Al di là dello strazio, mi colpisce la posizione “particolare” di Aylan Kurdi.
Si direbbe l’ago di una bussola senza vita, che non si rassegna ad essere restituito alla terra e resta teso a indicare naturalmente il mare. La prospettiva anelata, l’estrema ricerca dello sguardo amorevole di una madre e di un fratello ancora dispersi tra i flutti. Un gesto d’amore eternamente infinito!
Per anni abbiamo dato nomi ai nostri figli di eroi epici o star televisive. Sarebbe bello dar vita a Aylan, riprendendo il suo nome, per far rivivere la speranza di un martire dei nostri tempi nel sorriso plurale di un futuro migliore.
(gelormini@affaritaliani.it)
