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Babaco market, la start-up di frutta e verdura “brutte ma buone”
Babaco Market

Babaco market, la start-up di frutta e verdura “brutte ma buone”

“StartupPerMilano”, promosso per valorizzare le startup che migliorano la vita delle persone e Babaco Market: è stata scelta, oggi ne parleremo col suo Ceo, Francesco Giberti, un under 35. Babaco Market recupera la frutta e la verdura "brutta ma buona" che non soddisfa i criteri estetici della grande distribuzione e la destina alle sue box, evitando così che prodotti freschi e buoni vengano inutilmente sprecati. Molti dei prodotti contenuti nelle box sono delle eccellenze italiane, il servizio è nato lo scorso anno, maggio 2020, e al momento è attivo a Milano, nell'hinterland, a Monza e in diverse città della Brianza, ma arriverà anche in altre città come Torino, Bologna, Bergamo e Brescia.Nel 2020 sono state salvate 40 tonnellate di frutta e verdura che si aggiungono alle 70 recuperate da gennaio a oggi: 110 tonnellate di frutta e verdura, 4,5 tonnellate di CO2 risparmio, “una missione che impatta in maniera virtuosa sulla salute di tutti, anche dei non abbonati”, dice il giovane Ceo, con le sensibilità tipiche di una nuova generazione.

Chi è Francesco (e chi non sarebbe mai potuto essere)? Studi, interessi, uomini e donne che considera di ispirazione, valori, e priorità a cosa non rinuncerebbe?

Sono milanese, classe ‘87, laureato in giurisprudenza alla Cattolica. Dopo alcune esperienze lavorative nei dipartimenti legali di grandi società di consulenza ho scelto di intraprendere un mio percorso imprenditoriale che potesse unire i miei due più grandi interessi: la sostenibilità e l’innovazione digitale. L’aspetto fondamentale che ha condizionato le mie scelte professionali e personali è la convinzione che per fare impresa ai giorni nostri sia necessario tenere sempre in considerazione l’impatto sociale e ambientale che essa genera.

L’idea a che domanda rispondeva? Qual è il primo ostacolo che ha dovuto superare?

Avevo in mente il progetto di Babaco Market da diverso tempo e durante il primo lockdown ho capito che era giunto il momento di metterlo a terra. Babaco, infatti, intercetta due trend di consumo che hanno subito una forte accelerazione durante l’emergenza sanitaria: la crescita dei servizi di spesa online e l’aumentata consapevolezza dell’importanza di un consumo più sostenibile.

Partner, ricerca di fondi, stesura del progetto: quali sono tutti gli step per avviare una startup. Come è strutturato attualmente Babaco e che impegni futuri prevede?

Per lanciare una startup alla base deve esserci sempre un’idea valida e un modello scalabile e crediamo che Babaco rappresenti entrambe le cose. Il Co-founder con cui lavoro da anni e mio amico di vecchia data è Luca Masseretti, che tutt’ora segue gli aspetti logistici e finanziari. Del dialogo con investitori e fondi mi occupo io in prima persona perchè è un aspetto che mi piace molto, mentre il resto del team è composto da figure It, marketing, logistica e acquisti. Per i prossimi mesi prevediamo di crescere, sia in termini di estensione del servizio (ad ora siamo attivi su Milano, hinterland, Monza, Brianza e apriremo a breve anche ad altre città della Lombardia), sia come team per gestire la crescente richiesta da parte degli utenti.

Qual è la forza di questa startup? Dove ha guardato Francesco Giberti per mettere a terra il suo progetto?

La forza sta nella capacità di Babaco Market di dare una risposta concreta e di semplice utilizzo ad alcune esigenze crescenti dei consumatori (acquisti online e sostenibilità). Esistono servizi simili nei mercati anglosassoni come Misfits Market e Imperfect Foods negli USA, ma non esiste ancora nulla di simile in Europa Continentale. Inoltre la forza della nostra startup sta sicuramente nel team che unisce alle competenze professionali una reale sensibilità verso la mission anti-spreco.

Cosa vuol dire avviare una startup in Italia, e in Lombardia?

Per lanciare un’azienda in Italia come da qualsiasi altra parte del mondo è necessario essere degli ottimisti, credere in sé stessi, nelle proprie idee e nella capacità del proprio team. L’Italia è un Paese sicuramente più indietro a livello di innovazione e di capitali investiti in startup ma le cose stanno cambiando in meglio. Sicuramente la Lombardia, e in particolare Milano, sono due contesti privilegiati in cui fare impresa in Italia.

Come la scelta del nome, il logo, e qual è il ricordo che porterete sempre con voi sulla nascita del progetto?

Il Babaco è un cosiddetto “Freak Food”: è un frutto della famiglia della papaya, ma che ha la forma di un peperone e il sapore di una fragola e ci sembrava rappresentare bene la straordinarietà della natura che vogliamo celebrare con il nostro servizio. Come ho raccontato Babaco è nato durante il lockdown e se ripenso alla partenza il ricordo più bello è sicuramente legato all’entusiasmo e all’affiatamento del team nel lanciare questo nuovo progetto completamente da remoto.

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