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Corte Appello Bari condanna Raffaele Fitto per danno causato alla Regione

Raffaele Fitto è stato condannato a risarcire la Regione Puglia con 434.500 euro, oltre agli interessi legali, per danno procurato durante il suo mandato presidenziale della stessa.

corte dappello Bari

La sentenza della 3^ terza Sezione Civile della Corte d'Appello di Bari è relativa a una delibera dell’allora Presidente della Regione Puglia, Raffaele Fitto, per la quale venne indagato per falso ideologico, per aver voluto - secondo i giudici d'Appello - “L'apertura generalizzata al privato nelle Residenze sanitarie assistite”. Reato prescritto in sede penale già nel 2013, e che ora approda a fine giudizio in sede civile.

“La Corte ritiene - si legge nella sentenza - che il falso ideologico commesso da Fitto abbia provocato un enorme danno alla credibilità e all'immagine della Regione Puglia”, che aveva chiesto un risarcimento per danni non patrimoniali pari a 1,5 milioni di euro e patrimoniali pari a oltre 22 milioni. Con la sentenza odierna, i giudici hanno condannato Fitto per i soli danni morali, ma non per quelli patrimoniali.

RSA

Nella sentenza si evidenza “la sussistenza del dolo di Fitto, il quale volle e preparò l’apertura generalizzata al privato nelle RSA, sollecitando in ogni modo pezze di appoggio dagli uffici competenti”. La delibera contestata faceva riferimento all’impossibilità da parte delle Asl di gestire direttamente le 11 Rsa regionali, rendendo così legittimo il ricorso all'affidamento della loro gestione a soggetti privati, mediante apposita gara del valore di 198 milioni di euro.

Il tutto riguarda in parte il processo “Fiorita”: sulla presunta tangente da 500 mila euro pagata dall’imprenditore romano della Sanità, Giampaolo Angelucci, per aggiudicarsi la gara delle RSA. Accuse dalle quali Fitto era stato assolto in sede penale in via definitiva.

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“Il suo organo di vertice più importante, un presidente scelto dagli elettori - spiegano i giudici - prese una decisione essenziale in materia di sanità, la più importante sul piano socio-economico tra quelle attribuite all’ente, creando sulla base di falsi presupposti il 'ponte’ necessario per un successivo processo di privatizzazione delle Rsa, sganciato da ogni discussione democratica e collaborazione amministrativa, non solo con gli elettori e i loro rappresentanti in Consiglio regionale, ma di volta in volta pressando e pretermettendo uffici amministrativi e qualificati dirigenti di Asl e Ares, fino a prevaricare e travolgere persino gli assessori da lui scelti, in virtù di un vincolo di fiducia politica e personale, in primis quello alla Sanità”.

“Un atteggiamento autocratico - si legge ancora nella sentenza - proprio di chi evidentemente considerava soltanto il risultato da perseguire, al di là di procedure, rispetto di regole legali e amministrative, e persino il rispetto personale e politico verso i suoi assessori. L'essere stata la Regione rappresentata da un presidente così radicalmente avulso dalla democrazia e dalla legalità - concludono i giudici - nonché dal rispetto per le articolazioni locali titolari di proposta, le Asl, ha prodotto un danno che può essere quantificato, secondo equità, nella misura di 350.000 euro, rivalutati a 434.500 dal fatto al momento attuale”, oltre interessi legali dall’aprile 2004 ad oggi (che ammontano a circa 90 mila euro).

fitto corte2

Puntuale il commento da parte dello stesso Raffaele Fitto: “La Corte di Appello Civile di Bari, chiamata a pronunziarsi dalla Cassazione Penale - a seguito dell’accoglimento di un mio ricorso - ha reso nei miei confronti una sentenza incredibilmente contraddittoria, che mi lascia basito e che mi accingo chiaramente ad impugnare in Cassazione. Contraddittoria perché chiarisce in modo indiscutibile che non esiste alcun danno patrimoniale, e che la Regione Puglia - costituitasi parte civile - aveva quantificato e richiesto in oltre 25 milioni di euro, ma, di contro mi condanna a pagare per un ‘presunto danno d’immagine’, quantificato ‘equitativamente’ in 350mila euro oltre rivalutazione ed interessi.”

“Per essere più chiari - spiega Fitto - secondo la Corte, in qualità di presidente della Regione, avrei commesso un falso affermando che alcune RSA erano incomplete e non funzionanti, quando questa considerazione (valutativa) è contenuta non in una decisione personale, ma in una delibera della Giunta regionale, condivisa e votata da tutti gli assessori ed istruita e firmata, prima della sua approvazione, da quattro funzionari dell’Assessorato e dall’assessore al ramo. Apprendo, quindi, che una sola persona, il Presidente, può costringere quindici persone, per ‘compiacenza’, a firmare e votare una delibera. Ma poi, paradossalmente mi ritiene estraneo al danno patrimoniale (i 25 milioni richiesti), perché chi mi è succeduto avrebbe potuto - in autotutela - annullare i contratti con il privato e invece non solo non lo ha fatto, ma li ha addirittura prorogati. Del resto, ancora oggi la gestione delle RSA in Puglia non è pubblica”.

Raffaele Fitto 3

“Vengo, però, condannato a risarcire la Regione, già costituita parte civile, per danno d’immagine quantificato in via equitativa e con valutazioni sulla mia persona inopportune ed offensive del tutto estranee a logiche giuridiche, che meriterebbero sicuramente altro tipo di valutazioni e che costituiscono un precedente isolato e pericolosissimo, reso al di fuori di ogni canone di ragionevolezza, atteso che la stessa Corte non ha potuto individuare, nella mia condotta (che pure ribadisco essere stata legittima) una idoneità a causare un danno patrimoniale all’Ente”.

“Nonostante tutto sono sereno – sottolinea Fitto - ed in questo caso lo sforzo è veramente abnorme. Ribadisco la mia fiducia nella giustizia, come ho sempre fatto in passato atteso che parliamo di un presunto reato di falso per il quale sono stato assolto in primo grado, condannato in appello con dichiarazione di prescrizione, e successivamente rinviato dalla Cassazione in appello (questa volta civile), per una ulteriore valutazione che alla luce di questa sentenza rivivrebbe se pur prescritto. Con i miei avvocati nei prossimi giorni predisporrò il ricorso in Cassazione, per dimostrare innanzitutto - come già avvenuto in passato in tanti altri gradi di giudizio - la mia totale correttezza amministrativa, rinviando un mio giudizio politico dettagliato e complessivo su questa storia infinita che mi accompagna oramai da oltre 15 anni quando tutto sarà concluso”.

Gemmato FdI

“Temo, infine, che accadimenti di questo tipo possano spingere molti cittadini a non occuparsi in alcun modo del governo della cosa pubblica, se questi sono i rischi che, per delibere addirittura collegiali, si possono correre”.

“Esprimo la solidarietà mia e di Fratelli d'Italia Puglia a Raffaele Fitto - ha scritto in una nota il Coordinatore regionale Marcello Gemmato - confidando nell’operato della magistratura, sono certo che saprà far valere le sue posizioni in Cassazione e dimostrare la sua correttezza e buona fede”.

Mentre la nota diffusa da Fratelli d'Italia precisa: “I giudici della Corte d’Appello di Bari che hanno scritto che l’on. Raffaele Fitto è ‘avulso da democrazia e legalità’, sicuramente non conoscono con quanto scrupolo sia stata l’attività amministrativa di Fitto presidente; un’attività improntata - senza se e senza ma - alla correttezza e alle regole, a volte in modo così rigido da essere costata anche la rielezione, non una ma due volte“.

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"Le politiche socio-sanitarie in quel periodo - ricorda la nota - richiedevano l'avvio delle attività di deospedalizzazione mediante dimissione protetta nelle RSA nel 2004 come nel 2021. Il capogruppo Ignazio Zullo, all’epoca direttore sanitario di Asl, può testimoniare come la delibera in questione non solo non sia un falso, ma era una fotografia della realtà dell’epoca che ancora oggi è attuale. La Regione Puglia non era nelle condizioni di gestire in proprio le RSA, soprattutto per carenza di organico, di qui la necessità di chiedere al privato di farlo, all’interno di procedure ad evidenza pubblica che hanno portato all’affidamento dei servizi. Ed era una necessità di una nuova risposta da dare ai bisogni di salute legati all'invecchiamento della popolazione pugliese".

"La regolarità è talmente evidente - aggiungono da FdI - che il suo successore, Nichi Vendola, ha addirittura prorogato la concessione delle RSA ai privati, pur potendo revocare il contratto in autotutela ed ancora oggi sono gestite dal privato. Ed è per questo motivo che i giudici civili non hanno riconosciuto alla Regione Puglia – costituitasi con il presidente Emiliano parte civile – il danno patrimoniale richiesto, pari a ben 25 milioni di euro". 

Fratelli d'Italia

“Per questo, orgogliosi nel sentirci vicini a Fitto, non riusciamo a comprendere come la Regione possa aver subito un danno d’immagine, la cui valutazione è affidata alla Corte dei Conti e non al giudice ordinario, tenuto conto che delibere come quella approvata non da Fitto, ma da un’intera Giunta Regionale, sono state approvate anche da altre Regioni. Da quella delibera è intervenuto un danno alle casse della Regione? Assolutamente no, tanto che non esiste danno erariale imputato dalla Corte dei Conti ed anzi, quella delibera hanno contribuito a razionalizzare la spesa sanitaria e a non appesantire la tassazione per i pugliesi". 

“Politicamente e come gruppo di Fratelli d’Italia siamo convinti che il vero danno d’immagine da un’inchiesta penale di quasi 20 anni fa lo abbia subito in prima battuta Raffaele Fitto, con una attività giudiziaria senza fine dalla quale fortunatamente riesce a uscire sempre indenne, ma anche il centrodestra in Puglia, dove sembra che vi sia sempre una ‘primavera’ in agguato. Siamo certi che Raffaele saprà affrontare e vincere anche questa sfida, con la sua riconosciuta fiera determinazione.”

(gelormini@gmail.com)

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