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Santin (Yale): sorprendente efficacia dell’Ivermectina contro il covid
Alessandro Santin

Santin (Yale): sorprendente efficacia dell’Ivermectina contro il covid

L’Ivermectina, un farmaco low cost e disponibile su vasta scala, è efficace nelle diverse fasi del Covid 19 perché è dotata non solo di un effetto antivirale, ma anche di un potente effetto anti-infiammatorio simile a quello dei cortisonici, ma non immunosoppressivo. Insieme al vaccino può cambiare la storia.

Prof. Santin, Lei è stato tra i pionieri nell’utilizzo del plasma iperimmune per i malati di Covid 19 che si è dimostrato molto efficace se somministrato nelle prime fasi della malattia. Ora sta promuovendo l’uso dell’Ivermectina, un farmaco utilizzato per via orale da oltre 40 anni come antiparassitario, contro il Covid. È un farmaco promettente?

L’Ivermectina è un farmaco la cui scoperta è valsa il premio Nobel per la Medicina a William C. Campbell e Satoshi Ōmura nel 2015. Questo farmaco è dotato di una potente azione antivirale e anti-infiammatoria contro il Covid 19 dimostrata sia in studi di laboratorio che in studi clinici. Sono oltre 40 gli studi clinici completati in diverse parti del mondo che hanno dimostrato come l’Ivermectina sia, non solo estremamente efficace nel ridurre la viremia nella fase iniziale dell’infezione, ma anche attiva durante la fase secondaria. Devo dire che gli effetti terapeutici dell’Ivermectina hanno sorpreso anche me. Non mi aspettavo che un farmaco approvato oltre 35 anni fa con altre indicazioni potesse davvero essere cosi’ efficace e ben tollerato nei pazienti Covid.

Prof.ci spieghi meglio…

È solamente da metà gennaio che negli Stati Uniti è possibile prescrivere l’Ivermectina contro il Covid-19. Il via libera è avvenuto dopo l’audizione a Dicembre di Pierre Kory - medico specialista di terapia intensiva dell'Aurora Medical Center di St. Luke  - alla Commissione sulla Sicurezza Nazionale in Senato ( https://www.hsgac.senate.gov/imo/media/doc/Testimony-Kory-2020-12-08.pdf) in rappresentanza della “Front Line Covid-19 Critical Care Alliance” (FLCCC)  https://covid19criticalcare.com/

In quell'occasione il Dr. Kory ha spiegato in che modo l’Ivermectina funzioni citando i diversi studi che ne attestano l’efficacia e la sicurezza, tanto da convincere le autorità sanitarie USA (NIH/FDA/CDC) a modificare il divieto di prescrizione sul territorio americano ( https://covid19criticalcare.com/wp-content/uploads/2020/11/FLCCC-Ivermectin-in-the-prophylaxis-and-treatment-of-COVID-19.pdf ) 

Ero inizialmente molto scettico, ma dopo avere cominciato ad utilizzarla nei miei pazienti Covid, sono convinto che l'Ivermectina possa davvero essere il game-changer nella lotta contro il Covid19. La letteratura mondiale sta dimostrando l’efficacia e la sicurezza in tutte le fasi dell’infezione di questo farmaco (https://ivmmeta.com/).

Sebbene il National Institutes of Health (NIH) in America non abbia ancora dichiarato il suo completo sostegno sul suo utilizzo ha comunque recentemente cambiato la sua posizione su l'Ivermectina da "contro" a essenzialmente "neutrale, in attesa di ulteriori dati di prova", che poi è la stessa dichiarazione attuale che permette di utilizzare gli anticorpi monoclonali (oggi usati in tutti gli USA e anche in Italia). 

La cosa più incredibile di questo farmaco è che sono risultati positivi sia gli studi randomizzati che hanno utilizzato l’Ivermectina come profilassi (nello studio di Carvallo in Argentina sugli operatori sanitari nessuno dei 788 che assumevano 12 mg di Ivermectina una volta alla settimana si è ammalato di Covid contro il 58% (237) dei 407 soggetti controllati) sia quelli che l’hanno utilizzata nei malati Covid con forme più o meno gravi di infezione prevenendo l’ospedalizzazione nei pazienti trattati a domicilio o l’ulteriore aggravamento se ricoverati in ospedale. 

Non credevo possibile una efficacia del genere. Ho assistito in prima persona a risposte molto rapide dopo la somministrazione di Ivermectina sia in pazienti Long Covid che non respiravano bene da mesi, cosi’ come in pazienti estremamente gravi durante la fase acuta che erano sotto ossigeno e prossimi all’intubazione. Queste evidenze mi hanno convinto a cambiare rapidamente opinione.

In che modo agisce questo farmaco?

L’Ivermectina ha più di un meccanismo di azione potenzialmente efficace contro il Covid 19. Uno dei principali è la sua capacità di attaccarsi sulla proteina Spike1 del Coronavirus in diversi punti strategici usati dal virus per legarsi ed entrare nelle nostre cellule. Per questo motivo, a differenza degli anticorpi monoclonali, può funzionare contro tutte le varianti. Cosi’ facendo impedisce al virus di agganciarsi all'ACE2 – ovvero la principale delle porte d'entrata del virus nelle nostre cellule - e questo le permette di ridurre la capacità del virus di entrare nel nostro corpo. 

Se il Covid resta fuori dalle nostre cellule diventa una facile preda del nostro sistema immunitario che se ne può sbarazzare molto più facilmente. È importante sottolineare che la regione proteica di aggancio del virus – gli spuntoni dello Spike - si legano non solo ai nostri recettori ACE2, ma anche ad altri recettori di aggancio che sono importantissimi per il virus, quelli che si basano sull'acido sialico, sul recettore CD147 e su un recettore colinergico chiamato a7nAChr. Non voglio dilungarmi in tecnicismi, ma questa premessa ci aiuta a capire come il Covid attacca il nostro organismo. 

Una volta entrato nei nostri polmoni e averli danneggiati, il virus penetra nel sangue e viaggia nel nostro organismo portato dai globuli rossi e dalle piastrine che sono in numero enorme nel nostro sangue. Oggi sappiamo che il virus si attacca ai globuli rossi e e alle piastrine perché sono entrambi rivestiti di recettori di Acido Sialico e CD147 e grazie a questo invade tutti i vasi sanguigni finché si “sgancia” sugli endoteli (la parte interna dei nostri vasi sanguigni) e quindi causa una vasculite sistemica, che è il motivo per cui alla fine molti di noi non riescono a superare l’infezione. Quando il virus si replica all’interno delle cellule endoteliali dei vasi li infiamma e crea degli aggregati adesivi di globuli rossi e piastrine – delle masse dense, dei piccoli coaguli che inizialmente ostacolano la circolazione nei piccoli vasi (capillari) - ma poi progressivamente si ingrossano e bloccano vasi sempre più grandi. Quando questo accade nei polmoni causa mancanza di ossigeno che quindi danneggia tutti i nostri organi come il cervello, il fegato, i reni e il cuore, soprattutto negli anziani, nei diabetici e nelle persone con pregresse patologie. 

Il meccanismo con il quale si muove il virus nel sangue ci spiega anche come mai il Covid sia più letale in persone con livelli alti di glucosio come i diabetici e prediabetici. Il motivo è perché i recettori fatti di acido Sialico e CD147 sono fondamentalmente zuccheri. In un diabetico questi acidi sialici sono più ricchi di zucchero (glucosio) e il virus si attacca-incolla meglio ed è ancora più facile la sua diffusione sistemica. Questa selettività del virus per le caratteristiche di alcuni soggetti avviene anche per i gruppi sanguigni, ad esempio chi ha un gruppo sanguigno A o B, vanta globuli rossi con maggior presenza di acido sialico/zuccheri sulla superficie, mentre chi ha un gruppo sanguigno di tipo 0, invece, è meno suscettibile al virus, in quanto ha meno acido sialico/recettore che riveste i globuli rossi e quindi il virus si aggancia meno. Ipazienti diabetici o con questi gruppi sanguigni (A e B) hanno statisticamente un’evoluzione più grave della malattia. 

Quindi?

Uno dei meccanismi fondamentali per i quali l’Ivermectina funziona nei pazienti è perché “mette un muro”, (uno scudo) tra il nostro corpo (globuli rossi, piastrine e vasi) e il virus, e quindi non permette più di agganciarsi sulle nostre cellule facilitando cosi’ lo scorrimento dei globuli rossi che trasportano ossigeno nei vasi sanguigni. L'Ivermectina sembra essere in grado di rompere rapidamente il legame tra il virus (la chiave-Spike) e i suoi recettori (la porta di ingresso-ACE2, gli acidi sialici, il recettore CD147 e a7nAChr), e così i pazienti cominciano miracolosamente a respirare e ossigenarsi di nuovo in modo appropriato di norma in 24-48 ore. Questo è anche quello che accade in tutto il resto della micro-circolazione di tutto il corpo e che porta al miglioramento rapido della funzionalità dei vari organi.

È efficace anche nei long houlers?

L’Ivermectina sembra funzionare anche su moltissimi dei “long houlers”, ovvero quel 10-30% della popolazione che dopo l’infezione iniziale spesso di grado lieve o moderato (nella maggioranza non aveva reso necessario il ricovero), non sono poi più riusciti a tornare alla normalità per la persistenza di sintomi debilitanti, anche dopo molti mesi, né a respirare come prima, né a fare sport. Esistono diverse teorie, ma probabilmente il vero motivo è che il virus resta nascosto (persiste in piccole quantità), in questi soggetti, nei capillari/endoteli e in alcuni organi come il cervello, per mesi e mesi. Questi individui presentano una carica virale bassa, non rilevabile al tampone e non sono infettivi. Ma continuano a vivere in uno stato di infiammazione permanente, attivato dalle sentinelle più attente e sensibili del nostro sistema immunitario, le mast cell (mastociti) localizzate nei vasi sanguigni, che percepiscono ancora la presenza del virus e rilasciano grandi quantità di proteine (citochine) infiammatorie inclusa l’istamina. La cosa sorprendente è che ho trattato e sto trattando pazienti “long haulers”, con l’Ivermectina e dopo pochi giorni, senza praticamente nessun effetto collaterale, queste persone hanno riniziato a vivere e a respirare in modo normale.

Dr Santin, l Ivermectina è stata definita dal Dr Pierre Kory negli Stati Uniti il “game changer” per la pandemia. Esiste davvero la possibilità che utilizzando un farmaco cosi’ economico e già disponibile con una semplice ricetta medica in tutto il mondo si possa tornare ad una vita vicina alla normalità?

La valutazione sull'effettiva efficacia di un farmaco va fatta solo attraverso il filtro delle pubblicazioni scientifiche peer reviewed. A questo riguardo sono impressionanti i risultati sull’uso dell’Ivermectina in Perù, dove è stata usata massivamente su tutta la popolazione (oltre 33 milioni di persone). Ebbene, lo studio ha dimostrato il crollo della mortalità (picchi del 90%) rispetto alle regioni in Perù in cui e’stata distribuita con ritardo (come ad esempio a Lima, la capitale). Questo è uno studio al momento unico (https://ssrn.com/abstract=3765018), dato che è uno studio includente la popolazione di un intero paese. L’Ivermectina è un farmaco estremamente sicuro (oltre 4 miliardi di dosi sono state utilizzate dalla sua iniziale approvazione per uso umano) e che può essere prodotto facilmente da qualsiasi casa farmaceutica in grandi quantità sotto forma di pillole da ingerire (preferibilmente dopo il pasto per aumentarne l’assorbimento e attività clinica) in ogni parte del mondo e con costi minimi dato che è fuori brevetto. Per i nove stati in cui l’Ivermectina è stata distribuita dal governo peruviano alla popolazione con il consiglio di utilizzarla in regime domiciliare (a casa) ai primi sintomi di infezione da Covid, i decessi in eccesso a 30 giorni sono diminuiti di una media ponderata per la popolazione dal 70% al 90%(https://ssrn.com/abstract=3765018)”. 

Un altro studio interessante è quello fatto in Francia (https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/bjd.19821). Tra il 5 marzo e il 15 maggio 2020, 69 residenti di una struttura per anziani, con età media di 90 anni, e 52 membri del personale hanno ricevuto Ivermectina a causa di una epidemia acuta di scabbia (una malattia causata da un parassita contro il quale l’Ivermectina e’ estremamente efficace).Solo undici tra queste persone sotto Ivermectina hanno poi presentato sintomi dovuti a Covid-19 durante l’epidemia e nessuna ha necessitato di ricovero o è deceduta causa malattia. Questi risultati sono in forte contrasto rispetto alla prognosi del gruppo di pazienti controllo in altre strutture simili, con ospiti di età media di 86 anni, dove senza l’uso dell’Ivermectina il 22,6% è stato contagiato e il 5% è deceduto. Anche negli USA (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7550891/) sono state analizzate  le cartelle cliniche dei pazienti ricoverati in quattro ospedali Broward Health in Florida, con Covid-19 confermato, tra il 15 marzo e l'11 maggio 2020, trattati con o senza Ivermectina. Sono stati esaminati 280 pazienti, 173 trattati con Ivermectina e 107 senza Ivermectina. L'analisi  ha mostrato una mortalità significativamente inferiore nel gruppo Ivermectina (15,0% vs 25,2%). Ancora più evidente è stata la diminuzione della mortalità tra i pazienti trattati con ivermectina con grave coinvolgimento polmonare e sotto ossigeno (38,8% vs 80,7%)”. 

Dr. Santin, i vaccini a differenza degli USA non sono ancora disponibili su larga scala in Italia, pensa davvero che l’Ivermectina possa aiutare durante questa fase della pandemia il nostro paese?

Voglio sottolineare che l’uso dei vaccini e dell’ Ivermectina non sono in contrapposizione ma sono complementari. Iniziare a distribuire e/o avere disponibile l’Ivermectina come sta accadendo in Perù, e in larghe parti dell’ India (penso ad esempio allo stato dell’ Uttar Pradesh nell’ India del nord, popolato da oltre 210 millioni di persone), dove la mortalità è adesso enormemente più bassa rispetto all’Italia grazie alla sua distribuzione potrebbe anche da noi  rapidamente ridurre la gravità dell’infezione da Covid, in particolare nei soggetti a maggior rischio di aggravamento mentre la campagna vaccinale prosegue il suo corso. L’Ivermectina a differenza dei cortisonici - farmaci anti-infiammatori molto efficaci se utilizzati nella seconda fase dell’infezione (fase infiammatoria) da Covid ma dannosi se utilizzati troppo presto durante l’infezione (fase iniziale viremica) - non altera’ l’effetto dei vaccini sul nostro sistema immunitaro.

Riassumendo, la ragione per la quale l’Ivermectina e’ efficace nelle diverse fasi del Covid è perché’ è dotata non solo di un effetto antivirale, ma come descritto sopra anche come antiaggregante (simile ma più specifico rispetto a quello dell’eparina e aspirina). E infine è dotata di un potente effetto anti-infiammatorio simile a quello dei cortisonici, ma non immunosoppressivo come quello dei cortisonici (e quindi la risposta immunitaria delle cellule T e quella delle cellule B (produttrici di anticorpi) continua a svilupparsi durante l’uso dell’Ivermectina, agendo sul fattore di trascrizione NF-KB (che causa la tempesta di citochine quando iperattivato dal Covid).

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