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Giuseppe Ciotta vittima del terrorismo. La lettera aperta di Potito Perruggini

Ricordare Giuseppe Ciotta, Brigadiere di P. S. Medaglia d'Oro Vittime del Terrorismo e Medaglia d'Oro al Valor Civile, a 40 anni dal suo assassinio - per mano di Prima Linea - avvenuto a Torino il 12 Marzo 197, è la testimonianza rilanciata dalla comunità del suo paese natale con la manifestazione "Per non dimenticare", organizzata dall'Associazione Culturale Melodica con il patrocinio della Città di Ascoli Satriano.

Ciotta4
 

Una vicenda controversa nell'intricato intreccio di eventi che segnarono il Paese nei cosiddetti "anni di piombo", su cui si dovrebbe tornare a far luce in onore del troppe vittime, di un cospicuo numero di vite sacrificate proveniva dalle Puglie. In particolare, per Giuseppe Ciotta sono ancora tanti i risvolti in ombra del suo assassinio, per il quale sta un po' stretta la sola ricerca di visibilità da parte delle allora cosiddette Brigate Combattenti, soprattutto se incrociata con la foto - qui allegata - del matrimonio della figlia di Gianni Agnelli (Margherita), dove salta la copertura di Giuseppe Ciotta (fino a poco tempo prima infiltrato delle Forze dell'Ordine nella Fiat), identificabile alle spalle degli Agnelli in cavatta bianca.

Ciotta Agnelli
 

"Il 12 marzo 1977 veniva ucciso da Prima Linea Giuseppe Ciotta a Torino, ma in genere si ricorda solo la chiusura di Radio Alice a Bologna", dice con rammarico il nipote della vittima, Potito Perruggini, autore della lettera aperta affidata ad Affaritaliani.it per la diffusione.

"E un anno dopo, sempre a Torino il 10 marzo 1978, veniva trucidato il maresciallo Rosario Berardi, ancora un pugliese di Bari. Ben quattro colleghi della squadra politica della Questura di Torino - precisa - vennero uccisi in breve tempo, in luoghi diversi, ma forse con medesimo disegno criminoso".

Una celebrazine commemorativa che i familiari del Brigadiere Ciotta e il sindaco di Ascoli Satriano (Fg), Vincenzo Sarcone, hanno deciso di far coincidere col ricordo della Strage di via Fani, giovedi 16 marzo 2017, nel 39° anniversario dell'eccidio.

Il programma

ore 15:00   Raduno delle autorità civili e militari laiche e religiose presso Palazzo di città;

ore 15:30   Corteo e deposizione floreale   presso il cimitero;

ore 16:00   Auditorium Polo Museale -  Incontro dibattito" Le vittime del terrorismo"  con la presentazione del libro "Divise forate" di Alessandro Placidi.

ciotta decataldo
 

-  Saluti del Sindaco della Citta' di Ascoli Satriano, Vincenzo Sarcone;

-  Videointervento della Sindaca della Città di Torino, Chiara Appendino

   Moderatore: Vincenzo Magistà - direttore Telenorba

-  Interventi Autorità presenti

ore 18:30 Santa Messa in Cattedrale officiata da S.E. Mons. Luigi Renna (vescovo di Ascoli Satriano e Cerignola).

Confermata la partecipazione del Prefetto di Foggia, Maria Tirone, del Questore di Foggia, Piernicola Antonio Silvis, del Vicepresidente della Regione Puglia, Antonio Nunziante, e del Comandante della legione Carabinieri Puglia, Gen. Giovanni Cataldo.

(gelormini@affaritaliani.it)

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Ciotta funerali Ascoli
 
Lettera aperta
 
12 marzo 2017 … 40 anni senza verità!
 
Il 12 marzo 1977, a Torino, il ventinovenne fratello di mia madre, brigadiere Giuseppe Ciotta in servizio all’Antiterrorismo del Piemonte, venne trucidato con tre colpi di pistola da un commando di Prima Linea per mano di Enrico Galmozzi (condannato definitivamente a 27 anni ma libero dopo 13).
 
Avevo 12 anni. La mia vita e quella dei miei familiari sono state condizionate da quella tragedia. Soprattutto perché, per quarant’anni, la memoria di mio zio è stata calpestata da un altro vile attentato: quello del silenzio.
 
Purtroppo in quei giorni venne ucciso anche il giovane Francesco Lorusso a Bologna durante gli scontri tra studenti e forze dell’ordine e una stampa manipolatoria, da allora, rivolge tutta la sua attenzione e accende i riflettori solo su quella vicenda ignorando quella di mio zio.
 
Al pari di altre vittime della follia terroristica. Penso a Claudio Graziosi, Ciro Capobianco, Antonio Santoro (prima vittima di Cesare Battisti) e molti altri servitori dello Stato che, come mio zio, sono morti due volte: prima caduti sotto i colpi di una rivoltella; poi caduti nell’oblio. 
 
Per troppo tempo s’è raccontata una storia distorta, sbagliata. Basti citare quel dossier sul ’77, pubblicato dal Manifesto nel 1997, in cui l’omicidio di mio zio è stato sbianchettato, ignorato. Per anni si è continuato ad avere un atteggiamento di quasi maggior riguardo per i cosiddetti «ex» terroristi piuttosto che alle loro vittime.
 
Il soprannome di mio zio era Serpico e nel volantino di rivendicazione dell’omicidio i terroristi lo indicano come collaboratore del Servizio di Sicurezza nazionale e il braccio destro del commissario Giorgio Criscuolo, che diventerà successivamente il numero due del Sisde in Italia.  
 
Nei successivi due anni anche altri tre membri della sua squadra vennero uccisi, sicuramente stavano lavorando su qualcosa di molto delicato che ancora non ci è dato sapere, ma cosa certa è che quella squadra fu antesignana della divisione antiterrorismo del generale Carlo Dalla Chiesa.
 
Addirittura il neonato sindacato di polizia attraverso un editoriale del direttore della loro rivista, Franco Fedeli, chiedeva che le indagini sull’omicidio Ciotta venissero estese anche all’interno dei corpi di polizia; a seguito di ciò venne fatta anche un’interrogazione parlamentare.
 
Ho sperato che venissero pubblicati i diari tanto annunciati del presidente Francesco Cossiga, all’epoca Ministro degli Interni, perché avrebbero potuto dare quell’importante contributo di verità circa l’eterodirezione delle azioni dei brigatisti.
 
GIUSEPPE CIOTTA
 
Attualmente, tramite i nuovi canali di comunicazione online, il killer di mio zio continua senza vergogna, liberamente, a consigliare “la lotta armata” ostentando la sua abilità nell’uso delle armi.
 
Nella totale immoralità i membri di Lotta Continua nel 2009 si sono riuniti a Roma per festeggiare i 40 del movimento.
 
Tutto questo è vergognoso!
 
Ma lo scandalo più grande è stato aver fatto candidare un certo Roberto Maria Severini al Senato della Repubblica Italiana durante le elezioni politiche del 2006. Persona per la quale io stesso ho raccolto le firme senza sapere che dietro quel falso nome e quella falsa pulita fedina penale si nascondeva in realtà il terrorista Roberto Sandalo!
 
Ho denunciato tutto questo alle massime autorità dello Stato ma sono stato completamente ignorato.
 
Oltre il danno la beffa proprio da quello Stato che mio zio ha servito fino alla morte! 
 
Una corretta rielaborazione storica condivisa di quello che è accaduto è fondamentale per noi e per le generazioni future considerato il clima che si sta vivendo ancora oggi: sarebbe auspicabile costituire una Commissione per la Verità e riconciliazione nazionale.
 
Purtroppo, l’Italia è un paese senza memoria, dove alcuni continuano a definire “ex-terroristi” dei killer già condannati “in nome del popolo italiano” quali eversori contro l’ordinamento Costituzionale dello Stato.
 
A distanza di tanti anni pochi passi in avanti sono stati fatti per la ricostruzione della verità storica relativa ai moventi e ai mandanti di quei terribili anni di piombo.
Ciotta Berardi
 
 
“Fummo usati, e per questo molti politici temono la verità” ricordava il terrorista Franceschini nell’agosto del 1991. “Ora dobbiamo dire, tutti insieme, la nostra verità” diceva Morucci nell’ottobre del 1993.
 
Cosa vogliono dire?
 
Mio nonno, Potito Ciotta, durante la trasmissione di RAI DUE “Ring” del 1977 intervistato da Aldo Falivena subito dopo l’omicidio con uno sguardo carico di dolore e rabbia diceva: ”Vorrei sapere perché? Anzi lo voglio. Lo pretendo.”
 
Quella sua richiesta non ha mai avuto risposta.
 
Ma io non smetterò mai di continuare a chiedere che la verità prima o poi si faccia avanti.
 
 
Potito Perruggini - nipote del brigadiere Ciotta: vittima di Prima Linea
 
 
 
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Tags:
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