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Bottero, un sindaco antimafia verso Bruxelles

Bottero, un sindaco antimafia verso Bruxelles

Per dieci anni sindaco a Trezzano sul Naviglio, ora Fabio Bottero si candida per il Pd alle Europee. “La mia proposta: una rete europea di amministratori locali contro la criminalità organizzata”.  L’intervista.

Fabio Bottero, per dieci anni sindaco di Trezzano sul Naviglio, adesso candidato alle elezioni europee. Cosa vorrebbe portare a Bruxelles della sua esperienza amministrativa e della sua conoscenza del territorio?

Porterei una storia, una visione, quella di un militante del centrosinistra che ha fatto la gavetta, ha studiato, è stato sempre con le persone, si è misurato con le difficoltà e la bellezza di amministrare una città piccola ma importante, produttiva. Ecco, io voglio rappresentare questo mondo grande, ma troppo spesso sottovalutato, fatto di impegno quotidiano per migliorare la vita dei cittadini.

Come Sindaco si è impegnato sul fronte della diffusione della cultura della legalità, anche con la sua militanza in Avviso Pubblico di cui è coordinatore regionale per la Lombardia. Pensa che sia necessario uno sforzo anche a livello europeo sui temi della legalità e della trasparenza amministrativa?

Anche in questi giorni stiamo assistendo a una serie di fatti, arresti, ipotesi di reato anche relativi a collusioni con le mafie che richiedono una risposta chiara. C'è una "questione morale", come diceva Enrico Berlinguer, e dire "così fan tutti" come fa gran parte della destra è inaccettabile. Per me chi è giudicato corrotto in via definitiva, o è implicato in rapporti con le mafie deve essere espulso a vita dall'amministrazione pubblica. Con “Avviso pubblico” nelle scorse settimane abbiamo presentato al Parlamento europeo il “Codice etico per la buona politica” che è stato accolto dalla Commissione come best practice nell’ ”Handbook of anti corruption”. A livello di politiche comunitarie ciò che intendo proporre è anzitutto una rete europea di amministratori locali contro la criminalità organizzata che possano diventare gli ambasciatori dell’Unione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile.

Spesso le istituzioni dell’Unione sono state criticate per l’eccessiva burocrazia e lo scarso peso del Parlamento europee. Secondo lei di quali riforme avrebbe bisogno l’Unione europea?

L'Unione Europea va riformata, anche dal punto di vista burocratico. Ma non dobbiamo mai dimenticare che senza l'Unione Europea noi saremmo stati travolti dalla pandemia, sia per numero di morti sia dal punto di vista economico. Noi oggi possiamo dire che quel poco di crescita economica che l'Italia registra è dovuta al PNRR. Senza i fondi del PNRR l'Italia vivrebbe una recessione drammatica. E voglio ricordare che la Presidente Meloni e Fratelli d’Italia votarono contro il PNRR. Quindi snellimento burocratico sì, ma soprattutto maggior aiuto ai comuni medi e piccoli. Non tutti sono Roma, Milano, Torino, Genova. Occorre mettere tutti sullo stesso piano perché o si pensa su scala vasta o si diventa più deboli. O si cresce insieme, o le diseguaglianze sociali e territoriali diverranno insostenibili. Anche in questo ambito l'Unione Europea può fare tanto.

Le elezioni europee dell’8 e 9 giugno sono considerate da molti un momento decisivo per l’Unione europea, una sorta di spartiacque tra un futuro possibile di maggiore integrazione e il rischio di un ritorno, neppure troppo lento, a steccati nazionali che rischiano di disgregare il percorso fatto in quasi settant’anni. Non le sembra, però, che il dibattito italiano sia troppo spesso limitato ad una prospettiva tutta nazionale?

Occorre parlare di Europa. Vedo candidati che si occupano del loro microcosmo, lanciare polemiche buone per avere qualche like in più sui social. Occorrono pensieri lunghi, e la voglia di pensare all'Europa come alla nostra Casa. Perché da soli, con la nostra splendida ma sempre più sola Italia, saremo emarginati e sempre più poveri. Il nazionalismo ha già portato a due guerre mondiali. E oggi riemerge come forza disgregante nel cuore del Continente. Io credo nella cultura della Pace, e con una Europa forte, con una difesa unica, con un welfare coordinato, con una idea di fiscalità comune, veramente coesa e giusta questa prospettiva è certamente più facile. Ci vorrà tempo, ma ci vorrà soprattutto coraggio. Piccoli non è bello. i nostri figli già pensano su scala europea. E' da egoisti, senza visione, fare come Salvini che sui cartelli scrive "più Italia, meno Europa". Ecco, dove è Salvini io sono dall'altra parte politicamente. Antitetico per visione.


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