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Ascoli Satriano, “Strane voci al Castello” di Gianmichele Cautillo

Il romanzo d’esordio di Gianmichele Cautillo ambientato al Castello della città dei Grifoni: Ascoli Satriano in Puglia.

Ascoli Satriano, “Strane voci al Castello” di Gianmichele Cautillo
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Ascoli Satriano, “Strane voci al Castello” di Gianmichele Cautillo
Ascoli Satriano, “Strane voci al Castello” di Gianmichele Cautillo
Ascoli Satriano, “Strane voci al Castello” di Gianmichele Cautillo

Nel breve, ma intenso racconto che Gianmichele Cautillo fa con “Strane voci al castello” – Musicaos Editore, per la collana Narrativa, 44 il borgo daunio di Ascoli Satriano si fa palcoscenico e crocevia di eventi che dal contesto tipico locale, si allarga nella pluralità delle influenze di Puglia, e vive le contaminazioni virtuose delle incursioni europee, quali conseguenze usuali degli incroci blasonati tra le grandi famiglie del tempo. 


 

Tra echi di antiche suggestioni e scenari esageratamente romanzati – in una terra animata da predatori d’ogni genere e ricercatori d’ogni sorta, il romanzo d’esordio di Cautillo si caratterizza per qualcosa di alquanto originale.  

L’insolito approccio compositivo procede e si articola attraverso ciò che potrebbe definirsi ‘una scomposizione narrativa’. Dove a trovare spazio non è la sola prospettiva storica e analitica, ma lo sviluppo di più angoli visivi, nella rifrazione descrittiva della sequenza di vicende che hanno segnato il presidio cavalleresco e feudale del Castello di Ascoli Satriano.

Una sorta di rivoluzione picassiana, che riesce a inquadrare – nel percorso narrativo proposto – più punti di vista in ciascuno dei contesti funzionali al racconto rievocativo: sia esso storico, ambientale, politico o devozionale. In pratica, la sceneggiatura di una vicenda proiettata sullo schermo di uno specchio rotto in tanti frammenti, ciascuno capace di riflettere un aspetto avvincente e stimolante della trama ricostruita.


 

Era un castello turrito di epoca normanno-sveva (XII secolo), poi trasformato in Palazzo Ducale (XVIII secolo): ed è al centro di questo arco temporale che Cautillo colloca le radici di una vicenda narrativa, per coinvolgere i protagonisti attivi, Potito Scaldatelli alter ego dell’autore nato e cresciuto nei pressi del presidio storico, l’amico fraterno Orlando e la professoressa Antonia; nonché quelli immateriali come il re Luigi d’Ungheria, Caterina da Siena, la regina Giovanna, il tiranno locale Ludovico Sebrano, l’alchimista e raffinato diplomatico Nicholas Flamel, e una lunga e temuta schiera di lupinari.

A rendere ulteriormente intrigante la narrazione sono le urla misteriose spesso sentite durante le notti provenire dall’interno del castello, gli strani rumori avvertiti – anche questi di notte – dai detenuti, quando esso fu usato come penitenziario, e dove forze naturali e soprannaturali si combattono senza esclusione di colpi di scena, per tener vive curiosità e apprensione.


 

Aver voluto fare focus su un patrimonio identitario di antica data, pur avendo a disposizione reperti più conosciuti e di presa o suggestione più immediata, come i Grifoni di Ascoli Satriano e i Tesori di Villa Faràgola, è opera apprezzabile e meritoria, capace di accendere interessi diffusi e passioni territoriali, per fare dell’Amor loci l’asse portante di un altro tipo di castello: quello comunemente conosciuto col nome suggestivo di Genius loci.

(gelormini@gmail.com)