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Politica
Caso Ischia, quel silenzio assordante Pd sui cacicchi rossi

di Pietro Mancini

Il Sindaco democrat di Ischia,  Giosi Ferrandino, ex Margherita e poi forzista, arrestato lunedì,  è uno di quelli che, qualche anno fa, proprio Massimo D'Alema ebbe a definire "i cacicchi rossi" e che Giampaolo Pansa ribattezzò "i mandarini rossi". Tra costoro, si distinse l'allora governatore della Campania, Bassolino, che arrivò a sbattere il telefono in faccia al segretario dei Ds, Piero Fassino, il quale aveva invocato un ridimensionamento almeno delle spese più folli delle Regioni, governate dalla sinistra.

In silenzio, è sempre rimasto Re Giorgio Napolitano, 90 anni a giugno, che ha subito, senza contrastarla, l'ascesa del "cacicco" di Afragola. Pur detestando Bassolino-che aprì una lussuosa sede di rappresentanza della Regione a New York- nonno Giorgio, infatti, non si è mai opposto al sistema di potere clientelare di don Antonio, da giovane seguace di Ingrao e poi dalemiano. E Renzi non ha, sinora, contrastato l'ascesa di governatori, carichi di voti, conquistati con i metodi del controllo clientelare dei territori.

Ferrandino, recordman dei salti della quaglia, aveva stipulatato un "patto del Nazareno" ante-litteram con De Siano, nominato Capo dei berluscones campani dalla compagna di nonno B.la napoletana Francesca Pascale. E, quando manca il controllo democratico e l'opposizione, ma prevalgono gli inciuci, per chi governa, diventa, spesso, irresistibile l'attrazione dell'affarismo e delle tangenti. Alcuni anni fa, restò priva di conseguenze la forte denuncia di due senatori diessini, Salvi e Villone che, nel loro saggio "Il prezzo della democrazia", documentarono gli sprechi e gli sperperi, in primis nel Mezzogiorno, della sinistra di governo.

Nelle sedi dei Ds, e oggi in quelle del PD, comandano capetti locali spregiudicati e avidi di poltrone di sottogoverno, di prebende, di segreterie sempre più pletoriche, di cospicui finanziamenti per le dispendiose campagne elettorali. E, in questa classifica, primeggia proprio la ex "Campania felix" di Bassolino e oggi di don Vincenzo De Luca, condannato in primo grado, per abuso d'ufficio, e candidato alla sfida al governatore uscente, il forzista Caldoro, ex craxiano. La regione che, 10 anni fa, in pieno bassolinismo, fece registrare un debito di oltre 21 miliardi di euro, con 5 miliardi di buco nella sanità, e dove un deputato regionale guadagna, in media, 2 mila euro in più rispetto a un parlamentare nazionale.

Salvi e Villone, e non solo loro, sono convinti che dal "ladrocinio, evidenziato da Tangentopoli, si è passati alla corruzione legale della società civile". E si dicono certi, non a torto, del definitivo tramonto della "diversità antropologica" degli ex comunisti, teorizzata da don Enrico Berlinguer negli anni 80 e spazzata via, definitivamente, dai legami tra l'ex "partitone rosso" e l'affarismo, rivelati dall'affaire BNL-UNIPOL, con l'esultanza di Fassino, registrata nella telefonata con Giovanni Consorte: "Allora, compagno, finalmente, abbiamo una banca!".
 

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