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Voto incerto in Emilia Romagna. Guerra di sondaggi tra Pd e Lega

Quasi 2 milioni di elettori incerti o che non votano. Tra i due candidati è guerra di sondaggi. Ognuno ha le sue carte segrete per vincere. Ma i numeri…

Voto incerto in Emilia Romagna. Guerra di sondaggi tra Pd e Lega
borgonzoni Bonaccini

Il fuoco sotto la cenere. 

C’è chi in Emilia Romagna è convinto non ci sia partita tra Stefano Bonaccini del Pd e Lucia Borgonzoni della Lega, i due neo candidati in lizza per ricoprire il ruolo di prossimo governatore della Regione. Si vota il 26 gennaio 2020 e per questi ultimi Bonaccini, governatore uscente, anche con il vento in poppa del nuovo governo Pd-M5S, navigherebbe verso una vittoria sicura.

 

Altri invece considerano l’onda che ha portato la Lega ad essere il primo partito regionale nelle ultime Europee del 2019 ancora in crescita: alle europee il partito di Matteo Salvini, nella regione rossa per antonomasia, ha raggiunto il 33,77% dei voti, subito dietro il Pd con il 31,25% e molto distaccato il M5S al 12,89%. Una tendenza manifestatasi anche nelle precedenti tornate elettorali. Ma la caduta del governo giallo-verde e l’uscita di Salvini dai palazzi del potere potrebbero aver frenato la tendenza, capovolgendone il senso.

 

Il voto in Emilia resta una partita strategica per l’Italia, soprattutto nel disegnare le mosse che i contendenti dovranno mettere in campo dopo a livello nazionale, in seguito ad una vittoria o ad una sconfitta.

Gli emiliani amano rispecchiarsi in chi dirige e dare un proprio sigillo al nuovo asse governativo che guidato dal Pd potrebbe riportare Bonaccini al potere con facilità. Eppure in questi ultimi anni qualche spiffero di libertà ha portato a conoscenza delle persone comuni in regione di fenomeni prima negati come la ‘ndrangheta e le altre criminalità organizzate, dopo 40 anni di silenzio e omertà, con la scoperta che anche simboli quali Brescello, la patria di Peppone e don Camillo, è sopraffatta dai clan. O al caso dei “bambini di Bibbiano”, l’inchiesta giudiziaria sui minori reggiani plagiati e sottratti ai genitori, finiti nei circuiti horror dell’affido, con un sindaco Pd e un dirigente finiti agli arresti domiciliari.

 

In attesa che qualcuno possa finalmente scavare nel settore appalti, sulla rete di potere delle cooperative, tra le banche sorelle, tra le amministrazioni pubbliche che per gruppi di famiglie si riproducono sempre uguali a se stesse, tra i gruppi massonici vari, si è scatenata la guerra nei sondaggi. Dal Pd regionale sostengono di averne commissionato uno dove, nelle intenzioni di voto, i dem risulterebbero in leggero vantaggio sulla coalizione di centrodestra, ma con un Bonaccini candidato governatore in netto vantaggio su Borgonzoni. Bonaccini avrebbe un gradimento del 48%, mentre l’esponente di centrodestra starebbe al 31%. Il candidato M5s prenderebbe solo l’8,5% e un restante 13% darebbe il proprio gradimento ad un altro candidato. Di segno diametralmente opposto invece il sondaggio che la Lega avrebbe commissionato ad una nota agenzia nazionale: Lucia Borgonzoni viene data tra il 40 e il 44%, Bonaccini tra il 39 e il 43%, M5s tra l’11 e il 15%. Risulterebbero però alti gli indecisi, al 25%. E quindi, per chi vince, saranno loro l’elemento determinante.

 

Di certo c’è solo il sondaggio dell’istituto Gpf realizzato il 10 luglio scorso, prima cioè del cambio politico che ha scosso l’Italia e prima della nascita del partito di Matteo Renzi; sondaggio fatto con 1.200 interviste complete e 350 non rispondenti. Il Movimento 5 Stelle viene dato al 6,1%, la Lega al 15,8%, il Pd al 14,9%, Forza Italia al 3%, Fratelli d’Italia al 2,2%, Noi con l’Italia allo 0,6%, Altro partito al 2,6%, “Non avrebbero ancora deciso per chi votare” il 32,5% degli elettori (1.125.000 persone circa), “Non andrebbero a votare” l’11,4% (349.000 elettori), voterebbero scheda bianca/nulla lo 0,6% e “Non risponde” il 10,5% (363.000 persone).

 

Un milione 125.000 persone non ha ancora deciso chi votare. Altre 349.000 dichiarano di non aver intenzione di recarsi ai seggi e 363.000 persone non si sa cosa votino. Quasi due milioni di elettori su 3,4 milioni di  aventi diritto (quindi più della metà) sono fuori dagli schemi del voto tradizionale. Con questi numeri, a gioco fermo, ancora oggi il margine per vincere lo avrebbero entrambi i candidati. Se molto dipenderà dalle proposte che saranno in grado di mettere in campo e dai mezzi che utilizzeranno per farlo, le strategie politiche delle due coalizioni e dei leader potrebbero fare più che la differenza, sempre se vorranno adottarne una e non lasciarsi solo trascinare dall’onda, qualunque essa sia.