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Milano
Alberto Mattioli: "Il Pd cerca consensi? Non neghi il pluralismo culturale"
Alberto Mattioli

Il giornalista Alberto Mattioli: "Pd non neghi pluralismo culturale"

"Se il Pd vuole ottenere più consenso elettorale, deve essere attento a non negare il pluralismo culturale. Se ci si accontenta di un radicalismo di bandiera, il consenso sarà quel che sarà". Alberto Mattioli, consulente aziendale e giornalista, pur non essendo un membro effettivo del partito è un "invitato permanente" della direzione lombarda del Pd. "Le questioni divisive dovrebbero essere affrontate con più cautela", suggerisce in un'intervista ad Affaritaliani.it Milano. "Se ne fai una bandiera e la porti nelle piazze, il rischio è che le prime divisioni nascano in casa tua".

Mattioli, cosa suggerisce alla nuova segretaria Elly Schlein?

Vista la storia del Pd, che divora i segretari, penso che se non si dialoga non si va lontano. Alcune tematiche sensibili sono divisive per definizione, come è stato per il Ddl Zan, portato avanti con molta determinazione anche se c'era tanto dissenso all'interno della stessa sinistra. Quella vicenda è finita male, perché non ha conseguito alcun risultato e ha diviso il fronte progressista. E poi si è visto come è andata a finire nelle urne, tanto che anche Romano Prodi suggerì di concentrarsi sui diritti sociali e meno su quelli individuali. 

Oggi l'anima del Pd rischia di radicalizzarsi. 

Quello che si può rilevare, come si vede tra i sondaggi, è che oggi il Pd è diventato più il partito della borghesia e meno del popolo che vota a destra. 

Ha trovato una spiegazione?

Intanto c’entra la crisi che sta attraversando la sinistra post Pci e lo abbiamo visto con la nascita di tante sigle che non hanno avuto fortuna. Una volta per i partiti che aspiravano ad avere un ruolo di governo era fondamentale essere in grado di interpretare tutte le classi sociali. A questo, inoltre, dobbiamo aggiungere che siamo in un sistema bipolare con sistemi maggioritari che acuiscono la necessità di aggregare movimenti e forze politiche per creare massa di consenso necessaria a vincere.  

Cosa che il centrodestra ha capito. 

Hanno tante pecche, ma questa cosa l'hanno capita perfettamente. A sinistra, ahimè, salvo l'esperienza dell'Ulivo guidato da Prodi e le segreterie di Renzi e Bersani, le elezioni politiche sono sempre state un momento di grande difficoltà. 

Il rischio poi è quello di rincorrere il M5s. 

Partiamo da un dato che riguarda tutti: l'elettorato è sempre più fluttuante. Se vai a prendere consenso da una parte, rischi di perderlo dall'altra. Se oggi l'unico pensiero è sopravanzare il M5s in un sistema maggioritario, il problema rimane irrisoluto. E soprattutto bisogna stare attenti a non perdere il consenso che si è acquisito in questi anni, come quello del mondo cattolico, elettorato che sta sulla soglia. 

Con Schlein si rischia di allontanarlo? 

Anche per questo motivo solleviamo e chiediamo alla segreteria di trattare questioni sensibili aprendo un dialogo all'interno del partito, come dovrebbe essere normale, per cercare delle convergenze, anziché provocare dei dissensi pubblici e degli allontanamenti. Sotto le varie sigle ci sono diversi filoni culturali, basti pensare alle prese di posizione di Stefano Fassina. C'è una sinistra libertaria più radicale e una tradizionale di governo: due anime che fanno fatica stare insieme. Ma come dimostra il centrodestra, dove ci sono comunque forti tensioni, o si cambia la legge elettorale o si cercano le convergenze. 

Sabato Schlein era a Milano dopo lo stop del Comune, imposto dal Viminale, alla registrazione dei figli di coppie omogenitoriali.

Un tema che da anni divide il fronte progressista e che riguarda non solo i cattolici, ma anche i laici o gli omosessuali che dissentono da questa impostazione. Una situazione analoga scoppiò in Francia nel 2014, suscitando una reazione veemente da una parte della sinistra. Sono temi cruciali sui quali è necessario dover cercare un'intesa. 

La piazza di Milano era gremita. 

Sapevo sarebbe stata numerosa, ma in quella piazza non c'era tanto Pd. C'erano molti assenti. Un altro consiglio per la nuova segretaria è di saper cogliere anche i tanti silenzi e le tante assenze. Sennò si rischia di fare come per il Ddl Zan dove le piazze erano piene, ma non si è capito che non era un tema centrale per gli italiani.

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