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Milano
"Da Brueghel a Stomer": tesori della pittura fiamminga in mostra a Milano
Da Brueghel a Stomer: tesori della pittura fiamminga

Milano, nell'anno di Expo, come ideale punto di incontro tra Nord e Sud dell’Europa sotto l’egida dell’Arte come concetto universale. Da questo concetto prende le mosse la mostra "Da Brueghel a Stomer - Tesori della Pittura Fiamminga", promossa da PromoArt e a cura di Massimiliano Caretto e Francesco Occhinegro, visitabile dal 15 maggio al 23 giugno allo Spazio Big Santa Marta di via Santa Marta 10.

Jan wouters detto Stap, Ponzio Pilato che si lava le mani, olio su tavola, cm 106,6x75,1, 1630 caDa Brueghel a Stomer: tesori della pittura fiammingaGuarda la gallery

L’esposizione verte su una selezione di circa venti dipinti di scuola fiamminga, tutti scelti per prestigio, qualità ed importanza. La mostra è inoltre supportata da Ciaccio Arte Insurance Service e dall’Ente Turismo Fiandre che aiuteranno a scandire il periodo espositivo con eventi dedicati all’incontro con studiosi, appassionati ed intellettuali desiderosi di accostarsi alla pittura fiamminga per mezzo di un contatto diretto con le opere, il tutto coronato dalla presentazione di un catalogo specifico dedicato all’analisi di ciascuno dei dipinti, a loro volta suddivisi in quattro sezioni che aiuteranno la scoperta di una delle più belle stagioni artistiche d’Europa.

La prima sezione è dedicata al Rinascimento nelle Fiandre e alla ricezione dell’arte italiana da parte degli artisti nordici. Tre opere narrano le diverse sfaccettature di questo fantastico momento artistico. Ideale “punta di diamante” è la tavola di Pieter Coeck che, ritornata dopo il tour delle importanti mostre pubbliche in cui è stata esposta, fa bella mostra delle sue pose drammatiche e stravaganti. Mentre il Cristo nell’Orto degli Ulivi di Joachim Beuckelaer è una costruzione piramidale frutto di un approfondito studio del Rinascimento italiano, in cui il rigore della maniera moderna è stemprato dal quel “paesaggio emotivo” che si staglia sullo sfondo della composizione.

La seconda sezione è esclusivamente dedicata alla leggendaria famiglia dei Brueghel, che deve la sua fortuna alla capacità di aver creato uno stile riconoscibile e seducente, custodito e perpetrato da ben sette generazioni di artisti e da una sconfinata serie di seguaci e parenti acquisiti lungo tutto il XVII secolo. L’intento è quello di poter offrire una rosa di opere capaci di soddisfare il collezionista più esigente, ma anche il neofita, che della pittura fiamminga per antonomasia potrà così apprezzare i colori smaglianti, la vena fantasiosa, quella raffinata qualità delle superfici che –sola- distingue la scuola fiamminga da tutte le altre. Da David Vinckboons ad Abraham Govaerts, fino a Sebastiaen Vrancx i paesaggi scelti sono un caleidoscopio di colori e forme, sulla scia di Jan Brueghel dei Velluti. Di quest’ultimo, verrà presentato in anteprima un disegno (Incontro tra Carovane) un tempo proprietà di un museo. L’opera, fresca come se fosse stata schizzata ieri, è servita all’artista come base per realizzare un famoso paesaggio oggi agli Uffizi.

Di suo figlio, Jan Brueghel il Giovane, invece, è possibile ammirare la piccola composizione su rame Diana e le Ninfe spiate dai Satiri. Una sinfonia cangiante di colori domina la scena e sollecita l’occhio: rosso, giallo, verde scuro e celeste intenso. I dettagli sono rifiniti con tocchi minuziosi e delicati. Le forme sono sensuali, lucide e turgide. È l’essenza dello “Stile Brueghel”, studiato per creare qualcosa che sia un assoluto diletto per gli occhi.

La terza sezione si configura come una digressione di ampio respiro sulla così detta Golden Age, che oppose idealmente alla pittura fiamminga la sua controparte olandese, fondata su valori civili e su una ricerca volta ad indagare gli aspetti più concreti della vita quotidiana. Emblema della sezione è la Natura morta con granchi e ostriche di Pieter Claesz. Questa monumentale opera, ascrivibile alla fase matura del Maestro, è un capolavoro di solennità e perfezione compositiva, dove tutto è stato studiato e calcolato disponendo i volumi con equilibrio e attenzione, utilizzando tonalità grigie, quasi argentee, funzionali a narrare la sovrabbondante ricchezza della tavola, autentico monumento alle gioie del cibo. Tra gli altri autori presenti, spiccano nel figurativo Adriaen van Ostade e Jan van Ravesteyn, ma è sicuramente la tela di Nicola van Houbraken ad attirare l’attenzione per il soggetto unico, un gruppo di Camaleonti: È probabile che la scelta sia stata influenzata dal gusto delle Wunderkammer che nel ‘600 ebbero particolare fortuna, all’insegna di un amore  per tutto ciò che di bizzarro, unico e singolare il mondo fosse in grado di offrire a metà strada tra suggestioni estetiche e pseudoscienza.

Chiude idealmente la rassegna una quarta sezione, dedicata all’affascinante tema del Caravaggismo. Cinque opere illustreranno il rapporto tra il mondo nordico e la personale interpretazione che gli artisti delle Fiandre seppero fare del linguaggio caravaggesco. Protagonista assoluto, nonché simbolo stesso della mostra, è il dipinto di Matthias Stomer raffigurante Tobiolo che cura suo padre. Delle molte peculiarità che si potrebbero citare sull’opera, basti ricordare che fu di proprietà del Louvre per un periodo di tempo. Il dipinto è considerato come tra i più notevoli, attualmente disponibili, realizzati da Stomer durante il periodo siciliano, cioè quando la pennellata del maestro si fece terrea e ossidata, cedendo ad un verismo crudo e fortemente lontano dagli esiti giovanili, ancora legati alla formazione nordica. Severissimo e solenne, è invece il grande dipinto di Johannes Woutersz detto Stap, raffigurante Ponzio Pilato che si lava le mani. L'opera è dominata dal rosso rubino del drappo di Pilato e le espressioni dei personaggi rivelano la loro origine nordica in quella tensione austera a metà strada tra un acerbo caravaggismo ed i dettami del secolo precedente. Un brano di marcato realismo è fornito anche dall’opera di Werner van denValckert, dal particolare soggetto dell’uomo che prepara il tabacco per la pipa mentre una donna dalle guance rubiconde emerge dal secondo piano intessendo un gioco di sguardi espressivi e veraci.

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