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Pinocchio/Pontida, dal vecchio Carroccio alle ruspe salviniane

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C’era una volta Pontida. C’era una volta l’Alberto da Giussano, i leghisti con le corna tipo Obelix e Asterix, le salamelle che sono uguali tra la festa dell’Unità e quelle di tutti gli altri. C’era una volta il “Roma ladrona” e le magliette contro i terroni. C’era una volta Salvini comunista padano, che militava in quel gruppo del parlamento di Mantova. C’era una volta Bossi che tuonava dal palco, che posava in cannottiera e non senza. C’era una volta Maroni che litigava con Calderoli e Giorgetti che si metteva a mediare. C’era una volta la sacra acqua del Po, le leggende su Luisa Corna, la scuola Bosina, gli orsetti padani e la Padania. C’era una volta l’insulto libero, il daghele al negher, la cassoela come simbolo d’indipendenza. C’era una volta e non c’è più. Oggi c’è la Ruspa contro Renzi, Roma è ladrona ma il sud è da liberare, c’è sempre Salvini ma ha un feeling migliore con casa Pound rispetto ai pericolosi comunisti, c’è Bossi che bofonchia “mi hanno levato i poteri”, la cannottiera non si usa più, al massimo ci si fa fotografare senza, la sacra acqua del Po continua a scorrere ma l’ampolla non c’è più, la scuola Bosina è chiusa, gli orsetti padani non ci sono più e la Padania è morta. Non c’è più il daghele al negher (Toni Iwobi insegna) ma al massimo un daghele al rom, però neanche tanto. C’era una volta la Lega Nord che festeggiava quando arrivava al 10 per cento, per fare la stampella di Berlusconi. Oggi è Berlusconi che fa da stampella alla Lega Nord. E qualcosa vorrà pur dire.

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