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Politica

"La linea la stabiliscono il Presidente Berlusconi e il partito. Chi non la segue e' fuori. La lealta' del gruppo degli eletti siciliani sara' completa, come sempre". Questo il commento del segretario del Pdl e ministro dell'Interno, Angelino Alfano, sul 'caso Castiglione'.

Sempre piu' alta la tensione interna al Pdl e nel mirino oggi finisce il sottosegretario Giuseppe Castiglione, 'reo' di aver messo in dubbio - in un'intervista andata in onda nella puntata di ieri sera di Piazza pulita - la fedelta' a Silvio Berlusconi e al partito qualora il Cavaliere dovesse optare per la crisi di governo. A poco e' servita la smentita del diretto interessato che, in una nota, garantisce la sua lealta' all'ex premier e lamenta di essere stato vittima di una sorta di 'trappola'. Il giorno dopo, le sue parole - dichiarazioni in cui lasciava intendere che diversi senatori pidellini lo avrebbero seguito - danno il la' a un fuoco di fila che in realta', dietro le quinte, nasconde una battaglia in atto ben piu' ampia e che chiama in causa il futuro stesso del Pdl, destinato a breve a lasciare il passo alla riedizione di Forza Italia. Una battaglia intestina che vede schierati, come ormai da tempo, da una parte i cosiddetti 'falchi' e, dall'altra, le 'colombe'. Non solo. Va in scena anche una antica diatriba tutta made in Sicilia sulla gestione del partito nell'isola.

Afferma ad esempio la siciliana Stefania Prestigiacomo: "In una situazione di durissimo attacco al nostro Presidente Berlusconi risulta del tutto da irresponsabili ipotizzare scissioni o tantomeno divisioni al Senato. Non vanno pertanto sottovalutati gli inquietanti e ormai palesi segnali che partono dalla Sicilia per i quali mi aspetto una presa di posizione e di distanza da parte del coordinamento nazionale del Pdl". Dunque, spiega ancora l'ex ministro, "La lunga storia del Pdl siciliano dovrebbe spiegare tante cose che da tempo sono state denunciate ma mai ascoltate". Nella polemica interviene un altro siciliano doc, Gianfranco Micciche': "Gia' da alcuni anni sostengo che Castiglione e' un tipico traditore e per questo fui costretto a lasciare il partito. Oggi si scopre quella verita' triste e immonda. Il mio non puo' che essere quindi un sorriso amaro: perche' gli stessi che ieri accusavano Daniela Santanche' di voler spaccare il partito, sono quelli che oggi restano muti di fronte allo svelamento del trasformismo politico, del calcolo personalistico e dell'opportunismo", scrive sul suo blog il sottosegretario alla Pubblica amministrazione, che aggiunge: "Le critiche di ieri di Daniela Santanche', quelle critiche dure ma costruttive, rivolte proprio al Pdl degli Alfano, dei Castiglione e dei Firrarello, i primi responsabili del fallimento del Pdl, mi fanno sperare che sia infine giunto il momento di tornare al futuro".

Poiche' in predicato di tradimento sarebbero stati chiamati in causa anche altri esponenti pidiellini, questi ultimi prendo la parola per negare: "Non comprendo perche' il sottosegretario Giuseppe Castiglione mi annoveri tra coloro i quali dovrebbero discolparsi di presunte prese di distanza dalla iniziativa politica del Presidente Berlusconi. Ribadisco la mia lealta' alla linea espressa dal Presidente Berlusconi e diffido chicchessia dall'utilizzare impropriamente il mio nome", sostiene ad esempio Giuseppe Ruvolo. In una nota congiunta, i lombardi Mario Mantovani e Giacomo Caliendo, affermano:" "Dichiarazioni come quelle di Castiglione appaiono non solo irrealistiche, ma soprattutto tristemente irrispettose della lealta' che sempre il Presidente Berlusconi ha dimostrato nei confronti di tutti gli eletti del nostro Movimento. Per questo i senatori lombardi del Popolo della Liberta' non mancheranno di confermare, oggi piu' che mai, la loro fiducia e stima nei confronti di Silvio Berlusconi, che sempre potra' contare sull'amicizia e sull'onesta' degli eletti lombardi".

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