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Regionali, al via la campagna tra debolezze, sondaggi e astensione. Il punto
Attilio Fontana, Letizia Moratti, Pierfrancesco Majorino

Regionali, al via la campagna tra debolezze, sondaggi e astensione. Il punto

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Debolezze e sondaggi, ma a chi importa? La sintesi di questa campagna elettorale per le regionali 2023 in Lombardia potrebbe essere questa. Strana campagna. Manca anche una vera e propria "storia umana" come quella che invece si sta verificando a Roma con Rocca e le sue vicende personali. I tre candidati sono tutti e tre ben noti al pubblico giornalistico. E tutti e tre polarizzati, identificabili.

Lombardia, Fontana e l'incognita Meloni a centrodestra

Attilio Fontana l'uomo del centrodestra, l'uscente. Che deve fare i conti tra la propria naturale e proverbiale tendenza a ricomporre le fratture, soprattutto quelle dolorose come i litigi nella Lega che è nata nella sua Varese, con il suo storico leader Bossi. Quello stesso Bossi che evita la divaricazione definitiva, e così la scissione del Comitato Nord diventa una scissioncina, alcuni di qui e altri di là, e si va verso l'atomo che si scinde. Fissione senza energia. Mentre l'altra frattura è quella più dura, ed è più sotterranea: quanto sarà forte Fratelli d'Italia? Quanto si radicherà nella terra storicamente del Carroccio. Questa è la vera incognita di questo inizio di campagna. Alla quale va collegato l'impegno o meno di Giorgia Meloni. Pensieri contrastanti: se si impegna fa salire l'affluenza, e con essa in modo assai drastico le chances di vittoria. Se non si impegna, Fdi viaggerà più bassa e ci saranno più posti anche per la Lega. Ma a quale costo? Al costo di un rischio che comunque esiste: la bassa affluenza infatti avvicina Majorino all'impresa.

Majorino risale la corrente nonostante... il Pd

Ecco, Pierfrancesco Majorino. Se ci poteva essere un laboratorio che lo mettesse nelle peggiori condizioni possibili, il Pd a livello nazionale è riuscito ad approntarglielo. Sconfitta alle elezioni politiche, caso Soumahoro, caso Panzeri, congresso e primarie che vengono convocate nel giorno più sbagliato del mondo, poi rinviate, ma non si sa come e quando. Candidature multiple nel suo mondo, quello della sinistra-sinistra. Eppure il suo lo sta facendo. Partendo da una notorietà bassissima, in Lombardia, è risalito pian piano. Partendo da venti punti di distanza sta riducendo il distacco. Adesso è a poco meno di 10, e mancano 40 giorni. Affluenza bassa? Una manna, purché si riportino i propri al voto. E allora Majorino picchia su quello. Lascia stare i riformisti che ormai sono con Letizia Moratti. Fa una lista civica marcata del civismo che in lui si riconosce, continua a premere sulla ferita aperta del Comitato Nord, sta solo e unicamente sui temi amministrativi, cercando di evitare la politicizzazione. Perché i punti di debolezza, a livello nazionale, sono evidentissimi. La parola d'ordine pare essere "sganciare": dividere la discussione sulle Regionali da quella sull'ambito politico nazionale. Le urne non sono un test sul governo, insomma. Esattamente il contrario di quel che dice Giorgia Meloni.

Moratti, duro lavoro per non essere solo la terza incomoda

Infine, Letizia Moratti. Ha preso la sua via, come al solito, sgobbando. Ci mette dentro risorse umane e mentali, soldi e anche tanto impegno. Torte e balli servono per dire alla gente che non è una privilegiata, che è come loro. Lo stesso messaggio del suo pullman dice questo: che lei c'è. Ed è in campo per vincere. Anche lei ha un buon abbrivio. I sondaggi la danno in una forchetta tra il 15 e il 20 per cento. Ma vorrebbe crescere perché per sperare in un sorpasso bisogna essere attaccati, e ancora non lo è, tanto che Majorino continua ad affermare che la corsa è a due, e la terza è incomoda. Certo, anche qui le preoccupazioni non mancano. L'idea che il voto utile potrebbe portar via consensi a lei e regalarli a Majorino è comunque un tema. Però ha evitato di imbarcarsi gli autonomisti senza Bossi, non un buon affare.

Vada come vada, una partita è sempre aperta per definizione. In questo caso la vera questione è a quanti elettori interessa influenzarne il risultato.

fabio.massa@affaritaliani.it

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