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diego fusaro

In Puglia sta crescendo il movimento delle idee. Testimone e “parte in causa” di questo movimento è il giovane filosofo, Diego Fusaro, che nei prossimi giorni sarà il protagonista di diversi incontri di filosofia e storia delle idee nel Salento e nel capoluogo della nostra regione. La Puglia, per lo studioso di Torino, è una “terra filosofica”…

 

Cosa intende quando si definisce: “allievo indipendente di Hegel e di Marx, di Fichte, di Spinoza, di Gentile e dei Greci”?

È un tema importante, che richiederebbe molto tempo e molte pagine per essere declinato adeguatamente. Ho provato a farlo, comunque, nei miei due volumi Minimamercatalia. Filosofia e capitalismo (Bompiani 2012) eIdealismo e prassi. FichteMarx e Gentile (Il Melangolo 2013). In estrema sintesi, mi ritengo un allievo dell’idealismo (in cui includo anche Marx – contro le letture più consolidate che lo leggono come materialista – e Spinoza – che interpreto, insieme a Vico, come il padre dell’idealismo) nel senso che penso l’identità di soggetto e oggetto: il mondo oggettivo è un prodotto della libera attività umana, che dunque può sempre da capo trasformarlo affinché le corrisponda pienamente. L’odierno mondo del monoteismo del mercato e della reificazione planetaria pensa l’oggetto – la produzione, le leggi economiche, la realtà effettuale – come immodificabile. Ripartire dall’idealismo significa ridialettizzare la realtà, defatalizzandola e presentandola come trasformabile dalla libera prassi che l’ha realizzata. Allievo dei Greci  nel senso che – per farla breve – quella dei Greci è una metafisica della giusta misura e del limite (dal numero dei Pitagorici al giusto mezzo di Aristotele, dalla tragedia alle arti come proporzione misurata): ossia quanto di più distante vi sia dall’odierna smisuratezza dominante su tutto il giro d’orizzonte. Viviamo nell’epoca del supplizio di Tantalo, in cui tutto va bene purché ve ne sia sempre di più. Occorre tornare a pensare idealisticamente la realtà come trasformabile e, in seconda battuta, cambiarla affinché regni sovranamente la giusta misura oggi violata. Il capitalismo come regno dell’illimitatezza dev’essere combattuto in nome dell’ideale greco del giusto limite.

Vanini filosofo

 

Lei insegnStoria della filosofia all’università S. Raffaele di Milano, ha partecipato al festival della filosofia di Modena, ma è la prima volta che viene qui in puglia, perché è qui e adesso?

In verità sono ormai un affezionato della Puglia e, in particolare, del Salento. Non solo perché ho moltissimi amici in queste splendide terre – tra cui il mio fraterno amico Mario Carparelli, grande studioso del filosofo salentinoVanini –, ma anche perché sono luoghi fortemente “filosofici”, in cui si promuovono splendide inizitivefilosofcihe di ampio respiro. Il comune di Corigliano, ad esempio, è stato nominato comune più filosofico d’Italia! Dal 19 al 25 farò una serie di conferenze filosofiche: il 19 a Oria, il 21 a Corigliano, il 22 a Ugento, il 23 a Bari e il 24 a Castrignano.

 

Alla Laterza di Bari il tema sarà la Verità…. Lei ritiene che la Verità sia una e assoluta, un principio ethico?

Anche questo tema richiederebbe molte pagine e molto tempo, ça va sans dire… in linea molto approssimativa, mi sento di dire di essere alethofilo, cioè amico del vero: e questo contro quella tendenza intimamente nichilistica, postmoderna, scettica e relativistica che è oggi egemonica. La verità non è un fatto da rispecchiare, né una certezza data a cui conformarsi, né tantomeno un dogma da imporre magari con la violenza. La verità non è, appunto, la certezza scientifica o il corretto accertamento di sezioni del mondo idealmente rispecchiate. Direi piuttosto – e non ho qui lo spazio per argomentarlo, ma l’ho fatto in parte nei testi prima citati – che la verità coincide con il processo che, mediato dal tempo e dal superamento delle contraddizioni, porta all’identità di soggetto e oggetto, ossia del genere umano pensato come un unico Io e delle sue oggettivazioni storiche. Questa, in estrema sintesi, la verità come la pensa il pensiero dialettico avviato da Hegel e fecondamente sviluppato da Marx.

 

Minima Mercatalia

La crisi economica colpisce il nostro Sud con particolare gravità che si coniuga con la diminuzione del lavoro causando problemi di welfare… dunque il lavoro è una questione economica o morale e chi deve rispondere di tale questione?

In verità la crisi colpisce tutta l’Italia, e non solo. Né credo che sia una crisi meramente economica, dato che mi pare vada a investire una serie di determinazioni che eccedono l’ambito puramente economico. Il lavoro è in crisi, ma non solo quello lo è. Ad ogni modo, oggi la condizione neoliberale – l’incubo in cui siamo proiettati – si caratterizza per la perdita della politica e il dominio totale (e totalizzante) dell’economia. Finché l’economia regna sovrana – e oggi di sovrano vi è solo il mercato – i diritti sociali sono destinati a sparire. Occorre ripoliticizzare l’economia, e per farlo v’è bisogno di uno Stato forte e sovrano, che anteponga gli individui della comunità umana a quelli imeprsonali del mercato feticizzato. Per questo è oggi necessario uscire dall’Europa – il nobile nome dato al progetto criminale dell’eucrocrazia – e ritrovare la sovranità perduta. Per farlo, naturalmente, occorre liberare il suolo nazionale dalle basi militari americane.

 

Prendendo spunto dai suoi libri… di cosa abbiamo più bisogno qui nel tacco d’Italia, di “Coraggio” o di “Minima Moralia/Mercatalia”?

Direi che le due opere non si escludono a vicenda, anzi si richiamano fecondamente. Il coraggio, oggi, è anzitutto quello di opporsi al fanatismo dell’economia e alla dittatura del mercato, prospettando alternative e resistendo contro quest’insensatezza divenuta il solo senso del mondo. Questo il senso del coraggio, oggi, nel tempo dello spread e del precariato. In particolare, occorre decolonizzare l’immaginario in preda al nomos dell’economia e cominciare a pensare alternative. Occorre cioè, avrebbe detto Marx, tornare a pensare il “sogno di una cosa”, ossia il sogno desto di un’ulteriorità nobilitante rispetto all’odierno regno animale dello spirito che riduce tutto a quantità misurabile e a fondo illimitatamente sfruttabile, a scapito della vita umana e del pianeta.

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