A- A+
PugliaItalia

"Occorre che tutto cambi, perché nulla debba cambiare" cito a memoria le parole che Tomasi di Lampedusa scrisse per parlare di un'occasione di cambiamento epocale, quella della unificazione italiana, che fu barbaramente sprecata.

Ma l'affermazione  si attaglia così bene al costume italico da essere di volta in volta ripetuto, e (haimè) sempre con ragione nelle varie fasi della storia del nostro Paese. Mi auguro che non si debba dire la stessa cosa  di questo momento politico. Il risultato elettorale è stato clamoroso -è vero - ma non inatteso, non indecifrabile.

La crisi della forma partito è in atto da un trentennio, ed è stata ampiamente analizzata  e teorizzata, da quando all'inizio degli anni '80 Enrico Berlinguer lanciò l'allarme sulla degenerazione dei partiti e sull'insorgere della questione morale. I partiti - disse in  quella occasione  il segretario del PCI - sono diventati centri di potere  e di interessi, anche inconfessabili.

L'iniziativa del leader di quella che all'epoca era la maggiore forza della sinistra, tornata all'opposizione senza essere andata al governo, dopo l'assassinio di Aldo Moro, era il frutto di una coraggiosa ma solitaria iniziativa personale, che solo un leader dotato di un grande carisma  e di grande coraggio avrebbe potuto assumere.

Fu un vero shock, perchè Berliguer non parlava dei partiti della maggioranza, ma semplicemente dei partiti, implicitamente riconoscendo che il seme della degenerazione stesse entrando anche in quelle forze che si ponevano come alternativa al potere dominante.

In quel periodo, poichè nella mia lunga carriera di politico sempre sconfitto, ricoprivo la carica  di responsabile provinciale della cultura e della stampa e propaganda del PCI - insomma redigevo volantini e organizzavo le feste de L'Unità , (ma questa è un altra storia difficile da raccontare oggi ma non priva di dignità), - quando la
Repubblica
pubblicò  quella celebre intervista mi trovavo a Roma, nella storica sede di Botteghe Oscure  per un incontro dei responsabili provinciali  della propaganda di tutta Italia : non posso dimenticare lo sconcerto che seminarono quelle affermazioni non solo tra i dirigenti provinciali, ma anche tra i quadri della direzione nazionale.

Un partito che aveva cura di selezionare i propri dirigenti attraverso un processo di successive cooptazioni negli organismi, che programmava la carriera dei suoi giovani dirigenti attraverso una  dura gavetta, fatta di periodi di studio, nelle scuole di partito, alternati ad esperienze di direzione in periferia ed al centro, aveva un ceto politico che si piccava di esprimere una dignità anche nella propria storia di gruppo dirigente.

Ora Berliguer affermava che  "i partiti erano centri d'interesse" e questo metteva in discussione l'orgogliosa "diversità" di politici ed amministratori. Si aprì un dibattito non sempre esplicito, ma certamente aspro,  che non ebbe una conclusione per la prematura scomparsa dell'uomo che aveva assunto su di se il carico del rinnovamento.

Da quel momento in poi il tema della dignità del ceto politico, della sua correttezza del suo legame con la società non è più stato affrontato in maniera organica e seria da nessuno nè a destra nè a sinistra. Tutte le novità politiche che si sono presentate  in questi lunghi decenni, hanno promosso il proprio consenso  più a partire dalla
critica  e dalla denuncia delle forze politiche che le avevavno precedute,  che sulla costruzione di una linea programmaticapositiva.

Il successo di Berlusconi negli anni novanta  si erge sulle ceneri di tangentopoli, ancor più il successo della Lega al grido di "Roma ladrona", entrambi rappresentavano- il rifiuto della degenerazione della precedente politica.Come sia poi finita questa proclamata rigenerazione è sotto gli occhi di tutti.

A sinistra  vi sono stati sussulti di cambiamento, i girotondi di Nanni Moretti, la nascita e la rapida scomparsa  di nuovi movimenti, la primavera pugliese propiziata da forme partecipative  e protagonismi nuovi: i "comitati vendola", i "cantieri di Nichi".

Forme effimere, perchè agni volta si è tornati alla storia ed alle dinamiche del ceto politico che riproponeva se stesso e favoriva la facile  ed inevitabile omologazione contenuta nel senso comune del: "sono tutti uguali" Non è un caso che il porcellum non sia stato cambiato,il centro sinistra non lo ha fatto nei due anni di governo Prodi, e non è stato cambiato neppure nel corso del governo Monti.forse non ce ne erano i numeri,ma in realtà non c'è stata nessuna seria battaglia politica - se si eccettua i richiami del presidente Napolitano - che ponesse questo tema tra le priorità .Ed intanto tutti i sondaggi ed indagini dimostravano che la disistima per i partiti aveva raggiundo livelli pericolosi per la stessa tenuta delle istituzioni.

Eppure c'è stato persino qualche scienziato della politica che qualche tempo fa è giunto ad affermare che il calo del numero dei votanti non fosse di per se un indice negativo, ma il frutto della maggiore maturità democratica del Paese, che non aveva più bisogno di chiamate alle armi delle fazioni politiche.

Certo ci sono state le primarie, ma subito dopo la scelta del leadear quella dei candidati ha solo apparentemente seguito lo stesso percorso. Il filosofo Roberto Esposito - che in campagna elettorale è stato uno dei sostenitori del SEL di Vendola in una recente intervista, rilasciata al Corriere del Mezzogiorno, ha evidenziato come tra le ragioni della sconfitta vi fosse il fatto che oltre ad una campagna elettorale giocata solo sugli scontri personali e priva di contenuti, vi sia stata una chiusura delle liste forgiate sulle esigenze dei gruppi dirigenti.

In una città martoriata ed in ebollizzione come Taranto , una città nella quale la storia degli ultimi 20 anni è stata caratterizzata dalla presa dei movimenti civici, a danno dei partiti, -  nessuna delle liste del centro sinistra ha saputo/voluto rappresentare anche nelle liste, nè le istanze dei lavoratori dell'ILVA, nè il movimento ambientalista, perchè quindi stupirsi non solo del fatto che ci sia stato un risultato eclatante del movimento 5 stelle , ma ciò che è peggio la rimonta  del centro destra.

Il risultato del movimento  5 stelle è tutto qui, nella sua capacità di intercettare il rifiuto della politica tradizionale,nella  denuncia della protervia del ceto politico, nella protesta verso una politica senza giustizia , che continua a proporre sacrifici immani ai più, sino alla soglia del tolerabile, senza intaccare privilegi dei più ricchi - anzi favorendo il distacco tra chi ha e chi non ha.

Un movimento così,  frutto in parte della rabbia, in parte del ragionamento politico, non può non avere al suo interno tutto ed il suo contrario,ed essere coerentemente imprevedibile. Il grillismo  è inaffidabile perchè non corrisponde agli schemi di una politica che nega, o lo sarebbe se  raggiunto il risultato elettorale rientrasse nei ranghi  triti e ritriti della esigenza di governabilità? E' spendibile per fare un Governo? Penso di no. Ha una cultura democratica? Non lo so, e comunque non vale per tutto il movimento.

La legislatura durerà? Non lo so, perchè la politica quando vuole sa trovare soluzioni e formule inedite, questo è il Paese che in momentio di crisi ha creato il milazzismo con un improbabile incontro tra destra e sinistra, così come le "convergenze parallele" (figura geometrica di pura fantasia), il " Governo delle astensioni " - che è la maggioranza  di una non maggioranza - e potrebbe avere anche oggi la capacità di trovare una formula per traghettare  il Paese ad una nuova fase.

Una cosa però è certa: non e possibile, non più, rinviare una risposta alla richiesta di partecipazione e di cambiamento che comporta due cose irrinunciabili il taglio drastico dei privilegi del ceto politico, l'abbandono della linea recessiva nell'affrontare la crisi che ha caratterizzato il governo Monti, le persone, le famiglie i giovani di questo Paese non sono più in grado di affrontare sacrifici senza contropartite e senza speranze, poi occorrerà cambiare questo capolavoro di ingovernabilità e di lesione della democrazia che è il porcellum, ed occorre fare presto il Paese  questa volta  davvero, non può attendere.

Tags:
tomasi di lampedusarisultatosperanzapennuzzipartitomovimento
i blog di affari
La Meloni vola nei sondaggi ma si vota solo alle primarie del Pd
M5s, lo strappo è a un passo. E ora può nascere il partito di Conte
Illegittimo il redditometro fuori dalla realtà
i più visti


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.