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PugliaItalia
Caporalato, nel mirino la rete trasporti Procure in azione. Martina: 'Altra mafia'

La procura di Trani ha iscritto nel registro degli indagati Ciro Grassi, l'autista tarantino del bus che ha trasportato nei campi di raccolta, Paola Clemente, la bracciante 49enne morta nella campagna di Andria lo scorso 13 luglio a causa di un malore.  

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L'indagine in corso ipotizza i reati di omicidio colposo ed omissione di soccorso, perchè Grassi è indicato come l’uomo che ha organizzato la squadra di lavoro, e lo stesso che ha avvertito Stefano Arcuri, marito della Clemente, che la moglie era stata colta da malore. L’iscrizione del nome di Grassi nel registro gli indagati - precisano fonti inquirenti - è un atto dovuto, in vista dell’autopsia prevista il 21 agosto, dopo la riesumazione del corpo dell’operaia.

Il caporalato in agricoltura è un fenomeno da combattere come la mafia e per batterlo occorre la massima mobilitazione di tutti: istituzioni, imprese, associazioni e organizzazioni sindacali”, dice il ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Maurizio Martina. "Chi conosce – prosegue Martina – situazioni irregolari deve denunciarle senza esitazione. In queste settimane abbiamo lavorato con il Ministero del lavoro sia per intensificare i controlli che per consolidare nuove pratiche utili al contrasto permanente del fenomeno”.

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“Sul fenomeno del caporalato c’è un muro di gomma. La gente non collabora, preferisce guadagnare pochi spiccioli anziché collaborare alle nostre indagini finalizzate a debellare il fenomeno”, lamenta il procuratore di Trani, Carlo Maria Capristo, spiegando che l’inchiesta sulla morte della bracciante “andrà a fondo, per dare giustizia anche alla famiglia della vittima“.

Situazione analoga anche in Salento, dove proseguono le indagini della procura di Lecce, che nel registro degli indagati ha tre persone accusate dell'omicidio colposo di un bracciante sudanese di 47 anni, anche lui morto stroncato da un infarto.

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"Nelle campagne pugliesi occorre ripristinare il 'Divinus halitus terrae' che simbolicamente apre, nel pavillon zero di Expo 2015, l'esposizione milanese", dichiara in una nota Dario Ginefra (Pd). "Esistono tutti gli strumenti legislativi per colpire questi nuovi schiavisti. A maggior ragione - aggaiunge Ginefra - nella terra di Giuseppe Di Vittorio suscita grande dolore assistere a questa nuova forma di riduzione alla schiavitù, che provoca sfruttamento, sofferenza e morte. Rivolgo un accalorato appello al Governo. Occorre, senza alcuna esitazione, far applicare la legge e consegnare alle patrie galere questi assassini. Per intensificare i controlli si valuti la militarizzazione delle nostre campagne e il presidio delle strade che conducono ai campi".

Anche il senatore Dario Stefàno (Sel) interviene con una nota sul tema: “Il caporalato va affrontato su più fronti, anche su quello dei controlli del trasporto dei lavoratori, per provare a debellarlo definitivamente. Per questo ho condiviso oggi con il prefetto di Bari la necessità di un’intensificazione dei controlli dei mezzi di trasporto con cui la manodopera, perlopiù straniera, viene accompagnata nei campi di Puglia”.

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Stefàno rende noto anche il contenuto di una sua telefonata al prefetto di Bari, Carmela Pagano, per concordare la richiesta di una sollecita e organica azione, capace di rendere più fitta la maglia dei controlli sulle strade e sui mezzi di trasporto.

“Abbiamo condiviso la necessità che i controlli producano una più capillare identificazione degli addetti al trasporto degli uomini e delle donne  che lavorano nei nostri campi - precisa Stefàno, che nei giorni scorsi ha proposto al Senato l’istituzione di una Commissione d’inchiesta parlamentare dedicata al fenomeno del caporalato - anche attraverso un maggiore coinvolgimento dei sindaci dei comuni pugliesi, affinché segnalino notizie a loro conoscenza, come i luoghi di ritrovo, i mezzi usati o altre informazioni che possano rivelarsi utili”.

“Non possiamo arrenderci a questa piaga - conclude Stefàno - che sporca la storia della nostra terra e rende un inferno la vita di tanti uomini e tante donne che lavorano nei nostri campi. La qualità delle nostre produzioni deve partire dalla qualità del lavoro che le genera”.

(gelormini@affaritaliani.it)

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