Mario Draghi l’equilibrista. Il presidente del Consiglio si presenta nell’aula del Senato per le sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo di domani e dopodomani e si trasforma in un politico navigato. Maggioranza ampia e variegata? Risposte altrettanto ampie e variegate. Obiettivo cercare di accontentare almeno un pochino tutti i partiti di governo, soprattutto senza deludere nessuna forza politica.
Sui vaccini, ad esempio, l’impegno ribadito di arrivare a mezzo milione di somministrazioni al giorno piace alla Lega e a Forza Italia, mentre la tirata d’orecchie alle regioni (“differenze difficili da accettare”) soddisfano Pd, LeU e Movimento 5 Stelle, impegnati in una battaglia senza esclusione di colpi con il Governatore lombardo Attilio Fontana. La frase “è bene iniziare a pianificare le riaperture” strappa l’applauso dei senatori, soprattutto leghisti, e il tweet di soddisfazione di Salvini, ma è ben lontano dal motto l’Italia riparte dal 7 aprile che il leader del Carroccio aveva utilizzato fino a qualche giorno. Una linea quindi che conferma in parte la prudenza come chiesto in particolare dal ministro della Salute Roberto Speranza e in generale da tutti i giallo-rossi.
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Un colpo al cerchio e un colpo alla botte anche sull’Europa. “La pandemia rende evidente l’opportunità di investire sulla capacità produttiva di vaccini in Europa” piace al Centrosinistra perché ribadisce l’impegno di muoversi con i partner Ue, ma poi la frase del premier “abbiamo già iniziato a stabilire accordi di partnership con case internazionali per la produzione in Italia” è musica per le orecchie di Salvini e del Centrodestra. Draghi ha ricordato come nella sua carriera abbia sempre rimarcato l’importanza del mercato unico: difenderlo “significa difendere le aziende italiane”.
Anche in questo caso emerge il presidente del Consiglio equilibrista, nessun passo indietro sull’integrazione europea (segnale alla sinistra) ma difesa degli interessi nazionali (segnali alla destra). Poi un segnale che unisce (finalmente) tutta la maggioranza ed è quello sulla tassazione dei giganti del web, da attuare “entro la metà del 2021”. Un obiettivo alla portata perché ora “si vede una apertura dall’amministrazione Usa, che in passato mostrava una completa chiusura sull’ipotesi di una tassa digitale”. La presidenza italiana del G20 è “l’occasione migliore per farlo”.
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Ecco un’altra frase che convince soprattutto i giallo-rossi: “Un futuro migliore per l’Europa unita passa attraverso un’azione concreta sull’occupazione, soprattutto giovanile, sulle pari opportunità, sui diritti sociali”. In particolare la sottolineature dei diritti sociali che ricorda le coppie omosessuali e l’integrazione dei migranti. La tirata d’orecchie a Erdogan, invece, suona come un messaggio di apertura alla Lega. “La difesa dei diritti umani in tutti i paesi è un valore europeo fondamentale. Sono un valore identitario per l’Unione europea”, ha spiegato Draghi quando ha affrontato il capitolo della Turchia e della geopolitica. “Dobbiamo ribadire impegno a costruire Europa che accolga i giovani e li formi come figli non come riserva di lavoro spesso sottopagato”, ha aggiunto il premier.
Quanto alla posizione di Ankara (ieri Draghi ha parlato con Erdogan), il premier ha rimarcato che “l’abbandono turco della Convenzione di Istanbul rappresenta un grave passo indietro”. Insomma, la linea del premier sembra chiara: cercare di restare sempre in bilico tra i giallo-rossi e il Centrodestra di Lega e Forza Italia. Per ora la strategia funziona, ma in Parlamento in molti si chiedono quanto possa andare avanti Draghi a fare l’equilibrista.

