Dopo un anno di governo tecnico l’Italia ora chiede a gran voce che la politica si assuma le proprie responsabilità e che esprima un esecutivo capace di incidere positivamente nella vita quotidiana del Paese. Dopo mesi di provvedimenti senza padre né madre (o come dice qualcuno di ‘leggi bastarde’), figli di un periodo di assenteismo politico che ha sfornato tante decisioni sbagliate e ritrattate (come l’eliminazione delle Province), ora bisogna tornare al principio della tracciabilità politica. Un ministro, un sottosegretario o lo stesso Presidente del Consiglio devono assumersi la responsabilità delle scelte fatte e alla fine rimettersi al giudizio degli elettori. Non vogliamo più foglie di fico che nascondano la paternità dei veri genitori.
Per una volta siamo d’accordo con Marini e la Finocchiaro, che durante la Direzione nazionale del Pd hanno detto chiaramente che serve un governo politico e non più tecnico. In fondo la Fornero, Passera o Grilli gestiscono per delega dei partiti il potere che viene dal voto elettorale, dagli italiani che hanno scelto di imbucare nell’urna una scheda con una x su un simbolo piuttosto che un altro. Come si fa allora a chiedere responsabilità a delle persone, manager se stessimo parlando di aziende, che gestiscono capitali (voti in politica) non propri? Il pasticcio sugli esodati, la riforma del lavoro o l’abolizione delle Province a chi devono essere attribuiti? Al ministro oppure ai politici che l’hanno messo in condizione di scegliere senza sostenerlo? Appunto, passiamo dalle foglie di fico alla tracciabilità politica.
