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AssoMarmo contro gli abusi diffusi nei cimiteri pugliesi

Guerra agli abusi perpetrati nei cimiteri della Puglia. Nonostante una legge nuova fatta apposta per mettere pace proprio là dove sembrerebbe essercene meno bisogno, tornano a galla i soliti vecchi problemi. Insomma, a poco più di un anno dalla sua approvazione da parte del Consiglio regionale pugliese, la norma che doveva mettere ordine al settore dei servizi cimiteriali mostra evidenti “difetti di fabbrica”.

Lacune che per AssoMarmo, l’associazione di categoria che riunisce 188 operatori in Italia, inficiano l’impianto stesso del provvedimento: "E’ una legge nata col difetto incorporato - spiega Federico Greco, presidente di AssoMarmo - perché pur essendo stata concepita sulla scorta di un identico provvedimento varato dalla Regione Campania, non ne ha recepito un passaggio che per noi è fondamentale".

Federico Greco   presidente AssoMarmo
 

"Si tratta - sottolinea Greco - del divieto posto nei confronti delle agenzie di onoranze funebri e di qualunque altro operatore del settore non qualificato di maneggiare e manipolare materiale lapideo. La differenza è sostanziale perché, in mancanza di una netta distinzione tra arredo funebre e arredo cimiteriale, l’intero settore è diventato una vera e propria giungla e per di più con regole così permeabili da essere facilmente aggirate".

In pratica, è la doglianza di AssoMarmo, nei cimiteri succede di tutto e la platea di chi vi opera si allarga senza controllo. Imprese funebri e chiunque ha a che fare con i lavori cimiteriali, appalti votivi, addobbi floreali: "Tutti  - spiega Greco - fanno lapidi. Basta comprare i bronzi, i marmi da operatori del settore che inconsapevolmente fanno un danno anche a se stessi, e poi assemblare tutto in laboratori improvvisati, in barba ad ogni buona regola di sicurezza, controlli di qualità e naturalmente obblighi di natura fiscale".

L’effetto domino che deriva dalla “leggerezza” della legge è chiaro: "Buona parte di questo mercato parallelo – rimarca il presidente di AssoMarmo – è completamente in nero, con un danno all’erario e soprattutto agli operatori sani del settore, penalizzati da questa concorrenza subdola e sleale. La realtà è che chi lavora il marmo in una marmeria ha un codice Ateco, in virtù del quale può esercitare la professione e può compiere determinate lavorazioni su dati materiali e in ambienti dedicati. Ciò che succede al di fuori è frutto di abusi che noi vogliamo combattere in maniera decisa: ognuno deve fare il lavoro per il quale è abilitato. Chi, come tante onoranze funebri, invece offre pacchetti “tutto compreso”, di fatto crea un cartello che fa premio sulla scarsa informazione sui prezzi in possesso dei clienti e dall’altra parte danneggia pesantemente gli artigiani del marmo che le regole le rispettano".

AssoMarmo tomba2jpg
 

Un “pasticcio” che Greco chiede alla Regione Puglia di cancellare: "Non possiamo permettere che i cimiteri di Puglia restino terra di nessuno, in cui persino qualche custode un po’ troppo “svelto” può decidere chi far lavorare e chi no nel disinteresse di chi dovrebbe sorvegliare e garantire il libero e corretto svolgimento dell’attività economica".

"Su questi temi - insiste Greco - abbiamo più volte sollecitato esponenti della Giunta regionale  e lo stesso presidente Emiliano: torniamo a farlo sperando di essere più convincenti. Soprattutto facciamo appello alla sensibilità di chi governa, perché una legge che non funziona è una legge sbagliata e va aggiornata prima che permetta altri danni e disparità".

"Sarebbe opportuno - conclude il presidente di AssoMarmo - che la Regione Puglia riparasse alla svista commessa nella precedente legislatura, anche per evitare di dare l’impressione di essere troppo “morbida” nei confronti di un sistema che genera disfunzioni e situazioni al limite della legalità e che, talvolta, vanno anche oltre".

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