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Foggia - 8 arresti mafiosi Colpito racket estorsioni

Foggia - 8 arresti nel foggiano da parte della Squadra mobile della Polizia di Stato nell'operazione anti-mafia, coordinata dalla DDA di Bari, a carico del clan mafioso Moretti-Pellegrino-Lanza, noto per detenere il controllo del racket delle estorsioni nel capoluogo dauno, conteso per anni con il gruppo criminale riconducibile ai Sinesi-Francavilla.

I capi di accusa vanno dalla detenzione e porto d'armi da guerra e comuni da sparo, rapina ed estorsione, con l'aggravante mafiosa. Nella disponibilità del gruppo anche un fucile kalashnikov.

L'operazione si inserisce nell'ambito dell'attività investigativa anti-mafia scattata in seguito al susseguirsi di cinque tentati omicidi in pochi mesi.

In particolare, dalle indagini esperite emergeva che numerosi pregiudicati, appartenenti al clan Moretti-Pellegrino-Lanza, si sono resi responsabili anche di due rapine: consumate dal gruppo criminale.

Su disposizione della  Procura Distrettuale Antimafia di Bari, a causa la situazione altamente critica e fortemente rischiosa, sono stati eseguiti provvedimenti di fermo nei confronti di: ABBRUZZESE Francesco classe1977 ; ALBANESE Giuseppe nato a Foggia  classe1980 ; LOMBARDI Mario nato a Foggia classe1982 ; MORETTI Alessandro nato a Foggia classe1991; PERDONO’ Massimo nato a Foggia classe1977; TIZZANO Fabio nato a Foggia classe 1980; VERDEROSA Carlo nato a Foggia classe 1982. Attivamente ricercato l’ultimo destinatario del provvedimento restrittivo.

Da una conversazione intercettata dagli investigatori nelle mire del clan un attentato omicida ai danni di un ispettore della polizia. "Io sono un killer, bastardo in faccia... quel cornuto di Sanna... lo devo sparare in testa...Lo devo sparare... mò gli devo accendere la macchina". Questo un passaggio della telefonata, del 19 gennaio scorso partita dall'utenza di Alessandro Moretti nel corso di una conversazione tenuta con Francesco Abruzzese, e che ha fatto scattare l'intervento degli inquirenti.

Le Autorità giudiziarie non hanno dubbi "che l'intenzione omicida è seria", si legge nel dispositivo di fermo, "atteso che viene descritto l'autoveicolo usato, indice di una attività di osservazione nei confronti dell'ispettore Sanna".

Dalle intercettazioni ambientali emergeva il maneggiare di armi e scarrellamenti di pistole semiautomatiche, attestante la spregiudicatezza e la capacità intimidatoria del clan mafioso, intento a spiegare agli affiliati i metodi estorsivi per sottomettere la vittima, e le cifre richieste ad imprenditori edili. "Io capisco roba di matematica...che sono per dire 3 milioni... mi devi dare 300mila euro, mi devi dare un appartamento".

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