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I presepi diffusi di Tonino Cibelli e il culto ri-generante della bellezza

C'é molto di più dell'artigianalità certosina e della passione artistica di un cultore della tradizione locale, nei presepi di Antonino Cibelli. C'é una lettura dell'affanno sociale, che da tempo assilla e sconvolge le nostre comunità, attraverso una rappresentazione predisposta alla "pietas", comunque proiettata sull'orizzonte largo e confortante della speranza.

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Presepe Cibelli

La speranza di una prospettiva cercata col cannocchiale della memoria, individuata nel recupero di antichi legami e di resistenti radici d'identità; indicata con l'orgoglio di un'appartenenza al proprio territorio, che esalta, salvaguarda e valorizza quella linfa vitale che tutti chiamano: Amor loci.

I presepi di Antonino Cibelli escono dalle scarabattole, che li hanno resi unici e preservati nella declinazione dauna dell'antica tradizione partenopea, per immedesimarsi nella quotidianità critica, controversa e dolorosa del disagio economico, morale e sociale che ci circonda.

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Betlemme come intenso momento di svolta, lontano nel tempo, si rinnova nel ricordo e nella celebrazione di una ricorrenza. Per farsi rappresentazione di una realtà comune, e per diventare riscatto nel messaggio rivoluzionario di una nuova speranza, testimoniata dalla nascita e dal vagito della nuova vita, che irrompe in tutta la sua luce e in tutta la sua innocenza.

Un messaggio davvero forte, questo ripreso da Antonino Cibelli, che riproposto attorno e dentro le forme di simboli altrettanto forti di identità locale (la Cattedrale, la piazza, la casa, l'azienda, un dolce, un'icona etc.), assume i caratteri di una modernità evidente e perpetua - nell'attenzione al dettaglio e al particolare - il culto ri-generante della bellezza.

(gelormini@affaritaliani.it)

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