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Spaccio a San Vittore, 5 arresti: l'infermiera faceva da staffetta

Spaccio a San Vittore, 5 arresti: l'infermiera faceva da staffetta

Un giro di spaccio all'interno del carcere di San Vittore e' stato interrotto da 5 arresti eseguiti oggi dal Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria. A fare da tramite era un'infermiera - ora ai domiciliari - dipendente dell'ospedale San Paolo di Milano, che si faceva pagare nei turni esterni svolti nel penitenziario per far entrare la sostanza. I fatti si sono verificati tra agosto e settembre. Le indagini hanno ricostruito che si e' fatta pagare anche un migliaio di euro per ritirare le dosi e portarle all'interno dell'istituto, proprio nel terzo braccio dove sono reclusi i detenuti che hanno problemi di tossicodipendenza. Ad arrestarla in flagranza nei giorni scorsi e' stata proprio la polizia penitenziaria, che ha raccolto informazioni e confrontato anche le celle a cui si agganciava il suo telefono. Allo stesso medo, secondo gli investigatori, all'interno del carcere c'era un cellulare in uso ad un detenuto, che scriveva al fratello ed effettuava gli ordini: nelle intercettazioni si parlava di "profumi" e si faceva in realta' riferimento alla droga. Mentre quando si faceva riferimento ad una "guardia" ci si riferiva proprio all'infermiera-staffetta.

L'infermiera e' stata scoperta proprio quando i cani molecolari della polizia penitenziaria l'hanno bloccata prima che per l'ennesima volta entrasse in carcere con un 'carico' di stupefacente. Una volta fermata - viene sottolineato nell'ordinanza a firma del gip Manuela Accorso Tagano - in sede di interrogatorio ha ammesso almeno 4 episodi in cui e' stata raggiunta dai parenti dei detenuti per essere pagata e ha consegnato "la partita di droga e il primo cellulare". Il riferimento e' ad un 'microcellulare' e ad un iPhone portati dalla stessa ai 'clienti' detenuti. Il racconto al pm si traduce "nella piena ammissione delle proprie responsabilita'", aggiunge la gip. Davanti al sostituto Paolo Storari, che ha coordinato le immagini, l'infermiera ha poi raccontato per filo e per segno dei viaggi da casa sua a Milano e nell'hinterland per recuperare le dosi. Numerose anche le telefonate con spacciatori stranieri, riscontrate dalle indagini documentali: "La donna non aveva alcun motivo di contattare utenze straniere", si sottolinea nel provvedimento, precisando che per portare la droga in carcere ci vuole "una meticolosa organizzazione". I due detenuti, Loris Granillo e Daniele Colomeo, destinatari oggi di un'altra ordinanza in carcere, erano gia' stati condannati per reati di stupefacenti. Obbligo di dimora, invece, per la madre di uno dei due. L'infermiera e Granillo, nelle intercettazioni riportate, a un erto punto conversano anche su come far uscire l'iPhone dal carcere, evidentemente temendo che il giro di spaccio stesse per essere scoperto. La donna "in qualita' di incaricata di pubblico servizio ha accettato denaro per compiere atti contrari ai propio doveri d'ufficio", conclude la giudice.

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