Milano, 29 apr. (Adnkronos) - Un segno di "attenzione geopolitica" nei confronti dell'Italia, che farà bene anche all'indotto. Andrea Rangone, esperto di innovazione digitale e fondatore degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, interpreta così la decisione di Euronext di trasferire il proprio data center da Londra a Bergamo, entro il 2022, nel campus di Aruba. Una scelta dettata senza dubbio dalla Brexit e quindi da tematiche "compliant", come la necessità di riportare i propri dati in Europa, ma anche "dal desiderio di avere del riguardo nei confronti dell'Italia", Paese di cui si sta acquistando la Borsa per oltre 4,4 miliardi. "E' un'operazione importante e un segno di attenzione geopolitica e relazionale", spiega all'Adnkronos. I data center sono come dei grandi magazzini di stoccaggio che, al posto di prodotti o di pacchi, conservano migliaia di dati ed eseguono calcoli con giganteschi calcolatori. Questi centri, sottolinea Rangone, che è anche presidente di Digital360, "hanno un impatto importante sul territorio". Intanto, "si tratta di investimenti rilevanti dal punto di vista edilizio perché sono infrastrutture delicate, che hanno sistemi di sicurezza avanzati. Sono investimenti che sul territorio possono portare occupazione e avere effetti sull'indotto". Per il mega data center di Microsoft, "qualche tempo fa con il Politecnico avevamo stimato 10mila posti di lavoro e 9 miliardi di indotto". In più, c'è un effetto 'spillover', ovvero di trasferimento di competenze. "I data center possono sviluppare competenze che si trasferiscono alle altre imprese del territorio, anche con l'assunzione di personale qualificato". Insomma, secondo il docente, quest'operazione può portare in Italia risorse e competenze. "Non vedo invece motivi di sicurezza. Ci sono tecnologie sofisticate che possono garantirla ovunque ormai in Europa".

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