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Milano, Alitalia fa perdere 550 posti. Lavoratori: "Si salva condannando noi"
Alitalia a Linate

Milano, Alitalia fa perdere 550 posti. Lavoratori: "Si salva condannando noi"

Il dito indica Malpensa ma bisogna guardare a Linate: Alitalia internalizza i servizi a terra e in 550 di Airport Handling sono a rischio. Vincenzo Commodo (Cub): “Primo licenziamento collettivo della storia negli aeroporti milanesi, non si può salvare Alitalia sulle nostre spalle”.

Avevano già perso negli anni gli appalti di British, Iberia, AirFrance. Tutti passati alla concorrenza. E ora la mazzata Alitalia spaventa 550 lavoratori su circa 2000 di Airport Handling – l'operatore dei servizi a terra negli aeroporti milanesi partecipato da Sea (Comune di Milano) e controllato da Dnata, uno dei tre leader mondiali aeroportuali nato a Dubai. La compagnia di bandiera ha preso in poche settimane due decisioni che fanno tremare gli scali milanesi. La prima, simbolica, tagliare due voli al giorno su Malpensa suscitando la rabbia del governatore di Regione Attilio Fontana. Ma il vero problema – sottaciuto – è Linate: dove Alitalia ha deciso, nonostante da dieci anni venga salvata con soldi pubblici a ogni pié sospinto, di internalizzare parte dei servizi a terra fino a oggi in gestione ad Airport Handling sullo storico scalo di Milano dove la compagnia gestisce il 70 per cento degli slot ed è, nei fatti, l'unico cliente insieme ad Easy Jet e gli scandinavi di Sas. Una decisione presa a bruciapelo. Prima per un mese, poi per due, poi per tre e ora forse per sempre. A luglio l'aeroporto riapre. I lavoratori contenti anche perché i mesi di cassa integrazione a 900 euro si fanno sentire nelle tasche. La decisione come un fulmine a ciel sereno. Non si torna a lavorare e in 550 fra il personale che si occupa rifornimento ai mezzi, rapporti con i clienti, rapporto con le compagnie, check-in e gate, gli addetti al “Weight and Balance, come si dice in gergo, e infine gli agenti di rampa, i coordinatori sotto bordo di tutte le operazioni (pulizie, carburante, passeggeri sui pullman, il piano di carico degli aerei e i corsi di formazione) sono rimasti a casa. Salvi, per ora, gli operai della movimentazione bagagli e valigie. La cassa integrazione prorogata fino a marzo. Ma se non succede qualcosa entro quella data si assisterà, in una Milano provata dal Covid, al “primo licenziamento collettivo nella storia degli aeroporti milanesi” racconta Vincenzo Commodo, iscritto Cub, 47 anni e dal 1996 in aeroporto.

Il 14 settembre un drappello di lavoratori ha manifestato davanti al Comune di Milano, attore in causa in quanto proprietario al 100 per cento di Sea, che partecipa con il 30 per cento delle quote alla società di Handling dopo averla posseduta interamente dal 2002 al 2014 e poi ceduto il controllo per non andare incontro alle procedure europee sugli aiuti di Stato. Il presidio è stato voluto da confederali e dalla Filt Cgil. Sono stati ricevuti da due consiglieri del centrodestra, due del pd e dall'ex Cinque Stelle Simone Sollazzo (oggi gruppo Misto) che ha portato in consiglio comunale la loro vicenda con un intervento. Il giorno dopo si sono recati in Prefettura per chiedere un incontro al numero uno di corso Monforte, rimandato a data da destinarsi. “Hanno avuto più clamore i due voli cancellati da Malpensa – dice Vincenzo Commodo ad Affaritaliani.it Milano – mentre noi siamo a casa continuativamente dall'8 marzo e non si sa nulla del futuro. Troviamo inammissibile che una decisione politica presa a Roma cada sulle spalle di cittadini e lavoratori milanesi nel silenzio delle istituzioni locali. È una vergogna per Milano perché Sea è anche la società controllata che distribuisce più dividendi al Comune. Alitalia non può essere salvata sulle nostre spalle oltre al fatto che è l'unica compagnia del mondo che vuole internalizzare l'handling senza essere messa benissimo, diciamo così, nei propri conti”.

È gente orgogliosa del proprio lavoro e non lo nasconde. E ora temono di perderlo nell'anno più duro per la storia recente della città: “Facciamo i corsi di aggiornamento, Sea li fa addirittura ai propri competitor – chiude l'iscritto Cub con una lunga carriera anche da delegato sindacale –. Sulla safety, su sicurezza sottobordo, viabilità per evitare incidenti, corsi ogni due anni di bilanciamento sul piano di carico perché se i computer vanno in crash dobbiamo elaborare queste informazioni manualmente da fornire al comandante Alitalia, le dipendenti del check-in fanno gli aggiornamenti per le procedure di ogni compagnia, abbiamo fatto formazioni online durante il lockdown, insomma c'è una cultura di 70 anni in azienda anche grazie a Sea perché se non passi un percorso ti possono tenere in sotto attività finché non lo superi. Stiamo parlando di aerei, non di giocattoli, i nostri sono ruoli di responsabilità sui piano di carico perché il comandante ha delle percentuali di bilanciamento in base alle quali equilibrare l'aereo in volo, al decollo e all'atterraggio. Sono lavori di responsabilità e si stanno lasciando in nome del risparmio e del precariato dei nuovi contratti”.

Francesco Floris/Fabio Massa

frafloris89@gmail.com fabio.massa@affaritaliani.it

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