e me la spinse contro con fare minaccioso. «Resta dove sei» ordinò. Lo fissai, stupita. «Che cosa ti prende?» «Si è svegliata!» gridò, girandosi. Fu raggiunto da altri due soldati armati, il capitano del solcadune e un Corporisnik. In un sussulto di panico vidi che i polsini del suo caftano avevano un ricamo nero. Che cosa voleva da me uno Spaccacuore? Mi guardai attorno. C’era ancora un Chiamaturbini accanto all’albero, con le braccia sollevate, che ci spingeva in avanti grazie a un forte vento. Vicino a lui un solo soldato. Il sangue sparso rendeva il ponte scivoloso. Mi si rivoltò lo stomaco al ricordo dell’orrore della battaglia. Un Corporisnik Guaritore si prendeva cura dei feriti. Dov’era Mal? Accanto al parapetto c’erano soldati e Grisha, insanguinati, ustionati, in numero molto inferiore a quello della partenza. Tutti mi guardavano con circospezione. Con terrore crescente, mi resi conto che ero io quella che i soldati e il Corporisnik stavano sorvegliando. Come si fa con i prigionieri. Dissi: «Mal Oretsev. È un cercatore di piste. È stato ferito durante l’assalto. Dov’è?». Nessuno parlò. «Vi prego» implorai. «Dov’è?» Con un sobbalzo, il solcadune si arenò. Il capitano mi fece un cenno con il fucile. «Alzati.» Pensai di non obbedire finché non mi avessero detto cosa fosse successo a Mal, ma mi bastò guardare lo Spaccacuore per cambiare idea. Così mi misi in piedi, con una smorfia per il dolore alla schiena, e barcollai quando il solcadune tornò a muoversi, tirato dagli uomini a terra. Istintivamente allungai il braccio in cerca d’appoggio, ma il soldato che toccai si ritrasse immediatamente, come se si fosse scottato. Riuscii a trovare un po’ di stabilità, ma la mia mente vacillava. Il solcadune si arrestò di nuovo. «Muovetevi» ordinò il comandante. I soldati mi fecero scendere dal solcadune mantenendomi sotto tiro. Passai davanti agli altri sopravvissuti, sentendo su di me i loro sguardi curiosi e spaventati; vidi il Capo Cartografo che balbettava nervosamente qualcosa a un soldato. Volevo fermarmi per dirgli che cosa era successo ad Alexei, ma non ne ebbi il coraggio. Quando misi piede sul molo, mi sorpresi nel vedere che eravamo tornati a Kribirsk. Non avevamo neppure attraversato la Distesa. Alzai le spalle. Meglio marciare per il campo con un fucile puntato alle costole che trovarsi in mezzo al Mar Fosco. Non molto meglio, comunque, pensai con preoccupazione. Mentre i soldati mi scortavano su per la strada principale, la gente interrompeva il proprio lavoro per fissarmi a bocca aperta. La mia mente girava a vuoto, cercava risposte e non ne trovava. Avevo fatto qualcosa di sbagliato mentre eravamo nella Distesa? Avevo forse infranto qualche protocollo militare? E come avevamo fatto a uscire dalla Distesa? Sentivo le ferite pulsare sulla schiena. L’ultima cosa che ricordavo era il dolore terribile degli artigli del volcra che mi squarciavano la schiena, quella violenta esplosione di luce. Come avevamo potuto sopravvivere? Fui distolta da questi pensieri quando ci avvicinammo alla Tenda degli Ufficiali. Il capitano ordinò alle guardie di fermarsi e si avviò verso l’ingresso…

 

(continua in libreria)