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Ilva, tubo di ghisa fatale Muore Cosimo Martucci

"Ancora un altro operaio ha pagato con la vita il prezzo di lavorare all'interno dell'Ilva di Taranto. La sequenza delle morti bianche continua ineluttabile senza che sia oggi possibile, neanche da parte della magistratura, intervenire sulla sicurezza del lavoro. Occorre dunque impartire, anche attraverso decreto legge se fosse necessario, direttive al management dell'Ilva per assicurare sicurezza del lavoro per chiunque valichi i cancelli della fabbrica", così il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, con riferimento alla notizia della morte di Cosimo Martucci, a seguito di un incidente avvenuto oggi all'interno dell'Ilva di Taranto.

 

"Visto che la magistratura non ha più potere di immediato sequestro preventivo degli impianti insicuri - aggiunge Emiliano  occorre che sia la legge stessa a sostituire i poteri della magistratura  che sono stati affievoliti, impartendo regole di comportamento a chi attualmente ha l'onere di gestire la fabbrica per conto del governo".

Ilva operai
 

 

"Solo a queste condizioni le istituzioni potranno esprimere il loro cordoglio ai familiari e ai colleghi di Cosimo Martucci che, all'età di 49 anni, è morto schiacciato da un tubo di ghisa".

 

Queste le parole del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano con riferimento alla notizia della morte di Cosimo Martucci nell'incidente avvenuto all'interno dell'Ilva di Taranto. 

 

Anche il presidente del gruppo Pd, Michele Mazzarano, ha commentato l'ennesima morte sul lavoro: "Desidero esprimere profonda amarezza per la scomparsa  del mio concittadino Cosimo Martucci, vittima del drammatico infortunio nello stabilimento Ilva".

 
"L’ennesimo incidente sul lavoro avvenuto all’interno dell’Ilva non può essere accettato a cuor leggero. Le morti bianche continuano a restare una piaga e quest’ultimo episodio avvenuto a Taranto dimostra che lo stabilimento siderurgico rappresenta ancora un pericolo per la vita dei lavoratori, per evidenti mancanze sul piano degli standard di sicurezza. Il ricatto occupazionale si attua anche attraverso condizioni di lavoro che calpestano i diritti. È inaccettabile e ci deve far ribadire con forza che una persona non può perdere la vita in questo modo".


 

Mazzarano
 

"Adesso - conclude Mazzarano - è certamente necessario fare piena luce sull’accaduto accertando dinamiche e responsabilità. Ma occorre soprattutto proseguire nell’azione di risanamento dello stabilimento, unico modo per garantire una tutela maggiore nel futuro lavorativo di tutti gli operai".


"Alla famiglia di Cosimo, alla quale mi sento particolarmente vicino in questo momento, va il mio profondo e sincero cordoglio, e il sostengo del gruppo consiliare del Partito Democratico alla Regione Puglia"

 

Così come ha voluto far sentire la sua voce, Luigi Morgante, consigliere regionale del Movimento Schittulli-Area Popolare: “Sono sconvolto e sconcertato per la tragica morte di Cosimo Martucci, 49enne di Massafra, operaio della ditta appaltatrice Pitrelli schiacciato da un grosso tubo di ghisa nell’area di agglomerazione dell’Ilva di Taranto".

Morgante Nuova
 

 

"L’ennesima morte sul lavoro - la seconda solo nel 2015 - in uno stabilimento, purtroppo, troppe volte negli ultimi anni scenario di terribili morti, che evidentemente non hanno insegnato nulla né sul fronte della prevenzione né su quello della sicurezza, e che non si possono continuare a derubricare come semplici episodi o incidenti".

 

"Il dolore che attraversa questo giorno funesto, il cordoglio e la commossa vicinanza alla famiglia, ai parenti, agli amici, ai colleghi e ai conoscenti dell’ultima vittima innocente di una strage silenziosa e per questo ancor più inquietante, devono scuotere e coinvolgere ognuno di noi a ogni livello di responsabilità, per intervenire e garantire e vigilare su manutenzione e sicurezza, perché la vita, nessuna vita può essere barattata e sacrificata con il lavoro".

 

"Tutti siamo consapevoli dell’importanza dell’Ilva per Taranto, per il comparto siderurgico e l’economia del Paese: ma al tempo stesso non possiamo continuare a piangere e indignarci ogni volta per tragedie che possono e devono essere scongiurate ed evitate. Né aspettare dopo ogni tragedia l’intervento della magistratura, chiamata tardivamente ad agire in supplenza di politiche mirate alla concreta sicurezza e prevenzione”.

 

(gelormini@affaritaliani.it)

 

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