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Politica
Governo, crisi sempre più vicina. Esplode la bomba nella maggioranza
Mario Draghi Lapresse

Sempre più incandescente il tema migranti. Tanto che nella maggioranza si parla, a microfono spento, di "tema esplosivo" e che potrebbe seriamente potrebbe portare in tempi brevi alla "crisi di governo". Nonostante il pressing dell'Italia sull'Europa per ottenere una risposta concreta e solidale per ricollocare i migranti che sbarcano sulle nostre coste, la Commissione lavora solo per coordinare i ricollocamenti delle persone salvate in mare, ma non per quelle sbarcate con propri mezzi in Italia. Dal 2018 soltanto 1.273 migranti sono stati trasferiti dall'Italia ad altri Stati Ue, a fronte degli oltre 80mila sbarcati.

Il pressing dell’Italia per avere, soprattutto in vista dell’estate, una strategia efficace per frenare le partenze dei migranti dalle coste africane non ha ricevuto alcuna risposta da parte dell’Europa. Così come la richiesta di disponibilità ad accogliere quote di chi arriva via mare tramite una equa redistribuzione che preveda l’attivazione di meccanismi di solidarietà. D'altronde a fine settembre ci sono le elezioni parlamentari in Germania e la Cdu-Csu di Angela Merkel, già superata nei sondaggi dai Verdi, non ha alcuna intenzione di fare 'regali' all'Italia. 'Regali' che porterebbe a un ulteriore crollo nei sondaggi e al boom della destra di Afd.

Il punto di vista europeo è semplice (solo i politici italiani non lo capiscono e fingono di non capirlo): evitare le partenze all’origine. Lavorare su questo per non dover poi organizzare missioni di salvataggio in mare, come ha spiegato il commissario agli Affari interni, Ylva Johansson: l’obiettivo, per quanto difficilmente attuabile in tempi brevi, è migliorare “le condizioni di vita e la protezione delle persone che ad esempio si trovano in Libia”, ma anche “lottare contro i trafficanti e continuare a sostenere i rimpatri volontari verso i Paesi di origine”.

Anche sulla redistribuzione resta totale la distanza tra l'Italia e l'Ue visti i numeri poco significativi di migranti accolti da altri Stati membri rispetto al numero di coloro che sono sbarcati sulle nostre coste. A parte il sostegno europeo, finora assai blando, il governo è consapevole che l'estate si preannuncia difficile, considerando che tra 50mila e 70mila profughi si trovano nelle aree costiere tra Tripoli e il confine tunisino, pronte a partire.

Se la maggioranza dovrà trovare una sintesi tra le diverse opinioni dei partiti sul tema migranti, il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, si è espresso chiaramente in un'intervista a la Stampa: "Ci sono chiare norme vigenti, ancora più importanti da rispettare in epoca di Covid. Bisogna salvare le persone e metterle in sicurezza dal punto di vista sanitario. Ma ci sarà una sintesi politica complessiva, che spetta al presidente Draghi e al governo nella sua collegialità". Secondo Giovannini salvare vite umane in mare "non è in discussione" e anzi "è la prima cosa da fare. Poi certo serve un'azione diplomatica, un coordinamento europeo, considerando le diverse variabili nei Paesi di partenza dei migranti e azioni sul nostro territorio", ha concluso.

Nessuna chiusura dei porti, dunque. E' evidente che la Lega non può restare in un governo che consente l'arrivo di decine e potenzialmente centinaia di migliaia di migranti irregolari e la sinistra di Pd, M5S e LeU non può certo chiudere i porti. Questa volta l'europeismo di Draghi rischia di non bastare e con l'arrivo dell'estate e del caldo il probabile ulteriore boom di sbarchi rischia di far naufragare l'esecutivo. Se il premier fosse troppo molle, facendo arrivare tutti, se ne andrebbe la Lega, se fosse troppo rigido, modello Salvini quando era al Viminale, buona parte di Pd, M5S e soprattutto Leu lascerebbe l'esecutivo. Insomma, la 'bomba' migranti rischia davvero di mandare in crisi il governo di larghe intese.

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