A- A+
Milano
Comunali Milano, Bernardo: "Presto il mio decalogo per la città"
Luca Bernardo (LaPresse)

Comunali Milano, Bernardo: "Presto il mio decalogo per la città"

Luca Bernardo a tutto campo su Affaritaliani.it Milano. "Mia figlia ha paura di essere aggredita. La soddisfazione più grande? Salvare un bambino nato morto. Io mi candido sindaco per rendere qualcosa alla città di quanto ho ricevuto. Le periferie? Io le chiamo quartieri periferici. Sono nato a San Siro, dobbiamo ascoltare la gente e aiutare i più deboli. Lo stadio nuovo? Con me si farà, e si renderà sicuro il quartiere. Che squadra tifo? L'Italia, tra mia moglie interista e mia figlia milanista io sono in mezzo..." L'INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT MILANO

Ho una moglie fantastica e bellissima: Francesca. E poi c'è Lucrezia, che ha 25 anni. Abita a Milano, fa giurisprudenza, le mancano tre esami e vorrebbe fare il notaio. Non è semplice, vediamo.

A Lucrezia piace Milano?
Questa Milano non tanto. Ogni volta che arriva a casa si guarda a destra e sinistra, arriva al portone, ha paura che qualcuno possa aggredirla. Ad alcune sue amiche è successo. Quindi un po' di paura c'è.

Milano era diventata the place to be prima della pandemia. Il Covid l'ha gelata. E' un periodo nel quale la situazione in città è complicata.
Milano è sempre complessa. Ma viene amata nel mondo: è una delle città più note che abbiamo nel mondo per attrattività economica. Un tempo era nota per la sicurezza, per il verde, per tante cose belle. Sicuramente il Covid ha cambiato molto. E io l'ho vissuto in reparto.

Si è ammalato?
No, fortunatamente io non l'ho preso e non l'ha preso nessuno dei miei collaboratori. Non è poco. La cosa strana è che non abbiamo fatto solo i pediatri. I bambini li abbiamo portati al primo piano perché fortunatamente si ammalavano e si ammalano in modo meno grave. Ma abbiamo riconvertito in quattro giorni il nostro reparto, per gli adulti. Nel primo lockdown è stato terribile.

A livello professionale, quindi da pediatra, qual è il piacere e il dispiacere più grande della sua carriera?
Il piacere più grande, qualche anno fa in via Bligny. C'era una mamma che mi indica e dice: è lui, è lui. E allora il bambino si aggancia alla mia gamba. Era nato senza tono, respiro, cuore... insomma era nato morto. L'ho intubato e non abbiamo mollato ed è stato salvato. Bellissimo. E' il frutto dell'esperienza di lavoro con tanti professionisti in Italia e in America che mi hanno insegnato tutto quello che so.

E il dispiacere?
La cosa più brutta è di qualche mese fa. A marzo è arrivato un bambino dalla Toscana, di undici anni, aveva un tumore cerebrale molto aggressivo e in stadio avanzato. Sapevamo che non ce l'avrebbe fatta, ma lui non ha mollato mai, era un lottatore. Abbiamo provato cure sperimentali, ma qualche giorno fa è morto. Ho incontrato il papà in via Veneto e mi ha portato un libricino di favole da regalare alle persone a cui voleva bene.

Torniamo alla candidatura: la giustizia è un problema per i sindaci, i consiglieri comunali e gli altri rappresentanti. Non c'è molta gente che vuole candidarsi. Lei si candida, e la questione è che è sottile la linea tra follia e coraggio. Soprattutto rispetto al fatto che un sindaco prende più o meno quanto prende lei da primario...
Molto meno. Il sindaco guadagna molto meno. La mia risposta è certa: la mia famiglia mi ha spronato a fare questa cosa bella. Arrivo da un servizio pubblico, e se gli elettori dovessero deciderlo, potrò essere a servizio della città, delle persone più deboli, porta a porta.

Non ha paura delle cause?
Io guadagno più volte più di un sindaco, e fare il sindaco è una cosa rischiosa. Se uno fa cose che non sono corrette è giusto perseguirlo, come stabilisce la legge. Ma comunque il legislatore deve intervenire per tutelare chi amministra da rischi inutili.

Lei parla spesso delle periferie.
Ho deciso da ieri che non le chiamerò più periferie ma quartieri periferici. Io non sono nato in centro, ma in via Don Gnocchi, a San Siro. Poi sono passato da via Fleming... Sono un uomo del pubblico, e la mia famiglia che mi ha insegnato come fare del bene, ho una bella famiglia e un buon lavoro. Ho detto: devo prestare la mia opera come una cambiale a scadenza per la città, perché devo dare qualcosa in cambio rispetto a quello che ho avuto. Quando cammino per la strada io dico sempre: non posso promettere questo o quello, ma vi posso dire che non farò mai da solo, ma faremo insieme. Se non si ascolta, i problemi non si possono risolvere.

Che squadra tifa?
L'Italia.

Risposta democristiana.
Mi vuole far litigare in casa? Mia moglie è interista e mia figlia milanista. Io sto in mezzo tra le due, sul divano, durante il derby.

Lei è liberale?
Io sono un uomo che sa che cosa è la libertà, che è stata conquistata dai nostri nonni e dai nostri bisnonni. E questa libertà va utilizzata bene. Soprattutto dopo aver visto la devastazione del Covid. Nel mio reparto c'erano tre pazienti che una volta usciti non avrebbero trovato più parenti, mariti, mogli, figli, ad aspettarli.

Beppe Sala ha sempre fatto un punto d'onore l'ospitare il gay pride.
Il diritto, per definizione, bisogna averlo nel cuore, nell'anima e nella testa. Esistono tanti diritti, ma esistono anche i doveri. E i doveri verso questa città in particolare qualcuno li ha proprio dimenticati.

Per esempio i diritti dei disabili.
Ecco, questo è un punto. Dobbiamo far diventare Milano una città senza barriere architettoniche. C'era una signora che mi faceva vedere un palo messo proprio al centro di uno scivolo: ma come si fa? Lanciamo questa narrazione e non altro: vogliamo una città senza barriere.

Gioco della torre: Pisapia o Sala?
Nessuno dei due per un motivo. Io sono una persona che ama il prossimo e lo rispetta. Non voglio una campagna urlata di insulti, di cose non belle. La città che esce dal Covid non vuole vedere due candidati sindaci che litigano.

Matteo Salvini si impegnerà in prima persona in città?
Io mi auguro che Matteo, Ignazio, Daniela Santanché, Giorgia Meloni, Lupi e tutti gli altri siano con me a girare per la città. Certo che ci sono tante sensibilità diverse nella coalizione. Ma quando vedo una famiglia da città del mulino bianco, dove non si litiga mai, io mi comincio a preoccupare, perché vuol dire che c'è qualcosa di grave sotto, che dietro c'è un problema.

E Berlusconi?
Berlusconi ha detto una frase bellissima, che mi ha inquadrato perfettamente. Ha detto: quando un genitore va a casa di notte, e succede qualcosa, a chi chiede? Ecco, i pediatri sono sempre disponibili. Io posso essere contattato sempre, per qualunque problema. Giorno notte sabato domenica pomeriggio sera sono raggiungibile. Devo dire che Berlusconi ha fatto lo stesso per me: mi ha detto che a qualunque ora posso contattarlo per qualunque problema.

Esiste un programma comune di tutti i partiti, o sarà il programma di Luca Bernardo?
Ho un gruppo di persone che stanno già lavorando, dalla società civile, per preparare un decalogo importante. Sarà un programma diverso. Ma il bello è che sulle piste ciclabili, sull'ambiente green - non quello di Sala, che è alla moda e non progettuale -  sull'ascolto dei cittadini, io e i partiti la pensiamo alla stessa maniera. La serietà è mettere i progetti sul tavolo. Poi vorrei dire: chi non è antirazzista? Chi non è contro la violenza? Chi non è contro l'omofobia? Io ne ho fatto una campagna di vita, ben prima di candidarmi sindaco. Quando vedo un bambino o un adolescente che tenta il suicidio, a me si stringe il cuore: chi può non essere d'accordo sulla libertà e sui diritti?

La prima cosa che domattina fa se diventa sindaco.
Farei aprire il portone per far entrare i cittadini nel palazzo. Dedicherò da lunedì al venerdì un'ora al giorno per i cittadini, associazioni di categorie e ordini professionali.

Parliamo di San Siro: edificazione e stadio nuovo o no?
Ad oggi c'è una certezza di desolazione in una parte di quel quartiere. Al di là dello stadio, che dovrà essere nuovo e che con me verrà costruito - con Sala non lo so, bisogna rendere sicura quell'area. Quando il sindaco uscente dice che Bernardo ha il chiodo della sicurezza io dico sì. Certo che ho il chiodo sulla sicurezza. Sicurezza sul lavoro, sicurezza nel girare la città, sicurezza dei diritti.

fabio.massa@affaritaliani.it

Commenti
    Tags:
    luca bernardo







    A2A
    A2A
    i blog di affari
    Il braccio robotico di Perseverance alla ricerca di segni di vita su Marte
    di Maurizio Garbati
    Green pass obbligatorio, nuovo mezzo di schedatura totalitaria dei sudditi
    L'OPINIONE di Diego Fusaro
    Coordinatore genitoriale, tribunale lo impone: chi è? Posso rifiutarmi?
    di Michela Carlo


    Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

    © 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

    Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

    Contatti

    Cookie Policy Privacy Policy

    Cambia il consenso

    Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.