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LA TRAMA – Calabria, anni Sessanta. A Villalba, un importante paese dell’Aspromonte, viene assassinato il giovane Paolo Grifo, appartenente a una delle famiglie che più contano nella ‘ndrangheta locale. Viene ritrovato morto tra le felci in una radura sulla montagna. Colpito da un colpo di pistola alla schiena. Mentre il padre della vittima scava nel tenebroso mondo dell’Onorata Società per vendicarsi e lavare l’affronto fatto alla “famiglia”, il maresciallo Giuseppe Gattullo della Stazione dei Carabinieri cerca di scoprire la verità. Delitto di mafia o fatto passionale? Il maresciallo trova aiuto in una sorta di maga/indovina del paese, che tutti chiamano la magara. Nel frattempo, complicano le indagini altri fatti inspiegabili: davanti alla saracinesca dell’emporio di Villalba durante la notte qualcuno deposita su un lenzuolo alcuni macabri reperti. Un messaggio? Un avvertimento? Una minaccia?

L’AUTORE – Franco Musolino, calabrese, oggi è prefetto di Napoli, dopo aver diretto le prefetture di Crotone, Cosenza, Reggio Calabria e Genova; in precedenza è stato viceprefetto vicario di Milano. Ha maturato una conoscenza particolare delle mafie, in particolare della ‘ndrangheta. Questo è il suo primo romanzo.
LEGGI UN ESTRATTO DAL TERZO CAPITOLO
(per gentile concessione dell’editore)
Non era un bello spettacolo. Sul marciapiede, proprio davanti al portone del negozio, al civico 28, era steso un lenzuolo sul quale spiccava la testa mozzata di un gallo. La cresta vermiglia si confondeva col colore bruno che impregnava parte del lenzuolo e lasciava risaltare solo il becco giallo dell’animale. Appena più in là, sulla destra, una pera tagliata in due; sotto, un’ampolla di vetro riempita a metà di vino e un grosso e tozzo cero che, prima di spegnersi, aveva lacrimato sopra la ciocca di capelli nero corvino su cui era poggiato.
«Cosa te ne pare?», domandò il maresciallo al giovane sottoposto.
Lui, il carabiniere scelto Fragomeni, più che altro cercava di tenere a freno lo scombussolamento che sentiva vagare su e giù per lo stomaco.
«Non è un bello spettacolo!», riuscì appena a dire.
«Mi sa tanto di un rito. Roba da streghe…», rifletté a voce alta il sottufficiale. «Hai già sentito qualcuno dei lavoranti?», chiese indicando l’insegna che campeggiava sulla porta principale dello stabile davanti al quale era stato steso il lenzuolo.
«Signornò! Non si è ancora visto nessuno e io mi sono limitato a piantonare il posto, attendendo che voi arrivaste.»
Non erano ancora le sei quando era stato buttato giù dal letto dallo spazzino municipale, e aveva pensato che fosse meglio verificare il racconto confuso che aveva appena sentito, prima di svegliare il comandante. Non aveva creduto, però, che star lì a guardare la scena gli avrebbe dato tanto fastidio.
«Quasi le otto», disse il maresciallo dando una rapida occhiata all’orologio, «dovrebbero aprire a momenti.»
Ci mancava anche questa! Domenica l’omicidio del giovane Grifo, e adesso un gallo decapitato e quella macabra messinscena.
Eppure gli era sembrato un paese relativamente tranquillo.
Possibile che in pochi giorni si verificassero due fatti così? E possibile che fossero indipendenti l’uno dall’altro? Non si coglievano apparenti collegamenti tra i due eventi, certo, e poi la loro gravità era decisamente diversa…
(continua in libreria)
