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“Ucraina: grammatica dell’inferno”. Poletti presenta il suo libro

“Ucraina: grammatica dell’inferno”. Poletti presenta il suo libro

Nel libro del giornalista Poletti il conflitto con testimonianze di persone accolte a Milano da Progetto Arca 

Lunedì 20 febbraio 2023 alle 11:30, presso il ridotto del teatro Lirico “G. Gaber” di Milano, è stato presentato il libro sull'Ucraina “Ucraina: grammatica dell’inferno" del giornalista Filippo Poletti, che presenterà il suo libro. Interverranno i rappresentanti del consolato generale d’Ucraina a Milano, Alberto Sinigallia, presidente di Fondazione Progetto Arca, Enrica Baccini Responsabile Ufficio Studi di Fondazione Fiera Milano, Caterina Calvino Prina, direttrice dell’Accademia ucraina di balletto di Milano. La presentazione sarà preceduta e conclusa dall’esibizione delle allieve ucraine dell’Accademia ucraina di balletto di Milano, arrivate nel nostro Paese nel 2022.  «Chiudo gli occhi e penso alla mia famiglia, ai miei figli prima di tutto e, poi, ai miei genitori. Il 24 febbraio 2022 è stato l’inizio della fine». È la testimonianza di Caterina, una delle profughe ucraine scappate dalla guerra e ospitate nei centri di accoglienza di Fondazione Progetto Arca a Milano. Insieme a lei c’è Aliona: «Ogni volta che “inciampo” in un telegiornale è come tornare al 24 febbraio 2022, quando la casa iniziò a tremare e una bomba cadde a poche vie da noi. Quel giorno è iniziato l’inferno». 

Sono due delle voci femminili presentate dal giornalista Filippo Poletti nel libro “Ucraina: grammatica dell’inferno” edito Lupetti: la maggior parte dei profughi sono donne fuggite in Italia con i figli. Il volume, introdotto dal console generale d’Ucraina a Milano Andrii Kartysh, ricostruisce l’anno della “permaguerra” o “guerra permanente” scatenata in terra ucraina dalla Russia, alternando la cronaca dei fatti al ricordo doloroso delle profughe accolte nel capoluogo lombardo. A firmare le due prefazioni sono il presidente di Fondazione Progetto Arca, Alberto Sinigallia, e il presidente di Fondazione Fiera Milano, Enrico Pazzali: insieme hanno unito le forze per realizzare tante iniziative a favore dei profughi ucraini, ultima delle quali l’hub di accoglienza di via Sammartini a Milano. La postfazione è stata scritta dal presidente del Centro Studi Esercito e docente di peacekeeping all’università Lateranense, Salvatore Farina, capo di Stato Maggiore dell’Esercito dal 2018 al 2021. 

145 mila profughi arrivati in Italia, per lo più donne e bambini

“Ucraina: grammatica dell’inferno” presenta le conseguenze che la guerra ha avuto sulla vita delle persone: più di 10 milioni, pari al numero degli abitanti della Lombardia, sono fuggiti di casa, di cui 4,8 milioni registrati per la protezione temporanea in Europa e 5,4 milioni sfollati. Oltre 17 milioni hanno avuto bisogno di assistenza. 

L’Italia ha accolto 145.829 profughi, l’84 per cento donne e bambini. È un numero rilevante, che, all’incirca, corrisponde alla popolazione di Foggia, Cagliari o a un decimo degli abitanti di Milano. Più del 60 per cento ha trovato rifugio nel nord. Nel 2022 al consolato d’Ucraina a Milano sono state svolte più 56mila pratiche con punte di oltre 500 al giorno.  

Tra di loro c’è Halyna: «Ho 36 anni: la notizia dell’attacco all’ospedale di Mariupol del 9 marzo 2022 mi ha spinto a lasciare il mio Paese. Ho pensato che se non c’era pietà per i bambini, che sono il futuro, non ci sarebbe stata neanche per me. Ho preso l’essenziale, chiuso la porta e sono scappata in Italia».  

Un anno di guerra: un terzo di vittime civili dell'Afghanistan

Tragico il bilancio delle vittime civili: secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani sono state 18.483. «Se paragoniamo queste perdite a quelle registrate in 20 anni di guerra in Afghanistan – nota Poletti – scopriamo che il conflitto in Ucraina ha fatto più di un terzo di quelle conteggiate tra il 2001 e il 2021». 

«Non so quale sia l’obiettivo della Russia: non so se voglia eliminare l’Ucraina, il popolo ucraino o la cultura ucraina, ma so di certo, e l’ho visto e lo rivedo tutte le notti nei miei incubi, che sta uccidendo tante persone», confida Olena a cui fa eco Oksana: «Città che bruciano, persone che non hanno più nulla, corpi accatastati: non riesco più a guardare i telegiornali. Non riesco a vedere i miei connazionali e i luoghi del mio passato andare a fuoco. Così non ce la faccio». 

51 racconti di disperazione: 24 febbraio 2022 inizio della fine

Presentati in 51 grandi racconti, i principali fatti della guerra in Ucraina (dalla strage di Borodyanka a quelle di Bucha, Irpin, Kharkiv, Kramatorsk, Mariupol e Zaporizhzhia) sono commentati dalle profughe tra i 33 e 50 anni, indicate con il solo nome di battesimo così da rispettare la loro richiesta di non diffondere il cognome e renderle riconoscibili: «In Ucraina lavoravano – spiega Poletti, per anni firma delle pagine di cronaca per oltre 15 testate giornalistiche –. C’è chi faceva l’imprenditrice, chi l’ingegnere, chi la farmacista, chi la biologa, chi l’insegnante di danza, chi la traduttrice, chi la cassiera o la commessa, chi l’addetta alla reception. Il 24 febbraio 2022 hanno perso tutto».  

Come documenta Irina, mamma di Arina, danzatrice di 15 anni ospitata all’Accademia ucraina di balletto con sede in via Quadronno a Milano, con l’invasione russa la vita degli ucraini è cambiata in un istante e in pochi giorni la maggior parte degli abitanti di Kiev è dovuta fuggire: «Sparavano alle auto sulla strada e l’intera città era ferma ai posti di blocco. Per tre o quattro giorni siamo rimasti in casa e abbiamo sentito solo esplosioni, spari dalla strada e il rumore dei carri armati e dei mezzi corazzati militari che viaggiavano lungo le strade». 

Il grazie all'Italia e il sogno di un mondo governato dai bambini

A scaldare il cuore dei profughi è stata l’accoglienza ricevuta nel nostro Paese: «Grazie: questo è il primo pensiero che mi viene in mente. Grazie all’Italia e all’Europa che dicono di no, in tutti i modi, a questa guerra», confida Giulia.  

Anche Aliona racconta la vicinanza del popolo italiano: «Solidarietà: ho sperimento e vissuto questa parola sulla mia pelle. Sono scappata passando da Leopoli e poi, tramite la Polonia, sono arrivata in Italia. Ho sperimentato la corsa alla solidarietà che, quando non hai più nulla, ti porta a sperare in una nuova umanità: un’umanità di vita e non di morte, di pace e non di guerra».  

Da Natalia arriva questa proposta rivoluzionaria: «Se il mondo fosse in mano ai bambini, la guerra non esisterebbe. Sono un insegnante di una scuola materna che si trova vicino a Mariupol. Lavoro con i bambini da 18 anni: loro sanno che la guerra è brutta e che basta incrociare le mani e gli sguardi per fare la pace. Il mondo deve essere dei bambini».  

Per ChatGtp Russia non ha invato Ucraina, apriamo le braccia ai profughi

Dopo il libro intitolato “Grammatica del nuovo mondo” dedicato al Covid, Poletti presenta la grammatica dell’inferno ucraino ossia le “regole dell’orrore”: «Se chiediamo a ChatGPT cosa è successo nel 2022, il chatbot, basato sull’intelligenza artificiale e addestrato fino al 2021, risponde che la Russia e il presidente Putin non hanno ufficialmente attaccato l’Ucraina. I profughi arrivati in Italia ci fanno comprendere il dramma dell’Ucraina. Le donne, i bambini e gli uomini ucraini sono con noi, tutti i giorni, dal supermercato ai mezzi pubblici, nelle piazze come nelle vie: fanno parte della nostra comunità e, proprio per questo, abbiamo il dovere di prendercene cura, condividendo il loro dolore e aprendo le nostre braccia».  

La prefazione di Enrico Pazzali, Presidente di Fondazione Fiera Milano 

Cosa possiamo fare? E come possiamo farlo?

Sono le due domande che io e tutta la squadra di Fondazione Fiera Milano ci poniamo quando, nel marzo del 2022, guardiamo alla situazione drammatica che ogni giorno la rete e la TV ci mettono davanti agli occhi.

Cerchiamo idee buone, progetti possibili, soluzioni d’emergenza.

Sappiamo che a Varsavia, dentro la fiera, stanno realizzando un centro dedicato all’accoglienza, e allora ci mettiamo in moto per saperne di più.

Scopriamo che i padiglioni, da un giorno all’altro, si trasformano in un grande hub di raccolta per tutti gli ucraini che, terrorizzati dalle bombe, scappano nella vicina Polonia. Anziani, donne ma, soprattutto, tanti, tantissimi bambini. Decine di migliaia di persone che nel giro di poche ore si trovano senza una casa, un piatto caldo, o una semplice bambola con cui giocare. Persone senza più nulla o quasi, e con un futuro a dir poco incerto.

La nostra Fondazione, d’altronde, non si occupa solamente di sostenere il lavoro di Fiera Milano, che è quello di allestire padiglioni, attrarre buyer, organizzare eventi e studiare nuove manifestazioni. 

Dare una mano nei momenti più duri è infatti da sempre una delle missioni che caratterizzano il nostro operato: lo abbiamo fatto durante il covid con la realizzazione dell’ospedale in Fiera e ancora durante la successiva campagna vaccinale con l’allestimento di due hub dedicati; di conseguenza mai avremmo potuto rinunciare a dare il nostro contributo anche in questa occasione. E così è stato, grazie al contributo preziosissimo di Fondazione Progetto Arca, che ci accompagna in tutte le iniziative, con il suo “timoniere” Alberto Sinigallia.

Ecco allora che in pochissimo tempo ragioniamo per poi passare subito all’azione, organizzando 12 Tir pieni di generi alimentari, ma anche farmaci e giocattoli, da spedire in direzione della Fiera di Varsavia e quella di Poznan.

Ma non ci fermiamo qua. 

Il 3 maggio, grazie anche alla collaborazione di Fiera di Parma e Federalimentare, diamo vita ad una raccolta di fondi per la realizzazione e il reperimento di prodotti alimentari per le mense di due città ucraine di confine.

E ancora il 23 novembre nasce un nuovo luogo a Milano, l’Hub 126, dedicato in questo delicato momento ad accogliere i profughi provenienti dall’Ucraina, ma che avrà successivamente anche un ruolo significativo fuori dall’emergenza, quando diventerà un “luogo di aggancio” per le persone senza fissa dimora, sempre più in aumento nel nostro Paese.

Tre esperienze, intimamente connesse con la natura di questo utile libro, che ci vedono protagonisti e che raccontano perfettamente il nostro impegno costante, nell’andare oltre ai confini abituali della nostra attività, dando una risposta attiva nei periodi, e nelle situazioni, emergenziali.

Ed è anche per questo motivo, dunque, che ci tengo a ringraziare Filippo Poletti che ha saputo mettere in evidenza non solo il lato militare della guerra che, ahimè, è ben presente e radicato nelle nostre menti, ma anche il lato umano e, ci tengo ad aggiungere, umanitario che questa comporta. 

Perché quando spostiamo lo sguardo verso le atrocità che si stanno verificando, ecco che il tempo sembra fermarsi e il pensiero va costante a quelle centinaia di migliaia di persone che, come i nostri nonni, stanno vivendo un incubo. Ed è proprio in momenti come questi che tutti siamo chiamati a compiere quello che è, a tutti gli effetti, un atto di responsabilità verso chi soffre. Fondazione Fiera Milano c’è e ci sarà, perché così intendiamo la nostra missione. Senza retorica, lavorando in silenzio. Ma sapendo che possiamo (e dobbiamo) fare sul serio. 

* Presidente di Fondazione Fiera Milano 

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