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Ceglie e la Messapia: piano regolatore e carte archeologiche salvano il passato
La tomba coperta da tavole, la cava nella roccia affiorante.

di Angelo Maria Perrino

“Bisogna dotare Ceglie di carte archeologiche, nell’ambito del piano regolatore. Solo con le carte archeologiche, vere e proprie mappe dell’antichità cittadina, si possono gestire gioielli della Messapia come Ceglie senza fare danno,abbandonando ogni improvvisazione e casualità e dandosi una strategia”. L’archeologo Luigi Coluccia è uno dei maggiori esperti di storia antica. Laureato a Lecce e poi specializzato in preistoria e protostoria egea alla scuola archeologica italiana di Atene, fa parte del team che sta operando negli scavi di Castro, Sibari e nel sito di Roca Vecchia, età del bronzo, tra Otranto e Lecce sul litorale adriatico. E per Affaritaliani.it inquadra il caso Ceglie e fornisce consigli importanti su come gestire l’immenso patrimonio dell’antichità presente nel sottosuolo della cittadina brindisina, dopo i ritrovamenti antichi scoperti in zona Don Guanella.

Su indicazione di Speleocem, associazione di volontari, abbiamo dato notizia nei giorni scorsi della scoperta a Ceglie di importanti reperti messapici nell’ambito della costruzione di una nuova chiesa. La Sovrintendenza ha confermato questo ennesimo ritrovamento messapico nel sottosuolo della cittadina a pochi chilometri da Ostuni. Ceglie ricchissima di cose messapiche, ma per incuria o indifferenza, non ha mai fatto molto per tutelare e valorizzare, anche in chiave turistica, le sue ricchezze antiche. Le sue cose si trovano al museo di Taranto o in qualche sottoscala. E’ stato realizzato un museo ma è silente e inoperoso. Ma adesso la popolazione preme: non si vuole continuare ad assistere, dicono molti cegliesi, a questo continuo scempio di risorse culturali.

DOMANDA. Che cosa si può fare per garantire a Ceglie e ai suoi cittadini la valorizzazione del suo territorio? E’ giusto seppellire tutto sotto il cemento?
RISPOSTA.
Dal punto di vista normativo no, non si può e non si deve seppellire, nel modo più assoluto. Le realtà da sottoporre a vincolo sono tutte. Ma in molte di queste realtà di insediamenti antichi sulle quali persiste e continua a vivere la città moderna si verificano difficoltà come quelle riscontrate a Ceglie. Lo vediamo a Vaste piuttosto che a Lecce, piuttosto che…dovunque ci sono realtà oggettive di vita moderna che vanno a intaccare il tessuto antico non si è mai pensato di apporre vincoli archeologici determinando l’impossibilità di costruire.

D. Nel dubbio si privilegia la modernità, insomma…
R. Anche se è uno strumento difficilmente applicabile, in linea di principio potrebbe e dovrebbe scattare lo strumento della tutela.

D. Con l’imposizione del blocco lavori?
R. Si…il problema è che molti di questi comuni non hanno propri piani regolatori urbanistici e mancando quegli strumenti che sono alla base di tutto, è chiaro che quel che viene dopo cresca arbitrario e legato alla contingenza particolare del momento, del personaggio di turno, del funzionario, del sovrintendente. Non c’è normativa o strumento adeguato, in sostanza, che possa controllare e normare il fenomeno.

D. Ceglie da 40 anni non ha piano regolatore. E’ un unicum
R. No, è una realtà diffusa, anche a Castro c’è grande incertezza.

D. E allora che fare?
R.
Ciò che si potrebbe fare come step iniziale per costruire un discorso di tutela più ampia è quello di realizzare delle carte archeologiche dei comuni, che spesso mancano. Sono tutte documentazioni a supporto, utili ad affiancare l’attività di progettazione e regolamentazione dell’espansione urbanistica del Comune. Per cui se si individuano da subito le criticità dal punto di vista storico e archeologico, le si valuta di conseguenza e le si tiene fuori dall’espansione urbanistica. Mancando però questi strumenti di base, è impossibile apporre un vincolo non esistendo il piano regolatore nè studi di settore.

D. Un bel guaio
R.
Non solo…Un altro fattore non di poco conto: il ministero dei Beni culturali, lo Stato, non ha soldi per far fronte a questi ritrovamenti ed elargire eventuali compensi in termini di risarcimenti ai proprietari o premi agli scopritori. Per cui mancando questa possibilità di compensazione da parte dell’organismo preposto alla tutela, l’interesse del privato viene prima di tutto. Se costruendo una casa emerge una tomba che vale 50 mila euro, io Comune do il permesso di costruire e salvo l’obbligo di dover pagare la ricompensa. E’ un discorso increscioso… la situazione generale che viviamo, la crisi…Ma c’è un patrimonio archeologico non supportato da adeguato sforzo finanziario. In termini di risorse da spendere c’è pochissimo.

D. E’ grave per un paese ricco di cose antiche come l’Italia
R.
Abbiamo un ministero senza soldi e sotto organico. Sicchè un ispettore che deve seguire 200 Comuni in Puglia, che sono divisi per settori, macroaree, con tantissime realtà da tenere sotto controllo e da seguire in maniera ottimale non ce la fa…molto spesso la dispersione e l’apparente incuria verso il patrimonio archeologico nascono proprio da questo sistema deficitario.

D. Ma le sovrintendenze?
R.
I concorsi a sovrintendente sono fermi. L’ultimo è di 4 o 5 anni fa. Molti funzionari vanno in pensione e non vengono sostituiti. C’è un piano di smantellamento del ministero proprio a livello delle soprintendenza. Siamo in un momento di ridefinizione, non so in quale direzione.

D. Quindi, tornando a Ceglie?
R.
Se il Comune avesse approntato una carta archeologica, una carta del rischio archeologico…

D. Come si fa?Bisogna conoscere bene cosa c’è nel sottosuolo per elaborare una carta…
R.
Ceglie Messapica è una fonte di indizi continui, dalle prime scoperte ai ritrovamenti recenti, tutti gli spunti precedenti da raccogliere disseminati sul territorio e leggere insieme inserendoli in una visione organica. Una tomba trovata oggi in quella strada magari ci dice poco. Ma se guardo la documentazione d’ archivio e scopro che in quell’area ci sono stati in passato ritrovamenti numerosi o frammenti di mosaico di una villa, mettendo insieme queste informazioni posso comporre il quadro in modo organico.

D. Quindi queste carte archeologiche sono uno strumento del piano regolatore.
R.
Dovrebbero affiancare il piano regolatore. E’ una prassi che negli ultimi anni si sta affermando e su cui molti comuni stanno puntando per ottenere risorse da destinare ai beni culturali. Castro stessa, ad esempio, nell’ambito del progetto Poin, come anche Otranto e molti altri comuni.

D. Che soldi sono?
R.
Soldi europei affidati alle regioni. I Comuni ne fanno richiesta presentando progetti finalizzati alla valorizzazione del patrimonio culturale, intesa come indagine archeologica ma anche come promozione della fruizione. Quindi scavi ma anche restauri e utilizzazione. Oltre al progetto Poin anche il progetto Attrattori culturali: 2007-2013 era una tornata di quattrini, esaurita. A breve dovrebbe partirne un’altra, 2015-2020. Ceglie potrebbe usufruirne.

D. Come funziona?
R.
Semplice: Il Comune fa richiesta alla Regione,ossia partecipa a un bando della Regione. E se il progetto è valido viene finanziato. Ad esempio Castro sta realizzando una carta archeologica che possa essere a supporto del piano regolatore spendendo questi soldi. Parlo della zona cosiddetta Capanne, nel centro storico, dove sono emersi dati di considerevole rilievo come l’esistenza di un luogo di culto che dall’epoca ellenistica arriva fino a tutta l’età imperiale. Il progetto a Castro, città messapica come Ceglie, parte dal 2000, quando vennero alla luce per la prima volta alla questi ritrovamenti messapici L’Università ha seguito per oltre un decennio queste campagne con attività di ricerca interne e finanziando di volta in volta. L’Università può aiutare i comuni nella fase di progettazione.Siccome il ministero soffre di carenza di risorse, un ateneo può essere un partner efficace e un valido supporto

D. Di Ceglie Messapica che cosa sappiamo?
R.
Non è che conosca benissimo la realtà di Ceglie, ma posso dirle che si tratta di uno degli insediamenti più ricchi ed importanti lungo quel confine ideale che separava la Messapia dalla Peucezia, zona che parte da Ceglie e va verso il Nord della Puglia. Ceglie fu una delle prime realtà insediative nel nord della Messapia, lungo il cosiddetto “limitone” dei greci, asse ideale che congiungeva Brindisi a Taranto.Taranto e Brindisi erano i vertici settentrionali, orientale e occidentale, della Messapia, col capo di Lecce che individuava il confine meridionale.E Ceglie si colloca lungo questa direttrice a Nord ed è uno dei centri messapici più grossi come estensione territoriale e circuito insediativo.

D. Sicchè nel sottosuolo di Ceglie si può ipotizzare che vi siano cose non banali e tuttora inesplorate.
R
. Sicuramente. Ma come moltissime realtà tuttora occupate da insediamenti moderni.

D. E’ tutta una zona, quella lì, Ceglie,Cisternino…
R.
Si,si,si…Siamo tra Valle d’Itria e Murgia Meridionale, tutta quella fascia lì, è sicuramente un’area ricchissima di testimonianze.

D. Ad oggi quanto è venuto fuori? Un dieci, venti per cento del totale? Ci sono nuove Ercolano o Paestum?
R.
La conservazione di queste città non è al livello delle realtà monumentali come Ercolano… Vuoi perché una Ercolano o una Pompei sono state distrutte violentemente,quindi il grado di conservazione è stato dettato dal modo di distruzione e seppellimento rapido della città,che non è stata soggetto né a deterioramento naturale né a depredamento da parte di attività successive operate dall’uomo. Quindi si ha una realtà intatta, conservata e congelata sotto uno strato potentissimo di cenere. Viceversa, nel nostro caso non ci sono neanche quei monumenti tipo templi costruiti con pietra e blocchi di grandi dimensioni. Probabilmente ci saranno circuiti murari che hanno potuto mantenere un livello apprezzabile. Ma poi essendo sopravvissuta la città moderna sopra,ma non solo questa, anche quelle che l’hanno preceduta nei secoli, perché c’è una continuità di vita indissoluta tra l’antico e il moderno,è chiaro che molte cose sono state utilizzate a mo’ di cava e si è cercato di sfruttare la preesistenza per ricavarne materia nuova da costruzione.

D. Quindi?
R.
Quindi non è che non esistano tracce consistenti del passato, ma sono molto meno eclatanti. Anche se le sorprese potrebbero esserci sempre. Soprattutto nelle necropoli, queste tombe ipogeiche o non ipogeiche molto spesso si rivelano monumenti di fattura anche notevole. Sicchè anche fatti del genere, come quelli di Ceglie, potrebbero rappresentare scoperte eccezionali.

D. Se le affidassero la direzione dei lavori a Ceglie cosa farebbe?
R.
Mi trova impreparato.…Sicuramente bisognerebbe partire dalla raccolta dei dati bibliografici, dalle pubblicazioni delle opere dedicate a questi ritrovamenti. E quindi cominciare a costruire, imbastire un dossier riguardante tutta la città e i suoi ritrovamenti.

D. A Ceglie si sta costruendo una chiesa sopra queste tombe. Che cosa si deve fare per non danneggiare questo patrimonio archeologico? Interrompere e spostarla di qualche metro?
R.
Questi lavori sono già seguiti dalla sovrintendenza archeologica?

D. Si, si.
R.
Se c’è la sovrintendenza archeologica evidentemente le soluzioni le stanno concordando con i progettisti e con la direzione lavori. Nell’ambito di un progetto così grosso non mi viene da immaginare che seppelliscano tutto. Immagino stiano operando per valorizzare ove possibile queste emergenze. Magari rendendole visibili.

D. Ma si continua a lavorare di ruspe e alte gru.E in passato,in caso di analoghi ritrovamenti, ci hanno costruito sopra senza che nessuno fiatasse. Cosa si deve fare in questi casi? Fermare tutto? Continuare a scavare può danneggiare questi reperti?
R.
Se esiste nell’ambito del progetto una consulenza archeologica,ovvero la presenza di un archeologo che faccia la sorveglianza archeologica…questo è il minimo,diciamo, che dovrebbe esistere. Ma va appurata questa cosa, informandosi presso la direzione dei lavori… E bisognerebbe avvisare non solo la sovrintendenza archeologica ma anche i carabinieri.Sono loro stessi che vanno a richiedere le informazioni agli uffici tecnici.

D. La Messapia è storicamente importante? Val la pena lavorarci?
R.
Non ci sono realtà ,società,popolazioni antiche di serie A o B. Hanno a che fare tutte con l’uomo e con la nostra storia.Tutte alla stessa maniera. Qualsiasi testimonianza, che sia grande o minuscola, va valutata nella sua complessità e nell’insieme delle testimonianze disponibili. In modo da costruire quel paesaggio di informazioni antiche che ci racconta della nostra storia e della storia dell’uomo. Sicchè come la cività greca o quella atzeca o quella della Cina antica, la civiltà messapica, il suo etnos, la sua etnogenesi vanno accuratamente indagati. per ricavarne informazioni sul passato  per poter così immaginare il futuro.

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